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ATTIVITA'

 

Quanto a lungo continueremo ad accettare che sostanze chimiche dichiarate innocue per i roditori ma che in realtà rappresentano armi di distruzione di massa, entrino quotidianamente nelle nostre case?

I dati statistici sulla sanità sono testardi. Se ad esempio consideriamo le cifre della mortalità da cancro raccolte dal 1920 al 1990, constatiamo una netta impennata che ha avuto inizio poco dopo la seconda guerra mondiale e continua la sua salita costante anche dopo il 1990. Si può sostenere che nello stesso periodo l'aspettativa di vita si è allungata, che bisogna tener conto diabitudini di vita rischiose, come il fumo, e che le diagnosi di tumore sono diventate sempre più precise. Per tenere conto di questi fattori, selezioniamo allora una determinata fascia d'età, ad esempio quella dai 40 ai 45 anni e supponiamo che i progressi fatti negli ultimi decenni nella cura del cancro compensino la tendenza a non riportare come dovuti al cancro alcuni decessi precedenti la seconda guerra mondiale a causa dell'incertezza della diagnosi. Il tasso di mortalità causata da cancri diversi da quello al polmone nella fascia d'età che stiamo considerando è cresciuto di sei volte tra il 1950 e il 1980 quello per il cancro al polmone aumentato di dieci volte. Tendenze altrettanto sconvolgenti si ritrovano per le allergie (asma), per la demenza senile (Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla), che colpisce sempre più spesso persone al di sotto dei cinquant'anni; l'autismo infantile cresce a ritmi mozzafiato: secondo i dati ufficiali statunitensi, il numero di bambini colpiti è aumentato di dieci volte negli ultimi dieci anni, e nel 2002 in questo paese era di centoventimila.
Che cosa è accaduto tra la seconda guerra mondiale e oggi che possa spiegare queste tendenze mortali? In questo periodo circa ottantamila sostanze chimiche di sintesi sono state immesse sul mercato in quantità variabili (fino alle centomila tonnellate l'anno). Queste sostanze sono usate per i più vari scopi, sia all'esterno che all'interno delle nostre case, e giungono persino sulle nostre tavole sotto forma di additivi alimentari e pesticidi. Questo suggerisce un nesso tra le tendenze preoccupanti delle statistiche sulla salute e la contemporanea introduzione di queste sostanze chimiche. Secondo la Commissione Europea, solo il due per cento di queste sostanze sono state sottoposte a test che verificassero i rischi che possono causare... ai roditori! Questa è la motivazione della direttiva comunitaria pubblicata prima nel 1991 e ripubblicata dieci anni dopo (!) nel Libro Bianco "Strategie per il futuro della regolamentazione delle sostanze chimiche", che sottolinea la consapevolezza da parte dell'Unione Europea di questi rischi sanitari e delinea la strategia che essa conta di impiegare per affrontare il problema. Decenni dopo che ci sono state versate addosso e che ce le siamo mangiate, dovremmo finalmente venire a sapere quali effetti hanno le sostanze chimiche.
Be' non proprio. All'inizio del 2003, la Commissione Europea ha pubblicato il progetto REACH (Registration, Evaluation, Authorization of Chemicals, registrazione, valutazione, autorizzazione delle sostanze chimiche), secondo il quale entro il 2020 dovremmo conoscere i rischi connessi all'uso delle centomila sostanze chimiche immesse nell'ambiente... sui roditori. Verrebbero usati novantadue milioni di animali, e gli esperimenti verrebbero condotti a spese delle industrie. Il progetto REACH sembra essere stato ingegnosamente programmato in modo da non essere mai intrapreso, visto che contiene tutti gli ingredienti per suscitare una violenta opposizione da parte di tutti gli interessati e persino per scatenare liti tra di loro.
