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MANIPOLAZIONE GENETICA
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Lettera a Repubblica pubblicata il 13 novembre 2004

Ogm, una strategia di conquista

A proposito di Ogm: è vero, come dice Veronesi, che i cittadini europei sono terrorizzati.

Ma non dai progressi della scienza, bensl dall'uso che di questi si vuole fare, e dallo strettissimo legame tra ricerca e mercato, tra modifica genetica e brevetto sulla pianta modificata.

La promozione degli Ogm è avvenuta negli USA, poi da noi, con il varo di nuove incredibili leggi, mai esistite prima nel mondo, che hanno consentito di brevettare, o privatizzare, la materia vivente (piante, animali e parti del corpo umano, come geni ed embrioni) e dunque di riscuotere, dopo introdotta la modifica in una pianta, "diritti" ad ogni risemina, con profitti inimmaginabili nel mercato alimentare.

La pianta transgenica si diffonde perchè spinta sul mercato da chi detiene il brevetto (e che, guarda caso, acquista tutte le aziende sementiere), con il sostegno politico dei governi forti (vedi azione degli US contro la UE presso il WTO per la moratoria sul transgenico). Di tale "privilegio" non godono le colture convenzionali, se pur preferite dalla stragrande maggioranza degli europei.

Una libera scelta di mercato o valutazione costi/benefici, avrebbe già fatto scomparire il transgenico, che:

1 ) ha deluso ogni (falsa) promessa: numerosi studi (vedi C. Benbrook) dimostrano che rende di meno ed inquina di più

2) mette a rischio la salute (ad esempio, il DNA modificato si trasmette ai nostri batteri intestinali), la biodiversità e l'ambiente, anche quale causa di inquinamento genetico incontrollabile: la Commissione UE ha imposto regole di etichettatura e tracciabilità, ma poi ha scaricato sugli Stati membri la patata bollente delle regole per la coesistenza (tra ogm e non ogm), che i suoi scienziati dichiaravano impossibile

3) è strumento di una strategia di conquista, che lede l' economia e sovranità alimentare dei paesi poveri, e costituisce per loro la vera minaccia di fame.       

Fabrizia Pratesi de Ferrariis

equivita@equivita.it

 

 
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