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GIANNI TAMINO - European Social Forum - Firenze, 2002

Il mio compito è quello di aprire questo seminario, e io anticipo subito quali sono le linee generali e gli obiettivi che mi pongo con questo primo intervento. Cioè quello di fare un,analisi dell,evoluzione storica del pensiero scientifico sulla natura, per cercare di capire quali sono oggi alcuni aspetti dei limiti che possiamo verificare nel metodo scientifico odierno, e come alcuni principi che sono nati più da un punto di vista metodologico, man mano nel corso degli anni e dei secoli, sia divenuto una sorta di ideologia che sta alla base di moltissime affermazioni date per scontate nella società moderna. Quindi il problema è quello di cercare di capire come nasce la moderna visione scientifica e come da una impostazione scientifica che si afferma nel campo della fisica e poi della chimica si sia arrivati a fornire un tentativo per spiegare tutti i fenomeni della natura, compresi i problemi che oggi vengono definiti come le discipline, le scienze della vita.

Va chiarito che, dal punto di vista logico, ogni tentativo di conoscenza scientifica è sempre un,approssimazione della realtà, e comunque in campo scientifico non esistono verità assolute; abbiamo soltanto la possibilità di affermare una verità assoluta quando questa riteniamo ci venga dall,alto; in questo caso siamo nel campo della religione e non della scienza, ma nel campo scientifico noi abbiamo solo strumenti per migliorare le conoscenze della realtà che ci circonda. Torniamo al discorso sulle origini del pensiero scientifico quando, in pratica, e cerchiamo di riassumerlo, si è arrivati a pensare che la spiegazione della realtà dovesse essere essenzialmente la spiegazione dei fenomeni della fisica e che si poteva parlare di fenomeni scientifici solo quando, quello che noi potevamo percepire con i nostri sensi era trasformabile in una relazione matematica. E quindi si poteva parlare di leggi scientifiche quando un fenomeno era interpretabile in modo preciso con una relazione matematica. Questo determinava che, in maniera riproducibile, ogni fenomeno che era interpretabile all,interno di quella legge, dati i punti di partenze, si poteva prevedere dove si sarebbe arrivati. Questi fenomeni sono fenomeni di natura lineare dove si può dire: se A è il punto di partenza e conosciamo il contesto si arriverà a B in qualche modo, in modo lineare secondo una legge matematica, interpretabile attraverso una formula matematica.

Tutto questo è stato alla base dello sviluppo della prima elaborazione matematico-scientifica che è stata la meccanica. I grandi risultati ottenuti in questo modo che, teniamo presente, sono alla base della rivoluzione industriale e quindi dei progressi che sono stati fatti in campo applicativo nel 700 e nell,800 e che ha dato origine a questa grande trasformazione nella quale viviamo; ricordiamoci che l,umanità è stata caratterizzata da due grandi rivoluzioni di alterazione in qualche modo e di intervento sulla natura: la rivoluzione neolitica che ha dato origine all,agricoltura e la rivoluzione moderna che ha dato origine al progresso cosiddetto industriale. Bene, la meccanica, gli sviluppi della meccanica e le conseguenze enormi nell,ambito della economia anche, e della società moderna, hanno fatto ritenere che tutti i fenomeni naturali potessero essere spiegati in termini di relazioni analoghe a quelle che si erano studiate nella meccanica o, in altri termini, la complessità di fenomeni che individualmente l,uomo può percepire come non quantitativi e solo invece i fenomeni quantitativi sono trasformabili in relazioni matematiche si ritiene, si riteneva, che anche i fenomeni qualitativi potessero essere trasformati comunque, con opportuni accorgimenti e con conoscenze adeguate, in relazioni matematiche,. In ultima analisi essere trasformati nelle relazioni che sono alla base della meccanica. Successivamente, altre conoscenze fondamentali anche per lo sviluppo industriale, come la termodinamica, hanno fatto ritenere che, per esempio, tutti i fenomeni della chimica e della biologia, con le leggi della meccanica e della termodinamica potessero essere spiegati.

