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SPERIMENTAZIONE ANIMALE
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Lettera al Corriere della Sera pubblicata il 9/04/06

LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE NON AIUTA GLI UOMINI

Ritornando agli “Uomini cavia” di Londra, saremmo molto grati se Lei potesse aggiungere alla corretta risposta fornita  al Sig. Polidori due precisazioni importanti:

1) Non solo gli animalisti, ma un vasto movimento di scienziati in difesa della salute umana, rappresentato in Italia dal Comitato Scientifico Equivita, ha anche in questa occasione segnalato il danno che la sperimentazione animale (che precede la fase di sperimentazione sull’uomo)  reca alla ricerca medica. Essa non fornisce alcuna previsione dei rischi per la nostra specie (ogni specie animale dà una risposta diversa: la penicillina non sarebbe stata scoperta se fosse stata sperimentata sulle cavie, per le quali è letale, mentre  la stricnina, l’arsenico, la cicuta, il velenosissimo fungo Amanita phalloides sono cibo del tutto innocuo per svariati animali da labotaorio), e se viene ancora usata, malgrado ogni evidenza scientifica, è proprio perchè agevola l’inizio della sperimentazione sull’uomo (si sceglie la specie animale la cui risposta è più congeniale) oltre che la difesa legale nel caso di danni alla salute (si esibisce l”incertezza della prova”). Gli effetti negativi dell’ animale in laboratorio colpiscono tutti: siamo cavie anche noi nella fase di commercializzazione. Lo dimostrano gli scandali farmacologici sempre più frequenti (Lipobay, Vioxx) e più ancora alcune statistiche sconvolgenti: i farmaci sono nientemeno che la 4a causa di morte nei paesi industrializzati, come USA e Germania, e il 51% dei farmaci sono stati ritirati in US per “danni gravi” secondo uno studio del General Accounting Office.

2) La suddetta tesi è talmente fondata che di recente è stata (infine!) sposata dagli organi più ufficiali della scienza: le riviste British Medical Journal, New Scientist  e soprattutto Nature, che in un editoriale del 10/11/06 dichiara la sperimenazione animale essere “cattiva scienza” da sostituire subito con test, oggi esistenti, che abbiano valore predittivo e che possano ridare alla tossicologia “rispettabilità” (vedi anche Corriere Salute “Stop agli animali cavia” del 4/12/05).

Fabrizia Pratesi de Ferrariis

Coordinatrice Comitato Scientifico EQUIVITA

equivita@equivita.it

 

 

 
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