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ATTIVITA'

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Verso un Trattato Internazionale per la Condivisione del patrimonio Genetico del Pianeta

Le divisioni tra paesi industrializzati (o ricchi) e paesi in via di sviluppo (o poveri) non sono mai state così profonde come in questo inizio di secolo. Di tale situazione sono in grandissima parte responsabli alcuni organismi internazionali, del tutto privi di basi democratiche, come il WTO, Organizzazione Mondiale del Commercio, o, ad esempio, il WEF, World Economic Forum, che, sotto la spinta dei grandi poteri economici, hanno imposto ai governi del mondo delle regole più adatte a tutelare gli interessi dei forti che non quelli dei deboli.
Si è tentato di marginalizzare il movimento "no-global", che si oppone a questo dominio del mercato su ogni altra regola etica e sociale di convivenza tra i popoli, identificando tale movimento con le sue (loro sì marginali) flange violente, provocatrici. Ma la prima ed originaria violenza è nelle regole di neo-liberismo che si vogliono imporre al mondo, nell'attuale forma di "globalizzazione", che non tiene conto dei diritti più elementari dei cittadini.
I governi ed i parlamenti dei paesi industrializzati hanno, sotto la pressione delle multinazionali, immolato sull'altare dello sviluppo economico e dell'incremento del PIL non solo la giustizia mondiale, ma anchei beni più preziosi quali salute, ambiente e valori etici. Governi e parlamenti dei paesi poveri hanno subìto (talvolta anche di buon grado, a causa di informazioni menzognere) il volere dei più forti.

Tra i tanti esempi che si possono citare, tra le tante denunce del movimento "no global" nessuna è più forte di quella che riguarda la privatizzazione oggi in corso della materia vivente del pianeta.

La Corte Suprema degli US ha, per un solo voto, ribaltato nel 1980 la legge contraria nel mondo intero, ai brevetti sulla materia vivente. Con il pretesto della modifica genetica, si è passati dal primo batterio brevettato, al brevetto sulle piante,sugli animali e sulle parti del corpo umano, ivicompresi geni ed embrione. Dai brevetti statunitensi si è passati ai brevetti giapponesi ed europei. Il fine che si erano prefisso le più potenti multinazionali del mondo, le chimico-farmaceutiche, (per l'occasione riciclatesi in "life science industries", industrie delle scienze della vita) quello di avere il controllo di tutte le attività umane attinenti alla materia vivente - dunque non solo la ricerca e la medicina, ma anche e sopratutto la produzione e distribuzione del cibo - è realizzabile grazie alla sostituzione che è stata fatta del concetto di "invenzione" con quello di "scoperta" nei brevetti, grazie al "mostro giuridico" che consente la privatizzazione di un bene comune, da sempre a disposizione di tutta l'umanità: il patrimonio genetico.

Il CSA , Comitato Scientifico Antivivisezionista, è sempre stato in prima linea in Italia nella lotta contro l'uso improprio delle manipolazioni genetiche e contro i brevetti sulla materia vivente, lanciando le sue prime campagne nel 1995 ed ottenendo sin dal '97 il sostegno di Dario Fo quale testimonial. In alleanza con svariate associazioni, sia nazionali che straniere (va citata la ECOBP, European Coalition On Biotechnology Patents, alleanza di 38 ONG europee), esso ha ottenuto alcune parziali ma assai importanti vittorie (l'appoggio, contro tali brevetti, di Istituzioni, Parlamenti e Governi... vedasi l'iter molto sofferto della direttiva europea 98/44, contro la quale Olanda, Italia e Norvegia hanno presentato ricorso alla Corte Europea e per la quale Italia, Francia e Germania hanno inoltrato domanda di revisione alla Commissione Europea).

Ma oggi infine

- dopo avere subito pesanti sconfitte (perchè gli organismi transnazionali, troppo legati ai poteri economici, non tengono in alcun conto il volere o gli interessi dei cittadini)
- dopo avere subito la falsa propaganda sulle presunte qualità e sulla presunta non dannosità delle colture transgeniche (smentite da gruppi sempre più vasti di scienziati indipendenti)
- dopo avere subito in tutto il mondo l'acquisto, da parte delle aziende biotech, delle aziende sementiere , con la conseguente imposizione dei prodotti brevettati a discapito di quelli tradizionali, e con l'abattimento della preziosa biodiversità,
- dopo avere subito le pressioni illegittime, anche molto recenti, esercitate dalle nazioni esportatrici di vegetali transgenici sulle nazioni più piccole (ad esempio Sri Lanka, Croazia e Bolivia) che desiderano sul loro territorio una moratoria sulla diffusione degli Ogm,
- dopo avere assitito al rifiuto di tutte le compagnie di assicurazioni di assicurare gli agricoltori sugli eventali danni da colture gm
- dopo avere riscontrato che il desiderio di una chiara etichettatura da parte dei consumatori viene sempre contrastato
- dopo che le ultime applicazioni delle moderne biotecnologie e gli eventi che ad esse sono legati (come l'inquinamento genetico ormai incontrollabile e l'annuncio della prossima clonazione umana) ci stanno rivelando che le decisioni più gravi riguardanti il futuro del pianeta vengono sempre più ispirate da interessi commerciali di parte mentre i diritti anche più elementari della collettività umana vengono sempre scavalcati

Il movimento contro la brevettabilità del vivente annuncia la nascita, su iniziativa di Jeremy Rifkin, della "Foundation on Economic Trends", della proposta (o bozza) di un

Trattato per la Condivisione del Patrimonio Genetico del Pianeta.

La posizione dei promotori del Trattato, responsabili di svariate importanti ONG internazionali, tra le quali, per l'Italia, il CSA, Comitato Scientifico Antivivisezionista, è che non sia accettabile la privatizzazione del patrimonio genetico attualmente in atto, perchè esso costituisce, in ogni sua forma e manifestazione biologica, un bene comune che non può essere dichiarato proprietà intellettuale, né nel suo complesso, né nelle sue parti costituenti.
I 18 promotori, tra cui Vandana Shiva, Pat Mooney , Mark Ritchie e Jerry Mander, che hanno già raccolto, nei vari continenti, l'adesione di svariate centinaia di associazioni e personalità di spicco, presenteranno l'iniziativa alla comunità internazionale nel corso del "Forum Social Mundial" di Porto Alegre, Brasile (31/1/02 - 6/2/02). Essi si prefiggono di inserire il Trattato nell'Agenda del Summit Mondiale "Rio+10"di Johannesburg (settembre 2002) e desiderano giungere ad un accordo tra i Governi del mondo intero affinchè, all'inizio di questo secolo che vede la trasformazione storica dall'età della Fisica e della Chimica all'età della Biologia, i popoli del mondo assumano tutti insieme la loro responsabilità collettiva nella gestione del Patrimonio Genetico della terra, costituito dai vegetali, dagli animali, e dal corpo umano stesso.

 

 

 

 

 

 
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