Il risultato di tutto questo è stato una ipotesi, cosiddetta riduzionista, per cui si poteva ricondurre o ridurre ogni fenomeno complesso, in una scomposizione di fenomeni più semplici di natura lineare, e quindi che, attraverso l,analisi dei singoli processi lineari fosse possibile mettendoli insieme, dare spiegazione scientifica di qualunque fenomeno, anche complesso. Questo è stato all,inizio, se volete anche un approccio che ha dato risultati interessanti, perché comunque era in chi l,aveva elaborato, un,ipotesi metodologica in cui era ancora chiaro che questo era un metodo di approssimazione alla realtà. Ma man mano che questo è passato da un,approssimazione di cui erano coscienti i ricercatori ad una visione complessiva della scienza, si è arrivati a ritenere e si è creata una ideologia attorno a questo, che fosse veramente possibile per l,uomo, attraverso una riduzione a fenomeni meccanici, di tutta la complessità dei fenomeni biologici, dare una spiegazione non parziale, ma reale, di tutti i fenomeni più complessi. Questa operazione, di trasformare, attraverso il meccanicismo in una scomposizione, in una riduzione di vari fenomeni di tutti i problemi e di tutte le realtà complesse è alla base appunto, di quello che viene normalmente chiamato da una parte meccanicismo, da una parte riduzionismo. Se si fosse coscienti che è un,operazione puramente di approssimazione e solo metodologica, l,errore sarebbe in qualche modo ben presente in chi opera. Il problema è che nel tempo questa concezione di usare volutamente un sistema approssimato con errori per cercare di capire un po,si è perso di vista e si è ritenuto che quello era l,unico modo per capire la realtà e anzi tutte le cose che derivavano da quella impostazione erano verità. Questo ha dato origine ad una impostazione che più che scientifica è diventata filosofica, che diventa una ideologia che viene definita scientista. Cioè lo scientismo è l,ipotesi che attraverso questo tipo di operazione sia possibile conoscere verità che riguardano il mondo che ci circonda, i fenomeni naturali. Le conseguenze di questa operazione, più dal punto di vista ideologico, che non dal punto di vista scientifico sono state da una parte, una trasformazione sempre più della scienza come depositaria di verità assolute e la trasformazione graduale di una condizione per cui lo stesso potere politico ed economico, che prima derivava da verità rivelate attraverso la religione, passava a poggiare su verità ugualmente intoccabili che venivano fornite da una visione scientista e quindi filosofica più che scientifica. Questo continuo ricorso a verità scientifiche che non esistono nella realtà perché nella realtà esistono soltanto continue conoscenze e un processo è scientifico quando mettiamo continuamente in discussione le acquisizioni precedenti per poter avere un,evoluzione verso nuove conoscenze. Perché se avessimo delle verità assolute in campo scientifico, la scienza non ci sarebbe più; una volta definite le verità potremmo chiudere, insegnare la scienza come si insegna la Bibbia e potremmo andare, tutti quelli che operano nel mondo scientifico, a casa. Però questo tipo di impostazione è diffusa in termini ideologici nella società attuale e ha portato a conseguenze sia in campo economico, sia in campo sociale, molto rilevanti. In particolare, una di queste conseguenze è quella di considerare tutti gli organismi viventi come delle macchine. Come tali spersonalizzati, e come tali, tutti uguali uno all,altro. Una delle cose che si è affermata con la rivoluzione industriale e man mano con il progresso industriale che ha portato al fuorvismo, è stato quello della produzione in serie. La produzione in serie tende a ritenere che sia molto conveniente dal punto di vista industriale, avere un sistema produttivo che a partire da materie prime ed energia dà origine ad un prodotto e degli scarti attraverso un processo lineare. E, chiaro che se tutta l,impostazione scientifica si basa sull,idea che i processi siano in ultima analisi, lineari, anche la produzione industriale sarà lineare. Mentre invece nella realtà naturale non esiste questo andamento lineare. Se volete possiamo anche scomporre in alcune componenti lineari, ma l,andamento è ciclico. Comunque, il processo industriale porta attraverso una produzione lineare da materie prime ed energia ad un prodotto e a degli scarti, lo stesso prodotto poi diventa scarto, ma questi prodotti devono essere tutti uguali tra di loro, e il risultato è che abbiamo una produzione in serie. L,idea che se questo vale per la meccanica, vale per il processo industriale, dovrebbe valere anche per i sistemi naturali. E quindi se noi vogliamo piegare i sistemi naturali al modo di produrre dell,uomo, dobbiamo applicare la stessa logica anche nella produzione per esempio