Le organizzazioni interessate alla salute e al benessere umani e alla protezione dell'infanzia sostengono giustamente che non è possibile estrapolare da esperimenti condotti su animali una valutazione attendibile del rischio per gli esseri umani e richiedono l'uso di metodi rigorosi di verifica della tossicità che diano risultati validi per gli esseri umani; a loro parere le centomila sostanze chimiche immesse sul mercato - e nell'ambiente - dopo la seconda guerra mondiale sono responsabili degli allarmanti aumenti nell'incidenza di parecchie patologie osservati negli ultimi decenni. Le organizzazioni animaliste sono contrarie al REACH perché programma la più vasta iniziativa mai organizzata di avvelenamento di massa. Le organizzazioni ambientaliste vogliono che le sostanze chimiche vengano testate adesso, non nello spazio di decenni: i danni causati dall'inquinamento chimico all'aria e all'acqua possono diventare rapidamente irreversibili, causando l'estinzione di parecchie specie animali e vegetali e avvelenando il suolo, l'aria e l'acqua per decenni o secoli. Le industrie affermano che i costi che, secondo il REACH, dovrebbero sostenere per i test sono eccessivi, e predicono che il REACH produrrà due milioni e mezzo di disoccupati e un calo del due virgola cinque per cento del prodotto nazionale lordo nei paesi dell'UE, dal momento che sarebbe loro impossibile tenere il passo con la concorrenza all'estero. Grazie a un efficiente lavoro di lobby, le autorità tendono a sostenere le loro richieste: durante l'incontro avvenuto a Berlino lo scorso 20 settembre tra Blair, Schröder e Chirac, i tre leader hanno scritto una lettera al presidente dell'UE Prodi chiedendogli di emendare il progetto REACH in modo da non danneggiare le industrie.
È evidente che lo scopo della manovra che ha portato alla promulgazione del REACH è dare l'impressione che la Commissione Europea abbia preso le parti dei consumatori e sia interessata alla loro sicurezza, ma che abbia dovuto cedere di fronte a interessi superiori - che sono ovviamente quelli dell'industria, che sarebbe alla fine autorizzata a continuare a inquinare il pianeta. Il REACH sembra essere un furbo scherzetto della Commissione Europea, simile a quello che portò alla creazione dell'ECVAM (European Centre for the Validation of Alternative Methods, centro europeo per le validazione dei metodi alternativi [alla sperimentazione animale]): l'ECVAM era e resta un'iniziativa finalizzata alla creazione di un'immagine il cui scopo era convincere l'opinione pubblica che la Commissione era in sintonia con le preoccupazioni, i timori e le apprensioni dei cittadini e le appoggiava, mentre in realtà dietro le quinte non è cambiato niente. In più di un decennio di "attività" l'ECVAM, finanziata dai contribuenti europei con circa trecento miliardi di vecchie lire, un totale di tre metodi usati nell'industria cosmetica sono stati validati in rapporto a dati ottenuti sui roditori. Questi metodi non sono minimamente rilevanti per gli esseri umani, e comunque erano già obsoleti prima di essere validati. Nel frattempo l'industria cosmetica non soltanto continua a effettuare esperimenti su animali ma una delle più importanti ditte del settore e un consorzio di settanta imprese più piccole hanno fatto causa all'UE per indurla a ritirare la direttiva che richiede la sospensione dei test cosmetici sugli animali per il 2009.
Ma il REACH potrebbe avere un destino diverso e migliore se i consumatori partecipassero seriamente ad iniziative come quelle di DLRM (Doctors and Lawyers for Responsible Medicine, medici e giuristi per una medicina responsabile, organizzazione britannica che si oppone alla vivisezione per motivi scientifici). DLRM, con le sue organizzazioni consociate PRO ANIMA (Francia) e EQUIVITA - Comitato Scientifico Antivivisezionista ha presentato alla richiesta di pareri sul REACH inaugurata dalla Commissione Europea l'estate scorsa un programma chiamato STP (Science-Based Toxicology Programme, programma tossicologico basato su principi scientifici; il programma è reperibile sul sito di PRO ANIMA (http://www.proanima.asso.fr), fornisce una panoramica rigorosa degli effetti dannosi che una determinata sostanza può avere sulle cellule e i tessuti umani. I metodi usati forniscono una valutazione del rischio tossicologico valida per gli esseri umani, sia per quanto riguarda la tossicità acuta, a breve termine, che quella cronica, a lungo termine, e i risultati sono