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PERIMENTAZIONE ANIMALE
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Luglio 2008

Risposta a una domanda molto comune sulla sperimentazione animale

Fonte: Andre Menache – Antidote Europe

Ho letto in diversi articoli che la sperimentazione su animali è sbagliata, ma se non usiamo gli animali quali esseri viventi possiamo utilizzare in loro sostituzione? La prego di non rispondermi che la soluzione sta nell’uso di programmi informatici e nella sperimentazione su batteri perché sono utili solo in ambito formativo.

Inoltre, qual è la sua posizione in merito alla sperimentazione sull’uomo?

Gli argomenti contro e a favore della sperimentazione su animali sono molti ma nessuno sembra avere una soluzione”.

Gentile amico,

come chirurgo veterinario, non testerei un farmaco per pappagalli su cavalli da corsa bensì su dei pappagalli e su dei pappagalli malati, non sani.

I farmaci possono provenire da diverse fonti, tra cui i funghi e le piante. Inizierei per tanto col cercare di individuare qualche attività farmacologia interessante nelle piante, nei funghi, in campioni di terra ecc …, utilizzando le tecniche dello Screening ad alta resa (High Throughput Screening – HTS), in cui il nuovo composto viene confrontato con sostanze chimiche già farmacologicamente attive. Questa scienza è già ampiamente praticata ed è nota come “Relazione quantitativa struttura-attività” (Quantitative Structure Activity Relationships - QSAR).

Questo approccio non prevede l’uso di animali.

Successivamente, sperimenterei il farmaco su cellule di pappagallo ottenute da tessuti acquisiti in modo etico, ovvero mediante biopsie (nel caso della medicina umana, è oggi possibile ottenere campioni cellulari provenienti da fonti etiche per quasi tutte le 230 cellule presenti nel corpo umano). Ovviamente i più importanti tipi di cellule utilizzate sarebbero quelle epatiche, renali, neurologiche, intestinali e così via.

Utilizzare cellule singole, consente di farsi una prima idea della sicurezza o tossicità del farmaco rispetto a quelle particolari cellule. Si veda a questo proposito: http://www.youtube.com/watch?v=QYl0QHMqyKk

Il passo successivo sarebbe quindi mimare l’intero organo utilizzando sezioni di organi e passare poi alla sperimentazione del farmaco su un sistema multi-organo. A questo scopo può essere utilizzata la tecnica del lab on chips e dei microfluidi. In entrambe, il farmaco viene prima introdotto in un comparto contenente ad esempio cellule dell’intestino e successivamente passa insieme ai propri metaboliti in un comparto contenente cellule epatiche, quindi attraverso cellule ematiche, renali e possibilmente di altro tipo (della specie in questione).

Il sistema appena delineato non è perfetto ma è scienza di buona qualità in quanto è specie-specifica e non comporta morte e sofferenza gratuite per gli animali.

A questo punto, se tutte le opzioni non invasive sono state percorse, testeremo il nuovo farmaco su un pappagallo già malato che possa essere un candidato idoneo alla sperimentazione del farmaco. Negli esseri umani, in questa fase, si ricorrerebbe probabilmente a una tecnica nota come “microdosaggio”. Questa tecnica consente ai ricercatori di seguire il percorso del farmaco nel corpo. Il farmaco è somministrato in dosi molto basse, sicché la possibilità che si verifichino reazioni avverse è estremamente limitata.

Oggi negli Stati Uniti il 96% delle scuole di medicina ha smesso di utilizzare animali per la pratica degli studenti. Persino il corso ATLS (Advanced Trauma Life Support) per chirurghi può essere tenuto senza utilizzare animali ma simulatori, manichini e cadaveri appositamente conservati.

Questa non è in nessun modo una spiegazione esaustiva ma semplicemente un’introduzione che dimostra che esistono altre vie per far progredire la scienza medica senza ricorrere all’uso degli animali.

In altre parole, lasciamo il campo alla scienza di buona qualità, ovvero alla scienza che è specie-specifica, benefica per l’individuo interessato e basata sull’evidenza.

La ricerca su animali è carente su tutti e tre i fronti (si veda: Perel P et al."Comparison of treatment effects between animal experiments and clinical trials: systematic review - BMJ, doi: 10.1136/bmj.39048.407928.BE, pubblicato il 15 dicembre 2006).

La ricerca medica comporterà sempre un certo grado di rischio. Al momento attuale, la scelta è tra dati umani incompleti ma rilevanti per l’uomo e dati animali completi ma privi di rilevanza.

Cordiali saluti,

Andre Menache

Veterinario medico chirurgo

Direttore di Antidote Europe

www.antidote-europe.org

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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