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SPERIMENTAZIONE ANIMALE
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LE NOSTRE RAGIONI

Intervento di Gianni Tamino in occasione del "II° Convegno sulla sperimentazione animale e metodi sostitutivi" promosso dall'ADDA (Associazione Difesa Diritti Animali) il 22/11/92 alle Terme Stabiane di Castellammare di Stabia

Non parlerò solo di difesa degli animali, ma anche ed in primo luogo di difesa della comunità umana. Infatti non c'è futuro per noi se non in un riequilibrio tra uomo e natura, dunque tra uomo e animale. L'uomo, che è uno degli animali, deve obbedire alle leggi, anche se non scritte, di rispetto per gli altri esseri viventi. Siamo ospiti su questo pianeta, avuto in eredità, ed abbiamo l'obbligo di lasciarlo, come ci è stato consegnato, a coloro, uomini ed altri esseri viventi, che ci seguiranno.
Periodicamente, purtroppo, riaffiorano tendenze antropocentriche che cercano di imporre il dominio dell'uomo sulla natura. Negli ultimi due secoli si è creata una strana alleanza: quella di un'area religiosa con una parte dei mondo laico positivista, che chiama "progresso" lo sfruttamento sempre più intenso delle risorse naturali per mezzo della tecnologia, una tecnologia che porta alla distruzione del pianeta, in nome di modificazioni della nostra vita spesso tutt'altro che auspicabili. In realtà questa visione antropocentrica e questo tipo di "progresso"non solo non migliorano la nostra vita, ma condannano anche alla fame gran parte dell'umanità ed all'estinzione un gran numero di piante ed animali.
Vi sono state di recente due dichiarazioni rilevanti: nell'area religiosa, quella dei Gesuiti sulla supremazia dell'uomo nei confronti degli animali, e nell'area scientifica, il "documento di Heidelberg" redatto da scienziati e "Nobel" che si proclamano gli unici autorizzati a salvare il pianeta, la Scienza essendo in grado di risolvere tutti i problemi.
Noi non siamo contro la "Scienza", ma per un uso corretto della scienza che ci permetta realmente di migliorare la qualità della vita. Questo può avvenire solo nel rispetto degli altri animali e della natura.
La scienza è cosa ben diversa dall'attuale assai diffusa religione laica della scienza. Si evince da molte parti che essa viene considerata depositaria di verità. Ma depositaria di verità, o di dogmi, può essere una religione, mai la scienza, nella quale tutto deve essere discutibile: poiché il progresso si ha solo attraverso la messa in discussione continua delle conoscenze. Noi non accettiamo che nel mondo scientifico vi siano dei dogmi, come è quello della sperimentazione animale "senza della quale non si può fare ricerca".
Per quali motivi esiste storicamente la sperimentazione animale? Andiamo al periodo storico che va dalla fine del settecento fino ai giorni nostri. In quel periodo si cala nella scienza una visione modellistica, che assimila gli uomini e gli animali a delle macchine, di cui si pensa di poter capire il funzionamento come tali. Questo approccio meccanicista ha storicamente il suo significato filosofico e non è condannabile al suo apparire, in quanto messa in discussione di una visione precedente.
E' però fortemente condannabile adesso, a causa delle nostre conoscenze di chimica, biochimica, biologia, fisica termodinamica, ecc., che ci impediscono di vedere una somiglianza tra esseri viventi e macchine. I collegamenti delle parti di una macchina sono semplici; non così quelli di un essere vivente. La macchina funziona indipendentemente dall'ambiente in cui si trova; non così l'essere vivente che è caratterizzato da un flusso continuo con il suo ambiente di materia, energia e informazioni, senza il quale si trasforma in essere inanimato. L'ambiente è fatto di strutture inanimate (cibo, aria, luce), ma anche di altri esseri viventi. Il meccanicismo trascura, nella sua visione, la complessità dell'essere. Questo errore grava su tutta l'attuale pratica medica, con la conseguenza che abbiamo una medicina fatta per aggiustare le parti del corpo umano, ma non per garantire la salute.
Altro errore nato con il meccanicismo è lo scientismo. A causa dello scientismo non si sottopone a critica la conoscenza acquisita. Scientismo e meccanicismo hanno portato a considerare l'uomo come una macchina da aggiustare che comunque (in un'ottica positivista e ottimista) verrà salvata dalla medicina. E' la stessa presunzione che ha guidato gli scienziati a Heidelberg. "La Scienza risolverà tutti i problemi ambientali" e "la Scienza Medica tutti i nostri problemi di salute...". Perfino vecchiaia e morte, che sono fenomeni biologici, sono diventate una malattia da eliminare ed un limite da superare. Con questa concezione si tengono in vita anziani in condizioni disumane, dimenticando che la vita vale in quanto degna di essere vissuta e che la morte è un elemento essenziale della vita, indispensabile per garantire l'esistenza delle generazioni future.
Queste considerazioni sono di apertura alla critica alla sperimentazione animale, critica che viene ormai da molte parti. Nessun medico o biologo ammette di usare un'impostazione meccanicista ma, in realtà, poi agisce con la logica dei pezzi di ricambio.
Perché ci ammaliamo? Ci ammaliamo perché entriamo in contatto con un agente patogeno. Ma non è la condizione unica. Ci ammaliamo se, venendo a contatto con questo agente, non siamo in grado di difenderci. Ad esempio, il fumo è una sostanza cancerogena.. Ma nel nostro organismo vi sono tanti meccanismi di difesa e non tutti quelli che fumano si ammalano di cancro. Quando le difese sono ridotte (dallo stress, da cause genetiche o altre), può insorgere il cancro. La salute è la capacità di autodifesa. La prevenzione è mettere l'individuo in condizione di difendersi, ricordando che tra le prime cause di malattia vi è l'ambiente.
