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Lo US National Research Council chiede la sostituzione dei test tossicologici basati su esperimenti animali con test superiori basati sull’uomo

Toxicity Testing in the Twenty-first Century: A vision and a Strategy’ (‘Valutazione della tossicità nel ventunesimo secolo’)

Fonte: EMP (Europeans for Medical Progess)

Il 12 giugno scorso è stato pubblicato un rapporto illuminato, commissionato dall’Agenzia per la protezione ambientale (EPA) statunitense e stilato dalla Committee on Toxicity Testing and Assessment of Environmental Agents (Commissione per la determinazione della tossicità e la valutazione degli agenti ambientali) dello US National Research Council (NRC).

Paragonando la rivoluzione incipiente nel campo dei test tossicologici con la scoperta della penicillina, l’illustrazione della doppia elica del DNA e lo sviluppo dei computer (p.18), la Commissione delinea la propria visione del futuro dei test che servono a identificare le sostanze chimiche dannose per l’uomo presenti nell’ambiente.

Tale visione è incentrata su test in vitro in grado di produrre risultati rilevanti per l’uomo, sull’uso del computer e sull’epidemiologia (studio delle popolazioni).

La Commissione fa notare che nell’ambiente sono presenti moltissime sostanze chimiche testate in modo non approfondito a causa della natura poco pratica, costosa ed incerta degli esperimenti animali su cui si basa oggi la determinazione della tossicità (p .37). La valutazione di un alto numero di miscele chimiche, inoltre, che pur costituiscono scenari di esposizione più realistici, risulta impossibile con gli attuali onerosi metodi basati sul modello animale a causa dell’enorme varietà di combinazioni e quantità di sostanze chimiche che è necessario testare (p. 37).  I nuovi metodi in vitro ad alta resa, al contrario, renderanno possibile anche la valutazione delle miscele.

Il rapporto riconosce a più riprese che gli esperimenti animali sono di dubbia pertinenza per l’uomo in quanto è difficile estrapolare gli effetti osservati negli animali di laboratorio, spesso in dosi irrealistiche, sulle popolazioni umane (ad esempio p. 81). Gli autori sostengono chiaramente che è necessario spostare l’accento dagli studi di difficile gestione sull’animale intero a esperimenti rapidi, pertinenti e, rispetto ai primi, meno costosi che utilizzino (preferibilmente) cellule umane e mettano a frutto la nostra crescente conoscenza del modo in cui i danni si verificano a livello genetico e cellulare. Gli autori fanno notare inoltre che i test in vitro, studi su tessuti umani compresi, possono contare sul sostegno di un alto numero di pubblicazioni scientifiche e che, come è stato provato, sono in grado di portare contributi alla ricerca in molte aree, ad esempio a quella contro il cancro (p. 105). La Commissione sottolinea che in verità per determinare la tossicità delle sostanze chimiche si ricorre sempre più frequentemente a test sofisticati che analizzano il modo in cui si produce il danno tossico e che è necessario andare oltre, anticipando le risposte individuali alle sostanze chimiche e identificandone l’origine. Essa sostiene che è necessario sfruttare al massimo la competenza della modellizzazione informatica e riconosce quanto sia importante monitorare le popolazioni per scoprire se l’esposizione a determinate sostanze chimiche rende più probabile l’insorgere di malattie.

Gli autori sono consapevoli della resistenza che il cambiamento di paradigma è destinato ad incontrare a causa del profondo radicamento delle pratiche di valutazione tossicologica attualmente in uso (p. 25) e dichiarano che perché possa giungere in porto sarà importante adottare politiche di attuazione pensate per contrastare la tendenza ad osteggiare nuovi modi di operare e a mantenere lo status quo (p. 103). Rispetto alla validazione delle tecniche più recenti, il rapporto riconosce che è privo di senso mettere a confronto i risultati ottenuti dalle cellule umane con quelli ottenuti dagli esperimenti animali (p. 90), mentre è necessario effettuare confronti tra le sostanze chimiche di cui già si conoscono gli effetti sull’uomo e probabilmente utilizzare sistemi di sperimentazione paralleli (vecchi esperimenti compresi) nelle prime fasi della trasformazione. Ciò nonostante la Commissione prevede che la valutazione della tossicità ambientale sarà soggetta a una revisione profonda nel corso dei prossimi 10 anni e che la componente della sperimentazione animale sarà praticamente se non completamente eliminata entro i prossimi 20 (p. 96).

Poiché la nuova visione della Commissione sulla determinazione della tossicità sarà vantaggiosa per tutti, essa raccomanda al pubblico, agli ambientalisti, alle industrie e ai laboratori di farsi parte attiva nel proseguire il processo di rinnovamento. Il rapporto sottolinea inoltre che molta della ricerca necessaria è già in corso per fini medici o per lo sviluppo delle biotecnologie (p. 96).

In realtà il parallelo con il problema della valutazione della sicurezza dei nuovi farmaci è evidente in quanto anche in questo campo gli enti regolatori insistono sugli esperimenti animali nonostante sia stato provato da decenni che essi non hanno valore predittivo per l’uomo. Non meno del 92% dei farmaci dà esito negativo nei test clinici che seguono il positivo completamento del regime di esperimenti animali richiesto dalle autorità. Europeans for Medical Progress, sostenuto dall’83% dei medici di base e da 250 deputati al Parlamento inglese, ha richiesto una valutazione scientifica indipendente dell’utilizzo degli animali come sostituti dell’uomo nei test di sicurezza dei farmaci e nella ricerca medica. Questo nuovo rapporto rispecchia fedelmente la nostra proposta in favore di una batteria di test all’avanguardia basati sulla biologia umana per la valutazione della sicurezza dei farmaci e dà alla nostra battaglia per la riforma della sperimentazione farmacologica un appoggio straordinario.

 

 
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