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Contributo per un fronte unico contro i veleni    (per Ecoradio)

Una nuova polemica è sorta in Europa, negli ultimi mesi, tra le associazioni ambientaliste e quelle che si battono per un rinnovamento della cultura scientifica, partendo da una contestazione della validità o utilità dei metodi di ricerca basati sul modello animale. Una polemica che non dovrebbe esistere, dal momento che sia le une che le altre associazioni condividono le stesse finalità: la tutela della salute umana, dell’ambiente e degli altri esseri viventi del pianeta.

Lo scontro verte sul progetto REACH (Regulation, Evaluation, Authorization of Chemicals) dell’Unione Europea, con il quale l’Europa si propone infine, dopo un lunghissimo, inaccettabile ritardo, di identificare, per poi eliminare, le sostanze chimiche più pericolose, che negli ultimi decenni sono state causa ogni anno, secondo statistiche ufficiali, della morte prematura di circa un milione di cittadini. Il progetto REACH, che parte dalla constatazione che circa 30.000 nuove sostanze chimiche immesse nell’ambiente senza i dovuti controlli dovranno essere testate, propone come metodi di valutazione di tossicità i metodi riconosciuti dall’OCSE, ovvero quelli fino ad oggi utilizzati, ovvero in grandissima parte i metodi su modello animale.

Le associazioni ambientaliste, nella loro ansia di vedere applicare delle regole di tutela, spingono per un’ approvazione di REACH quale è, mentre le associazioni che si oppongono alla sperimentazione animale in quanto dannosa alla salute umana (affiancate dalle associazioni dette “animaliste”) desiderano che dalla procedura di valutazione di tossicità venga escluso l’uso degli animali (si dice che ne sarebbero immolati 50 milioni, o forse 100)

Sono ormai migliaia i medici e scienziati che si sono apertamente schierati, dando testimonianze scientifiche, contro la sperimentazione animale per la ricerca medica (vedi, ad esempio, il British Medical Journal del 28/2/04 e il New Scientist, anch’esso del 28/2/04; vedi la puntata di Report  su RAI3 del 22/10/04). Essi chiedono che la sua validità per la previsione degli effetti sull’uomo venga dimostrata, e sostengono che sia una vera presa in giro, in un progetto come REACH, far credere che si possa tutelare la salute umana facendo prove di tossicità delle sostanze sull’animale da laboratorio, quando numerosi altri metodi di valutazione, che hanno valore scientifico, che usano cellule e tessuti umani, sono disponibili (vedi, ad esempio, i metodi SBT, “Biogenic Amines”, vol.18 N°1, pag.41-54). Va messo in grande evidenza che questi test scientifici, a differenza della sperimentazione animale che è lunga e costosa (non basterebbero 30 anni per portare a termine il lavoro necessario, facendo uso di tutti i laboratori disponibili) sono estremamente veloci ed economici; consentirebbero dunque una rapidissima applicazione delle norme.

Oggi la sperimentazione su modello animale è ancora in auge perché consente alle aziende chimico-farmaceutiche, che pagano quasi sempre le ricerche, di ottenere la risposta desiderata (basta variare la specie animale o le condizioni dell’esperimento). Essa costituisce dunque, per le industrie, un facile strumento di profitto, oltre che di tutela giuridica  adattabile ad ogni situazione (è possibile dire “è stato sperimentato sugli animali” sia per sostenere che una sostanza è innocua, sia per sostenere che non vi è garanzia di innocuità).