agricola, o nell,allevamento degli animali, e quindi il risultato qual è? Che tendenzialmente, in base a questa impostazione si tende a trasformare i sistemi produttivi agricoli e i sistemi produttivi basati sull,allevamento, in sistemi tipo quelli fuorvisti. Cosa significa? Che noi dobbiamo avere all,origine del sistema un qualche modo per avere alla fine prodotti tutti identici. Ma in natura, i prodotti della natura non sono tutti identici; gli organismi viventi, anche appartenenti alla stessa specie, sono uno diverso da ogni altro e questo è alla base della sicurezza e della stabilità delle relazioni che esistono in natura e della complessità degli ecosistemi perché se gli organismi fossero tutti identici non ci sarebbe più vita su questo pianeta. Gli organismi sono tutti diversi, sia intesi come specie diverse. Ma anche all,interno della stessa specie, noi abbiamo popolazioni con singoli individui tra loro differenti e non solo per motivi genetici. Questa diversità è quella che garantisce che al variare dell,ambiente, al verificarsi di episodi come infezioni, come pestilenze, c,è sempre una quota della popolazione che è in grado di sopravvivere. Se invece fossero tutti uguali come prodotti di una catena di montaggio, come le automobili di una qualunque ditta, dalla Ford alla Fiat, non ha importanza, devono essere tutte uguali, e guai se hanno delle differenze. Se applicassimo la stessa logica come si tenta di applicare nella produzione agricola e nella produzione di animali, il risultato qual,è? Che tutti questi organismi, essendo tendenzialmente tutti uguali, non sono per niente adatti a vivere nell,ambiente naturale. Il risultato, in questa direzione, è stato compiuto prima selezionando un numero molto limitato di varietà coltivate e allevate, e alla fine attraverso l,idea che fosse possibile standardizzare questi organismi. In che modo? Inserendo loro dei geni ad hoc e riproducendoli attraverso meccanismi asessuati che nel caso degli animali è il tentativo della clonazione. Questo tipo di processo è non la comprensione dei processi naturali e trasferiti nei sistemi artificiali ma, al contrario la trasformazione di sistemi naturali in processi artificiali secondo lo schema industriale. Questo perché si fa prevalere la visione meccanicistica-riduzionistica sulla complessità della realtà naturale. Cioè abbiamo gradatamente, attraverso un,impostazione ideologica, rovesciato il discorso, abbiamo semplificato per conoscere la natura, dopo di che, abbiamo trasformato la natura in base a quella che era la semplificazione che avevamo fatto. Bene, questo da una parte ha portato a una serie di conseguenze rilevanti di tipo riduzionista e meccanicista che hanno influenza per esempio, anche a livello sanitario. Se vale per il modello meccanicista, cosa succede? Che tutta l,impostazione, anche sanitaria, tendenzialmente è un,impostazione per cui il modello è la macchina, non è la macchina che è la semplificazione di un organismo, ma per capire l,organismo, studiamo il modello macchina. Cioè rovesciando completamente quella che è la realtà. Quindi quello che era un metodo approssimativo, diventa una realtà assoluta che modifica completamente l,impostazione stessa del rapporto uomo con la natura che lo circonda e che alla fine si ripercuote sullo stesso individuo uomo, perché lo stesso uomo diventa macchina e il modello dell,uomo diventa o una macchina o un altro organismo vivente come un animale, e trattato come macchina. Questo ha portato ad una trasformazione anche della società per cui tutta l,organizzazione sanitaria si è adattata non alla complessità dell,essere umano nel suo ambiente naturale complesso, che dovrebbe portare ad una logica di prevenzione delle malattie, ma si è spostata sulla macchina uomo e quindi nella logica che di fronte alle malattie che possono benissimo, anzi si favorisce le condizioni perché si verifichino, perché modifichiamo la natura intorno all,uomo in modo che le malattie aumentino, e gradatamente le malattie umane nelle società industriali passa dal tipo infettivo a quello degenerativo, con prevalenza di malattie come i tumori e le malattie da alterazioni metaboliche, cardio-circolatorie, che sono tipiche di una trasformazione della vita intorno. Bene, anziché intervenire sulla complessità del rapporto uomo- ambiente, e modificare e riportare l,ambiente a quello tipico delle condizioni di vita dell,uomo, cosa si fa? Si modifica l,uomo in modo da adattarsi ad un ambiente innaturale, in una visione di macchina e quindi ammalatevi pure, tanto poi vi curerò. Come vi curerò? Con delle sostanze chimiche. Se le sostanze chimiche vi fanno ulteriormente ammalare, utilizzerò altre sostanze chimiche. Se poi alla fine ci sono dei pezzi che non funzionano più, sostituiremo il pezzo con dei pezzi di ricambio.

