SPERIMENTAZIONE ANIMALE
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19/2/08
La tossicologia prepara la sua “rivoluzione cellulare”
Le Monde – Stéphane Focart
Testando la nocività dei composti chimici su cellule umane in vitro invece che su animali, la tossicologia consentirà contemporaneamente di aumentare la rapidità degli studi e di abbatterne i costi
La tossicologia sta per entrare in una nuova era: essa passerà dall’artigianato all’industria.
La nuova tossicologia, denominata “tossicologia cellulare” o “tossicogenomica”, renderà in un futuro prossimo enormemente più rapida l’analisi tossicologica dei composti immessi sul mercato e consentirà di valutare le decine di migliaia di molecole di sintesi diffuse nell’ambiente senza reali studi preliminari.
Il segnale dell’imminente rivoluzione metodologica è stato dato da tre agenzie di ricerca federali statunitensi tra cui l’EPA (Environmental Protection Agency). Il 15 febbraio scorso le tre agenzie hanno annunciato in occasione del congresso annuale dell’Associazione americana per l’avanzamento scientifico (AAAS) tenutosi a Boston (Massachussets), la stipula di un accordo per la creazione di un grande progetto di tossicologia cellulare.
“La tossicologia che noi pratichiamo da molti decenni si basa sugli animali”, spiega Francis Collins, direttore dell’Istituto nazionale di ricerca sul genoma umano (NHGRI), coinvolto nel partenariato. “Si prendono delle specie animali e si somministra loro il composto chimico che si desidera analizzare. Successivamente si vede se l’animale si ammala e, se ciò avviene, lo si esamina per verificare quali organi sono stati danneggiati”.
La tossicologia cellulare, al contrario, consiste nell’osservare in vitro, il modo in cui la cellula reagisce a una determinata molecola. Non occorrono cavie animali, dunque, ma linee cellulari umane. Il composto chimico viene applicato su ogni tipo di cellula (renale, epatica, pancreatica, celebrale e così via …) a concentrazioni e per periodi di tempo variabili.
Le alterazioni del materiale genetico cellulare, responsabili dell’insorgere del cancro, si evidenziano immediatamente.
L’interesse di questo metodologia risiede innanzi tutto nel suo alto livello di automazione e nella sua rapidità, cui si deve una netta diminuzione dei tempi di esecuzione test.
La rivista Science di febbraio stima che ogni anno si eseguano su cavie animali tra 10 e 100 test tossicologici, mentre basterà una sola giornata per condurre più di 100.000 test su linee cellulari umane. Il notevole risparmio di tempo consentirà non soltanto di testare le singole molecole ma anche le innumerevoli miscele chimiche di cui la tossicologia ignora con precisione gli effetti.
Promesse immense
Per l’industria chimica l’interesse è considerevole poiché saranno drasticamente ridotti i costi degli studi tossicologici, generalmente a carico delle imprese. Diminuirà, inoltre, il tempo che intercorre tra lo sviluppo di una molecola e la sua “qualificazione” per l’immissione sul mercato. Infine si porrà fine al sacrificio di milioni di animali di laboratorio e si otterranno risultati finalmente validi per l’uomo, come fanno notare con la loro infaticabile attività associazioni impegnate nella promozione della tossicologia come Antidote Europe.
Le promesse sono immense, ma la tossicologia cellulare non vive, per ora, che un’esistenza teorica. Secondo John Butcher (Istituto nazionale di sanità ambientale) le prime molecole ad essere testate saranno “le 2500 per cui si dispone di dati molto abbondanti”. Occorrerà verificare che gli effetti riscontrati su cellule isolate corrispondano a quelli documentati con gli esperimenti tossicologici classici.
L’Europa non è estranea a questa rivoluzione. Essa ha adottato il regolamento REACh che prevede da oggi al 2018 la valutazione di circa 30.000 molecole. Secondo Thomas Hartung, tuttavia, l’Europa ha “abbandonato questo settore di ricerca negli ultimi 20 anni”. Per quanto concerne gli Stati Uniti, fa notare Hartung, nonostante l’annuncio del partenariato tra EPA e NIH “non è stato ancora stilato un budget per il progetto presentato e si attendono i finanziamenti supplementari del Congresso”.
In Europa “ vi sono attività di ricerca pertinenti a questo settore, con finanziamenti appropriati: nei Paesi Bassi, in particolare, è già attivo un centro di tossicogenomica che beneficia di un finanziamento di 25 milioni di euro”. Secondo il responsabile europeo è in corso di discussione il finanziamento di un’altra iniziativa tra l’UE e un consorzio dell’industria cosmetica. Tali progetti non sono rari sul vecchio continente (sarebbero 17 secondo Hartung) ma soffrono della mancanza di coordinamento tra diverse iniziative.
La tossicologia cellulare potrà, a breve termine, venire in soccorso al progetto REACh?
Niente di meno scontato. Se alcuni degli scienziati americani coinvolti prevedono i primi risultati tra due o tre anni, Hartung non lo ritiene possibile prima di dieci.
Nota del Comitato Scientifico EQUIVITA:
Anche in questo articolo, che ha il raro merito di informare i cittadini sulla rivoluzione tossicologica annunciata dal NRC, si evidenzia il principale ostacolo che oggi esiste a tale rinnovamento. Quello rappresentato dalla procedura di validazione dei metodi sostitutivi.
Le Monde scrive: “secondo John Butcher (Istituto nazionale di sanità ambientale) le prime molecole ad essere testate saranno le 2500 per cui esistono dati molto abbondanti.
Occorrerà verificare che gli effetti riscontrati sulle cellule isolate corrispondano a quelli documentati con gli esperimenti tossicologici classici”.
Poiché per esperimenti tossicologici classici si intendono le prove su animali ci sentiamo obbligati a replicare a quanto viene affermato citando nuovamente l’articolo “Trials and Errors” di Ted Brewer pubblicato sul sito di Europeans for Medical Progress (News EQUIVITA settembre-ottobre 2007):
“L’estrema lentezza con cui sono validati i metodi sostitutivi si spiega con un’incredibile contraddizione. L’efficacia di un potenziale metodo sostitutivo viene misurata mediante il confronto tra i risultati del test da validare e i risultati del corrispondente test su animali.
[…] se un metodo sostitutivo presenta solo una correlazione del 50% con uno basato su animali esso sarà difficilmente validato, nonostante presenti un livello di correlazione molto più elevato con i risultati ottenuti dagli studi umani. L’adozione di questo criterio fa sì che i migliori metodi sostitutivi, ovviamente dotati di scarsa correlazione con i metodi animali, siano respinti”.
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