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01/09/07

Risposta a “L’etica della ricerca animale” di Festing e Wilkinson

Fonte: Europeans for Medical Progress (EMP)

La difesa scientifica della ricerca su animali di Simon Festing e Robin Wilkinson si basa sull’idea che lo sviluppo di nuovi farmaci e trattamenti sia “interamente dovuto alla ricerca animale” (Festing e Wilkinson, 2007). L’entità di controllo per la pubblicità britannica (ASA - Advertising Standards Authority), tuttavia, ha giudicato fuorvianti dichiarazioni di questo genere (ASA, 2005). Europeans for Medical Progress (EMP; Londra, GB) è un’organizzazione indipendente che si batte per la sicurezza dei pazienti. Il nostro timore è che l’ingiustificata fiducia nei risultati prodotti da modelli animali non validati e spesso fuorvianti metta a repentaglio la salute dei pazienti. Chiediamo che per la prima volta nella storia sia valutata scientificamente la capacità degli esperimenti animali di predire la sicurezza dei farmaci, anche in virtù dei pessimi precedenti accumulati. Il nostro scopo è quello di assicurare che le pratiche della ricerca biomedica siano rigorosamente basate sull’evidenza. I risultati della medicina basata sull’evidenza, tuttavia, spesso contrastano con l’agenda di particolari gruppi di interesse (Dickersin et al, 2007).

Ci chiediamo per quale motivo la Research Defence Society (RDS, Londra, GB) si opponga a un confronto indipendente tra gli esperimenti su animali e i più avanzati test di sicurezza basati sull’uomo, e per quale ragione sia giunta a fare pressione sui deputati al Parlamento britannico chiedendo loro di non sostenere l’iniziativa di EMP. Eppure la valutazione del valore scientifico della sperimentazione farmacologica su animali dovrebbe essere giudicata positivamente da tutte le parti in causa. Un confronto indipendente tra l’efficacia dei metodi basati su animali e quelli basati sull’uomo, tuttavia, non è mai stato tentato. Tutte e quattro le indagini menzionate da Festing e Wilkinson nell’Introduzione (“Talking Point”, Festing e Wilkinson, 2007), si cono concluse evidenziando la necessità di una revisione dell’attendibilità e della rilevanza degli esperimenti su animali. Il rapporto della Commissione d’inchiesta della Camera dei Lord ha definito tale verifica ‘una questione della massima urgenza” (GB, 2002).

Il rapporto ha ammesso inoltre: “tutti i soggetti coinvolti nel dibattito sulla sperimentazione animale concordano nel considerare gli animali modelli altamente imperfetti. Lo sviluppo di migliori metodi di ricerca e sperimentazione andrà a beneficio della scienza e quindi della salute umana”.

Festing e Wilkinson, inoltre, non hanno riconosciuto gli insuccessi della ricerca su animali, ad esempio il fatto che il 92% dei farmaci fallisca nei test clinici (FDA, 2004) pur avendo dato esito positivo negli esperimenti su animali (si veda il caso drammatico del TGN1412). Circa 150 trattamenti per l’ictus cerebrale efficaci sugli animali non hanno superato le prove cliniche (www.camarades.info), talvolta, come l’Aptiganel, causando danni e morte nei pazienti (Birmingham, 2002).

Il Vioxx® (Merck, Whitehouse Station, NJ, USA) ha causato centinaia di migliaia di attacchi cardiaci e ictus cerebrali nonostante gli esperimenti su animali ne avessero evidenziato le proprietà cardioprotettive (Topol, 2004). Quanti fallimenti dobbiamo ancora attendere prima di deciderci a valutare l’attendibilità degli esperimenti su animali in relazione ai più moderni test oggi disponibili? Nel gennaio del 2007, uno studio sistematico pubblicato sul British Medical Journal basato su sei revisioni ha dimostrato che gli esperimenti su animali sono in grado di predire la reazione dell’uomo in meno del 50% dei casi (Perel et al, 2007). Uno studio sulla trasposizione della ricerca su animali nei trattamenti umani ha ammonito chi conduce ricerca clinica ad attendersi: “scarsa capacità di replica persino dagli studi su animali di alta qualità” (Hackam & Redelmeier, 2006).