Questo è il completamento della visione meccanicistica che però è alla base della trasformazione sanitaria moderna e che da una parte è ideologico, ma dall,altra è economico perché mentre la prevenzione non fa guadagnare, questo intervento continuo sul modello macchina fa guadagnare una quantità enorme di aziende che guarda caso sono le multinazionali. Multinazionali che contemporaneamente si occupano della sanità, dell,agricoltura, delle manipolazioni genetiche, dei farmaci. Quello che tento di far capire è come questo processo da scientifico e iniziale metodologico è diventato ideologico, attraverso il processo della rivoluzione industriale, ha trasformato noi in macchine e non il contrario, di avere sempre più un processo di artificiale pienamente inserito nel contesto naturale, ma rendiamo sempre più artificiale l,ambiente, la natura intorno a noi, interpretandola in modo artificiale. Se il risultato finale di questo processo è che avendo semplificato e meccanizzato la nostra visione della realtà intorno, siamo portati anche a ritenere, cosa del tutto assurda e non reale, che se tutto è riducibile a processi lineari spiegabili attraverso relazioni matematiche, ne deriva che tutto è prevedibile, quindi noi teoricamente potremmo anche prevedere il tempo di domani o quello che farà una persona, basterebbe conoscere tutte le relazioni trasformate in processi lineari che sono alla base delle sue scelte. Questa visione, che è alla base del determinismo, che è la diretta conseguenza di questa visione riduzionista-meccanicista ha una conseguenza disastrosa che spesso gli stessi autori che la interpretano e che la spiegano, non capiscono, ma che viene ben spiegata da coloro che hanno criticato questa impostazione. Io vi proporrei di leggere, per quelli di lingua italiana ma ci sono anche gli originali propriamente in inglese, le traduzioni anche in francese, vi proporrei di leggere ad esempio tutti i lavori di Lewontin, oppure di Steven Rose che sono ampiamente pubblicati in italiano (uno degli ultimi libri è "Oltre il determinismo). Sono tra l,altro tutti scienziati genetisti che vogliono mettere in evidenza i pericoli di una genetica determinista. Perché? Perché in realtà il tentativo qual,è? Se tutto è determinabile, alla fine, da una parte noi siamo individui, siamo dei piccoli puntini, delle piccole macchine, degli ingranaggi all,interno di un complesso sistema, però tutto di meccanismi determinabili. Il che vuol dire che ogni singolo individuo non ha nessuna libertà, cioè alla base di questa ideologia c,è un processo inevitabile verso una negazione della libertà individuale e sempre più verso una società sempre più di tipo meccanico, se volete, una società sempre più tecnocratica che alla fine, da una parte non può garantire le libertà individuali perché non esiste la libertà, perché in questa visione ognuno non è libero di fare quello che vuole, ma è la conseguenza anche se non se rende conto, di processi che lui non controlla. La realtà non è assolutamente così: la stessa fisica dimostra che le cose non vanno in questa direzione, e quello che non è stato capito dai deterministi e guardate è alla base della visione deterministica, l,idea che basta mettere un gene in un organismo per ottenere quindi un organismo geneticamente modificato per avere un nuovo organismo addirittura brevettabile in una visione meccanica complessa grazie alla quale l,organismo così modificato, per avere un nuovo organismo addirittura brevettabile in una visione meccanica complessa grazie alla quale l,organismo così modificato è equiparato totalmente a una macchina inventata dall,uomo e perciò brevettabile. Queste che non è assolutamente la realtà, per fortuna, ma che invece in termini legislativi per diventare un riconoscimento dell,organismo macchina brevettabile. Bene, questa idea è sbagliata alle fondamenta perché da una parte ogni organismo non è il prodotto deterministico dei suoi geni e questo lo sa qualunque persona di buon senso, perché anche due individui con gli stessi geni, se noi prendiamo due piante ottenute per riproduzione non sessuata, cioè per esempio quello che è una separazione di una parte di una pianta, noi possiamo benissimo ottenere una nuova pianta