replicabili a volontà e riproducibili da un laboratorio all'altro. Questo dovrebbe accontentare coloro che sono interessati alla protezione della salute umana. I metodi usati sono molto rapidi - forniscono risultati definitivi nello spazio di ore, tutt'al più giorni, mentre gli esperimenti su animali durano mesi o anni e comunque danno risultati che possono essere considerati validi solo per gli animali. Questi metodi possono essere automatizzati, il che permette di testare centinaia di migliaia di sostanze simultaneamente, a varie dosi su vari tipi di cellule (epatiche, renali, del cervello...), e di automatizzare anche la raccolta, l'elaborazione e la presentazione dei dati e dei risultati Una volta attrezzato il laboratorio, il costo dei test è di gran lunga inferiore a quello degli esperimenti su animali. Queste caratteristiche dovrebbero accontentare le industrie, che spenderebbero di meno, otterrebero i risultati rapidamente, migliorerebbero la loro immagine pubblica ed eviterebbero azioni legali. Gli ambientalisti otterrebbero i risultati abbastanza rapidamente da poter agire prima che all'ambiente vengano provocati danni irreversibili. Naturalmente anche le organizzazioni animaliste sarebbero accontentate, visto che nessun animale sarebbe coinvolto nei test, che userebbero soltanto cellule e tessuti umani. Insomma, il programma STP ha i requisiti per conciliare le esigenze di tutte le parti in causa.
Il programma STP è stato pubblicato su un sito web liberamente accessibile. Parecchie organizzazioni animaliste europee hanno risposto rapidamente e lo hanno riportato sui loro siti. Alcune organizzazioni ambientaliste hanno mostrato interesse, ma le industrie non hanno reagito. Ma il dato più sconcertante è la mancanza di interesse da parte della Commissione Europea. È forse possibile che la Commissione, e le industrie, non desiderino valutare i rischi di tossicità con metodi attendibili come quelli proposti dallo STP? Questo permetterebbe di identificare con certezza le sostanze dannose per gli esseri umani mentre la sperimentazione animale, gestita con abilità, permette di dichiarare sicura quasi qualsiasi sostanza, anche la più pericolosa. In relazione alla salute umana, la sperimentazione animale è una pura presa in giro. Dovremo continuare a tollerare che prodotti pericolosi vengano contrabbandati nelle nostre case e nei nostri cibi solo perché sono stati dichiarati sicuri da test non attendibili?
DLRM e le sue organizzazioni consociate all'interno dell'Alleanza per una scienza responsabile hanno deciso di reagire al blocco imposto dalla Commissione Europea e dalle industrie a una valutazione tossicologica attendibile valida per gli umani. Siamo decisi a reagire adesso, a condizione di ottenere il vostro sostegno. Dimostreremo che il nostro programma tossicologico scientifico è in grado di identificare al di là di ogni dubbio in poche ore le sostanze chimiche dannose per gli uomini. Applicheremo il programma a tre famiglie di sostanze: una lista di medicinali che sono stati ritirati dal commercio a causa di effetti letali nei pazienti nonostante fossero stati sottoposti a prolungati esperimenti su animali; una lista di pesticidi comunemente presenti nei nostri cibi e nel nostro ambiente, e una lista di additivi alimentari (conservanti, coloranti ed altre sostanze Exxx). A questo fine appronteremo un piccolo laboratorio equipaggiato con i materiali necessari ai test. Inauguriamo una campagna di raccolta fondi per mettere insieme l'ammontare necessario ad istituire questo laboratorio. Raccogliendo centomila sterline saremo in grado di testare un numero limitato di sostanze, per un milione di sterline potremmo attrezzare un laboratorio per sottoporre a test completi centinaia di sostanze alla settimana. Ci rivolgeremo ad organizzazioni non governative (in primo luogo ambientaliste e animaliste) e a sponsor, ma apprezzeremmo molto il vostro aiuto, quale che sia la cifra, come segno speciale di incoraggiamento.

Claude Reiss
Tossicologo molecolare, direttore del Comitato Scientifico Pro Anima

 
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