Festing e Wilkinson hanno sottolineato la difficoltà di riprodurre un intero organismo vivente. E’ improbabile, tuttavia, che questa difficoltà possa essere superata con lo studio dell’organismo sbagliato: “(Una) relativa mancanza di tossicità grave negli studi su modelli animali non dovrebbe mai essere presentata come una garanzia di sicurezza nell’uomo, come ci ha insegnato la vicenda del talidomide” (Goodyear, 2006). E’ qui che entrano in gioco tecnologie come quelle dei microfluidi, in particolare quella del microdosaggio. La critica mossa da Festing e Wilkinson al microdosaggio è priva di fondamenta. Entro il 2010, il 90% delle aziende farmaceutiche prevede di fare ricorso a questa tecnica (Wilkinson, 2007) e la European Medicines Agency (EMEA; Londra, GB) e la statunitense Food and Drug Administration (FDA; Rockville, MD, USA) ne raccomandano l’uso per ridurre tempi, costi e rischi associati allo sviluppo di nuovi farmaci (EMEA, 2004; FDA, 2006).

Di fronte a tanti episodi che provano quanto sia pericoloso affidarsi a dati fuorvianti, le affermazioni non sostanziate da fatti di Festing e Wilkinson (“i benefici apportati dalla ricerca animale sono stati enormi”; Introduzione) non riescono nell’intento di giustificare la pratica. Affermare che: “l’abbandono della ricerca animale avrebbe gravi ripercussioni sulla salute pubblica”, risulta insostenibile dinanzi ai promettenti sviluppi del microdosaggio, dei microfluidi, degli organi virtuali e delle prove cliniche virtuali. UK Biobank (Stockport, Cheshire, GB) promette di fare tesoro di una nuova entusiasmante scoperta appena annunciata da The Wellcome Trust (Londra, GB). L’identificazione dei molti geni coinvolti in gravi e diffuse malattie si deve esclusivamente all’analisi del DNA di migliaia di pazienti e volontari (Todd et al, 2007).

Il progresso della scienza medica dipende dallo studio assiduo degli esseri umani e della loro varia rispondenza alle malattie e ai farmaci. Che valore possono avere i test su animali quando è ormai disponibile la tecnologia necessaria per lo sviluppo di test farmacologici specifici per l’uomo,? Cancer Research UK (Londra, GB) ha ammesso: “Effettuiamo test sulle persone perché i modelli animali non sono in grado di predire la reazione degli esseri umani” (Burtles, 2006).

Sembra che l’opinione pubblica non sia convinta dei meriti della sperimentazione animale. Un sondaggio eseguito da Skynews nel 2006, di dimensioni molte volte superiori a quelli citati da Festing e Wilkinson, ha rivelato che su circa un milione di persone intervistate, il 52% è contrario alla sperimentazione animale (news.sky.com/skynews/ polls/displayresults/1,,91153-1003444- 2,00.html). Il sondaggio eseguito da EMP con i medici di base ha evidenziato come per la sperimentazione di nuovi farmaci, solo il 21% degli intervistati preferirebbe ricorrere agli esperimenti animali piuttosto che a una batteria di test di sicurezza sull’uomo. Nello stesso sondaggio, l’83% dei partecipanti si è pronunciato a favore di una valutazione scientifica indipendente della rilevanza clinica della sperimentazione animale. Questi dati non sono mai stati smentiti dall’azienda che ha eseguito il sondaggio (www. curedisease.net). Anche la maggioranza dei deputati auspica una valutazione scientifica indipendente dell’uso degli animali come sostituti dell’uomo nei test di sicurezza e nella ricerca medica (Hancock, 2006). Sembra, pertanto, che i sostenitori della sperimentazione animale siano gli unici ad opporsi a un’analisi scientifica della controversia pratica da loro difesa.

Kathy Archibald è Direttrice di Europeans for Medical Progress; Margaret Clotworthy consulente scietifico per Europeans for Medical Progress Trust. E-mail: margaret.clotworthy@ntlworld.com doi:10.1038/sj.embor.7401057

Riferimenti bibliografici: http://www.curedisease.net/articles/070901.shtml

 

 

 
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