per talea, da un ramo, una foglia o addirittura a livello di laboratorio dalle singole cellule. Bene, due piante con lo stesso patrimonio genetico, se coltivate in ambienti differenti, danno origine a piante con aspetti esteriori completamente differenti perché, e questo vale anche per l,organismo umano, qualunque uomo, a prescindere dalle sue potenzialità genetiche, se non è adeguatamente alimentato, se non è sufficientemente allenato, sia dal punto di vista fisico che culturale-intellettuale, non dà origine alle sue potenzialità. I geni determinano semplicemente un progetto di massima che è scritto, ma se non si trasforma il progetto in una struttura dove occorrono, sempre per fare un,analogia, e quindi non vorrei essere accusato anche qui di fare un,operazione riduzionista, ma se consideriamo un progetto di una casa, il progetto non è la casa. Confondere il progetto con la casa è un errore grossolano. Lo stesso progetto, se eseguito da operai differenti, due muratori differenti, con materiali differenti, dà origine ad una casa simile ma non identica, che può avere proprietà completamente diverse. Cioè, ancora di più, il discorso vale tra geni e organismo finale, l,organismo finale è il frutto di un progetto di massima che tra l,altro viene rielaborato nel corso della sua organizzazione a partire dalla cellula uovo fecondata nel caso di un animale, fino al completo complesso andamento che va dal concepimento alla nascita, allo sviluppo, alla morte, tenendo presente che un organismo non è mai uguale a sé stesso, ogni organismo, ogni giorno è diverso da quello che era prima perché a differenza dei processi meccanici, i processi biologici sono caratterizzati da un continuo flusso di materia, energia e informazione cioè dal punto di vista dei meccanicisti, e anche se vogliamo quindi riduzionismi e deterministi, non è spiegabile quale sia la differenza tra un organismo, un uomo, per esempio, un attimo prima e un attimo dopo morto. Dal punto di vista dell,interpretazione meccanicistica, quell,uomo è identico, perché ha gli stessi materiali, le stesse strutture, ancora molte delle parti funzionano isolatamente come prima, ma prima era vivo e poi è morto. Qual,è la differenza? Cioè questo tipo di interpretazione non è in grado di dare una risposta a questo. Non che una visione diversa oggi di complessità permetta di spiegare esattamente questo. Siamo tutti consapevoli che oggi le nostre conoscenza scientifiche sono enormemente maggiori di un tempo, ma la nostra ignoranza è enormemente m,maggiore di quelle che sono le nostre conoscenza. Quindi, questo rimane un grosso problema, spiegare cos,è un uomo o un essere vivente un attimo prima della morte e un attimo dopo, perché c,è questa differenza. Però un qualche elemento per spiegarlo ce l,abbiamo. Vedete, ogni organismo è vivo fintanto che è in grado di utilizzare il proprio progetto attraverso un flusso continuo di materiali che poi è il cibo, di energia che spesso è contenuta nel cibo, negli animali (ma nelle piante l,energia solare) ed informazioni dall,ambiente esterno. Bene, se noi tagliamo, interrompiamo questo flusso di materie, energia, informazione, noi abbiamo una serie di molecole che muoiono e il problema è proprio qui! Che ogni organismo vivente è continuamente attraversato da un flusso in entrata di materiali, energia e informazione e altrettanto in uscita ci sono materiali, energia e informazione. Se interrompiamo il flusso, l,organismo non è più vivo. Ma cosa succede? Che la maggior parte dei biologi non studiano l,organismo all,interno del suo flusso, ma qui è equivalente all,organismo morto. Cioè la gran parte degli studi sono fatti su una visione meccanica che equipara il vivo al morto, ma noi conosciamo il morto e non conosciamo il vivo. E la cosa non è identica. Questa equiparazione è estremamente pericolosa ma porta a ritenere che la conoscenza dei fenomeni dell,organismo isolato dal contesto siano identici a quelli dell,organismo all,interno del suo contesto. Questo pericoloso punto di vista non tiene conto di quello che la scienza moderna, anche in fisica, ha messo in evidenza e cioè che i fenomeni fisici nel campo naturale degli organismi viventi, dei fenomeni ecologici è caratterizzato