Le prove su animali costituiscono invece uno strumento di danno per ognuno di noi: sia perché sostanze utili all’uomo sono state scartate in quanto dannose per l’animale, sia perché sostanze innocue per uno (o più) animali da laboratorio sono state commercializzate per poi dimostrare i loro effetti nocivi, talvolta letali, nell’uomo. Infatti, le risposte fornite da una specie animale non sono trasferibili ad altra specie, e neppure all’uomo. Si possono fare esempi infiniti; per chi non li avesse mai letti, ci limiteremo a questi pochi: l’arsenico è ottimo cibo per la pecora, la stricnina lo è per cavia, scimmia e pollo, e – altra sostanza per noi velenosissima anche in pochi grammi - il fungo Amanita phalloides è del tutto innocua per gatti e conigli. Le risposte delle prove di cancerogenesi sui ratti differiscono al 46% da quelle sui loro parenti stretti , i topi, ecc. ecc.. Per essere concisi, ci limiteremo a dire che la 4a causa di morte in vari paesi industrializzati, ad esempio US e Germania, è costituita oggi dalla malattie iatrogene, ovvero causate dai farmaci.

Ma qualsiasi opinione su questo tema, cauta o meno cauta, è stata in passato regolarmente censurata dai media. L’opposizione scientifica alla vivisezione (sinonimo di sperimentazione animale) è uno dei fenomeni più occultati e repressi di tutta la storia della scienza, e, pur se in privato almeno tre scienziati su quattro esprimono il loro dissenso su di essa, sono pochi quelli che pubblicamente si esprimono allo stesso modo.

Tuttavia, il legame dell’ambiente scientifico e della sanità con quello della “scienza applicata”, ovvero del commercio, oggi ripetutamente denunciato (uscirà entro il 2005 un film-documentario di Michael Moore su questo tema), è la prima, ma non la sola ragione di una situazione tanto irrazionale. Come sostiene Thomas Kuhn, storico ed epistemologo, la scienza procede per lunghi periodi di “scienza normale”, in cui domina un paradigma, tenace ed insensibile alle critiche, intervallati da periodi relativamente brevi di crisi, che culminano nelle “rivoluzioni scientifiche”, che poi inaugurano un nuovo periodo di “scienza normale”, all’insegna di un nuovo paradigma.

Spesso “anche scienziati ecologicamente sensibili, che fungono da consiglieri nei comitati scientifici della associazioni ambientaliste, sono incapaci di rompere i vincoli ideologici ed economici che costringono la loro ricerca nello schema della modellizzazione animale: come in altri settori scientifici, la fedeltà al paradigma imperante può essere difficile da rompere anche per chi possieda un non comune grado di coscienza politica” (Marco Mamone Capria, “Sperimentazione animale, una questione politica”, intervento al FSE di Parigi, nov.’03)

L’inizio del XXI° secolo vedrà sicuramente il tramonto del vecchio paradigma e l’avvento di una nuova era. La sperimentazione animale sarà vista come oggi viene vista la caccia alle streghe. I segni della crisi sono molto evidenti: la visione riduzionista o meccanicista dell’organismo vivente, che oltre al metodo di sperimentazione animale ha dato origine anche all’uso inconsulto delle modifiche genetiche, ha mostrato i suoi limiti in ogni branca della scienza. La rivoluzione, già iniziata dalla fine del secolo scorso, si vale di strumenti (internet, velocità degli scambi, globalizzazione) che così come hanno consentito ai poteri economici di estendere il loro dominio, hanno anche consentito (e speriamo lo facciano sempre più) alla Società Civile di acquisire conoscenza e consapevolezza (vedi il movimento dei Forum Sociali e il modo in cui esso ha già influenzato gli eventi politici mondiali) . La Società Civile deve ora riprendere in mano le redini della democrazia che questi poteri le hanno scippato, e insieme ad essa il controllo democratico della scienza.

Per quanto riguarda il progetto REACH è oltremodo importante un confronto pacato tra le associazioni, che produca un fronte unico per combattere le industrie chimiche, già all’opera per influenzare i governi per far naufragare il progetto REACH (ed infatti, dopo che i governi di Francia, Inghilterra e Germania si sono adoperati per “ammorbidire” la bozza di legge, con una lettera di Chirac, Blair e Schroeder a Prodi qualche tempo fa, oggi sono gli US che esercitano forti pressioni contro di essa!) nel loro solito intento di anteporre gli interessi commerciali di pochi alla salute ed al futuro di tutti noi e dei nostri discendenti.

 

 
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