Se la sperimentazione animale fosse fatta nel tentativo di garantire salute all'animale, sarebbe valida (con gli stessi limiti precisi con cui è valida la sperimentazione fatta sull'uomo per i fini della medicina umana). Ma la sperimentazione oggi si fa sull'animale per sapere cosa succede nell'uomo. Ed ecco le mie obiezioni:
1) Se utilizzando tre specie animali diverse ottengo tre risultati diversi, come faccio a prevedere quello che succederà nella quarta specie, ad esempio quella umana?
2) La sperimentazione che si fa oggi non viene fatta su di un animale, ma su di un organismo privato di una parte rilevante delle sue caratteristiche di specie, cioè su qualcosa di artificiale. Si usano animali tenuti in gabbia, isolati dal contesto-spazio-temporale e selezionati per il laboratorio, che non vivrebbero nel loro ambiente e sono vittime dello stress. I topi o ratti, ad esempio, che sono animali con una struttura sociale molto complicata, se ingabbiati o isolati vanno incontro a grande sofferenza psico-fisica. Dulbecco ha messo in evidenza che, negli studi sul cancro, l'animale non è utile perché riduce la sua risposta immunitaria e dà risultati falsati. Tali risultati, che non vanno bene neanche per il topo o il ratto stesso, si vogliono, malgrado ciò, ancora oggi, estrapolare all'uomo!
Per la scienza ufficiale la sperimentazione animale resta un dogma a prescindere dal fatto che la penicillina è mortale per le cavie da laboratorio, che varie volte la cicuta ingerita dalle allodole, per le quali è cibo prelibato, ha causato la morte di chi mangiava questi uccellini; a prescindere dal fatto che il fungo per noi più velenoso, l'Amanita phalloides , non dà alcun disturbo al gatto, e via dicendo.
Secondo gli sperimentatori, le prove sugli animali sono necessarie per un orientamento di massima o per un elemento di conoscenza in più. Ma l'orientamento può essere in senso totalmente opposto a quello utile per l'uomo (e dunque fuorviante), e l'informazione in più non costituisce alcun elemento di garanzia.
Anzi è un elemento di maggiore rischio: sulla base delle informazioni avute dall'animale, si fa la sperimentazione sull'uomo, che in Italia è obbligatoria, pur non essendo in alcun modo regolamentata da una legge. In Italia, ad esempio, non vi è alcuna regola che tuteli l'uomo sano che si offre come cavia a pagamento. E non vi è l'obbligo di informare il paziente sul quale si sperimenta in ospedale. Va detto inoltre che anche la cavia umana non dà risultati scientifici, poiché si opera quasi sempre su gruppi di popolazione lontani dal loro ambiente d'origine.
La sperimentazione animale può avere anche altri effetti devastanti ed incontrollabili: Poco fa, a seguito dei disordini venutisi a creare con lo scioglimento dell'URSS, 300 scimmie contagiate da AIDS sono fuggite da un laboratorio abbandonato, seminando terrore nella popolazione. Ancora più interessante quanto avvenuto in USA nel '69, nei laboratori di ricerca militari (fatti resi noti perché in USA dopo 10 anni decade il segreto militare). Furono autorizzate delle ricerche su animali e poi su uomini per individuare degli agenti biologici in grado di ridurre le difese immunitarie umane. Questo è quanto sappiamo. Ma se io, biologo, ricercatore, lavorassi per l'esercito americano in quel periodo (mi sono laureato nel '70 e ricordo come si operava) procederei così: individuerei un agente patogeno esistente tra gli animali. Lo modificherei per renderlo in grado di aggredire l'uomo. Poi lo sperimenterei, come di prassi, sui carcerati (che in cambio ricevono la riduzione della pena), carcerati che spesso si prostituiscono. Dopo uno o due anni di osservazione, i carcerati non rivelando sintomi di alcun tipo, considererei l'esperimento fallito. I carcerati riacquisterebbero prima o poi la libertà ed ecco, grosso modo, nel '75, comparire l'AIDS nella comunità omosessuale americana. La seconda parte del racconto è una supposizione, ma è del tutto verosimile.
Per concludere vorrei dire che vanno poste regole e limiti precisi alla sperimentazione su qualsiasi essere vivente, la prima delle quali è che deve essere finalizzata a migliorare la salute della stessa specie sulla quale si sperimenta. Ogni estrapolazione ad altra specie è assurda. Anche se vi fosse, come dicono gli sperimentatori, una buona percentuale di casi in cui vi è corrispondenza tra uomo ed animale, la verifica si ha solo dopo aver fatto la prova sull'uomo, e prima di questa prova non si sa nulla del risultato che si avrà sull'uomo, in altre parole si è esattamente allo stesso punto di conoscenza al quale ci si trovava prima della prova animale.
La sperimentazione animale è, oltre che sbagliata scientificamente, un alibi per un'ampia ed incontrollata sperimentazione sull'uomo, finalizzata non alla salute dell'uomo, ma ad immettere sul mercato una enorme quantità di prodotti farmaceutici, di cui gran parte inutili e creati solo per scopi commerciali.
Combattere oggi la sperimentazione animale significa difendere gli animali, ma anche e soprattutto mettere in discussione una visione meccanicistica della medicina, un approccio errato alla salute ed il grande business dei profitti che si fanno oggi sulla nostra pelle.

 


 
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