da un processo caratterizzato dalla coordinata tempo, che rende tutti questi processi irreversibili. Il concetto di irreversibilità nella visione meccanicistica e riduzionista non è presente e in realtà anche la visione deterministica che pensa di poter spiegare tutto in maniera inequivocabile attraverso la conoscenza di questi singoli fenomeni, non tiene conto che i fenomeni diventano irreversibili, che la freccia del tempo scorre in una sola direzione in tutti i fenomeni naturali. Questo cosa comporta? Che noi a livello soprattutto di biologia abbiamo applicato un,idea della meccanica che non tiene conto delle peculiarità dei fenomeni biologici. Il risultato di tutto questo qual,è? Che da una parte noi pensiamo di prendere una pianta, un animale, metterla all,interno di una stanza di laboratorio un animale all,interno di una gabbia, usarlo come modello di altri organismi viventi e fare una serie di sperimentazioni su questi modelli tenuti in gabbia, tenuti isolati dal contesto spazio-temporale e trasferire i risultati di questi risultati sulle realtà che ci circondano. Questa operazione non ha alcun tipo di corrispondenza con la realtà. Oggi dobbiamo affermare che i processi sono irreversibili nel campo dei fenomeni naturali, che la complessità delle relazioni non permette una conoscenza di somma delle singole conoscenze come conoscenza complessiva e guardate, la non determinazione dei fenomeni è stata prima vista addirittura nella fisica, il principio di determinazione di Eisenberg, poi nei fenomeni complessi è stato studiato in meteorologia, un metereologo oltre 50 anni fa, si chiamava Lorenz, ha dimostrato l,impossibilità di fare una previsione deterministica in campo meteorologico sulla base di un,analisi che oggi viene definita analisi di complessità e che in poche parole può essere spiegata in questi termini: ogni volta che io studio un singolo fenomeno, gli altri fenomeni che scorrono nel tempo modificano il fenomeno che sto analizzando e siccome ognuno di questi interagisce con tutti gli altri e per esempio nel campo meteorologico devo almeno considerare una trentina di parametri, ognuno caratterizzato (non sempre) da processi lineari e da relazioni non sempre conosciute a livello matematico, ma ognuna di queste relazioni, interagendo, mentre io guardi, è già cambiata, è impossibile salvo una previsione probabilistica, pensare cosa succederà nel futuro, se questo vale per le previsioni del tempo, figuratevi per gli organismi viventi, figuratevi per l,uomo. Bene, la visione invece deterministica è una visione irreale, ma oltre che irreale è una visione che ci toglie la libertà perché nega a noi il fatto di essere esseri liberi, quindi dobbiamo riappropriarci di una visione di complessità, rifiutare però in campo scientifico tutte quelle operazioni che tendono a trasformare in meccanica la realtà che ci circonda, dalla Sanità trasformata in semplice intervento come fossimo un automobile a cui basta sostituire un pezzo con un altro, a rifiutare che la conoscenza del mondo, degli esseri viventi si ottiene prendendo un animale, mettendolo in gabbia e studiandolo isolato dal contesto spazio-temporale, che poi queste conoscenze vengono trasferite agli esseri umani e che questo diventa poi di nuovo il modello sulla cui base si fa l,intervento sanitario. E concludo, lo stesso discorso vale per quanto riguarda una visione deterministica che porta a ritenere che inserendo un gene in un organismo, io ottengo la soluzione di un problema, ogni gene non agisce individualmente, in maniera separata dal complesso, ogni gene è una componente di un progetto che come tale non è la realizzazione finale del costrutto finale, ma questa in parte di questo progetto funziona solo se interagisce con tutte le altre parti e se interagisce col contesto spazio-temporale, pensare di ottenere qualcosa di significativo usando un pezzetto che non sappiamo come interagirà con gli altri pezzi e come interagirà con il contesto complessivo è il tipico esempio di clamoroso errore che porta non solo a fallimenti, ma a pericolose conseguenze per la salute e per l,uomo dell,attuale modo di manipolare gli organismi viventi.

 
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