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zanzare e altro conclusioni

CONCLUSIONI



Attenzione all’interazione dei cosmetici con gli insetticidi



hanno detto la Dott.ssa Laura Cavalli, Farmacista, Docente Università della Tuscia di Viterbo e il Dott.Maurizio Casarci Chimico, Ricercatore  dell’ENEA:

“Il DEET è considerato un insetticida tra i meno tossici ma: abbatte l’efficacia dello schermo solare. Un suo isomero presente nella composizione è tossico (isomero orto), aumenta la penetrazione dell’acido diclorofenossiacetico (erbicida).
Solari e insetticidi di sintesi non vanno quindi utilizzati in associazione
Anche se gli insetticidi sono nebulizzati nell’ambiente, come ad esempio nelle disinfestazioni,  interagiscono con le creme solari e vengono assorbiti dalla pelle ”

Questa particolarità non era ancora nota, ma, generale, è stato l’allarme per la nocività degli insetticidi, lanciato dai Relatori del Convegno interdisciplinare :

“ZANZARE e ALTRO……… in ITALIA”
STRATEGIE DI INTERVENTO A PROTEZIONE DEL CITTADINO E DELL’AMBIENTE

che si è tenuto nella Sede Centrale del CNR di Roma il 14 maggio 2007.
Allarme che si riferisce all’uso massiccio e indiscriminato che si sta facendo dei prodotti chimici. Per risolvere alcune problematiche, se ne stanno, infatti, creando delle peggiori. Ad esempio, l’uso eccessivo di insetticidi irrorati o sparsi nell’ambiente, sta creando un ulteriore, nuovo inquinamento nocivo non solo per le zanzare e gli altri organismi da contrastare, ma per tutti gli esseri viventi, (bambini, anziani, malati, per primi) e l’ecosistema in generale.

“La scelta del DDT e degli esteri fosforici, contro insetti parassiti, fu compiuta per ragioni  belliche, ma è continuata per ragioni economiche. Si fa guadagnare qualcuno, però con danno di tutti:  uomini, animali, ecosistema. Il metodo è sempre lo stesso: non far sapere, tenere all’oscuro i cittadini, fingere di agire per l’interesse di tutti.

Tutto questo è immorale; più costoso e meno efficiente di altri metodi naturali.

Si scatenano effetti incontrollati e forse incontrollabili, si cambia l’intera patologia umana in senso neoplastico, degenerativo e allergizzante; si selezionano specie resistenti; si favoriscono specie dannose a scapito di danni gravissimi a specie utili (rondini, pipistrelli, api, gatti); soprattutto non si ottiene   il risultato e si illudono i cittadini di aver agito nel loro interesse. La variabilità genetica e la  possibilità di evolvere sono fattori naturali di sopravvivenza delle specie. L’uomo però si è posto      fuori della natura ed applica leggi sue proprie, che la natura non riconosce, ma l’uomo si ostina a  perseguire l’utile apparente e momentaneo, oltretutto solo di alcuni e non di tutti.

Così, ha iniziato i lavori il Prof. Bruno Fedi,  Primario Emerito, Oncologo, Anatomopatologo, Docente Universitario, raccontando, tra l’altro di una autopsia da lui stesso eseguita su una ragazza quindicenne, deceduta per intossicazione da esterifosforici (sostanze che, come i piretroidi, sono normalmente usate per combattere le zanzare ed altri insetti).

“Le statistiche europee mostrano una crescita costante dei tumori e delle malattie neurodegenerative come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla ecc.,ecc., dei disordini del sistema riproduttivo, della sterilità, delle patologie del sistema endocrino, delle allergie, dell’asma e dell’autismo (20 anni fa era autistico un bambino su 2000, oggi lo è uno su 150). Anche i recenti test effettuati dal WWF sul sangue umano hanno confermato ciò che era già una convinzione di tutto il mondo della scienza: l’aumento di queste patologie è causato in grandissima parte dall’inquinamento chimico,

Per quanto mi riguarda vi è una cosa che più di ogni altra mi è intollerabile: la grande crescita dei tumori (e di altre delle malattie gravi citate) nei bambini.
Non aspettiamo che altri bambini si ammalino e muoiano per la nostra inerzia, non aspettiamo che ulteriori danni vengano dalle pressioni commerciali che - tutti lo sappiamo - determinano i nostri consumi attraverso propagande il cui fine è il profitto delle aziende. Battiamoci anche perché le valutazioni di tossicità delle sostanze vengano fatte con i moderni metodi scientifici e non con la sperimentazione su animali, i cui risultati inaffidabili consentono alle industrie la più grande libertà d’azione.

Aiutiamo - e in questo settore il percorso è più facile che in molti altri - la nostra società sulla strada di un totale rinnovamento, tale che il bene collettivo abbia preponderanza sul PIL, tale che i valori della giustizia e della solidarietà riescano a farsi strada ed a prevalere su quelli del mercato.
Se non facciamo questo, ognuno di noi, in tutte le nostre azioni, dalla spesa che facciamo la mattina all’organizzazione di conferenze con scienziati indipendenti, fantastici, come questa, il futuro non ci sarà più: potremo dire, come in un titolo che ho letto di recente, “Se incontri il futuro digli di non venire”,

ha riferito la Dott.ssa Fabrizia de Ferrariis Pratesi, Coordinatrice del Comitato scientifico Equivita.

“Dalla mia posizione d'osservazione sociale privilegiata in quanto volontario operativo da circa un trentennio e leader di una associazione ambientale pioniera dell'uso di Internet come straordinario mezzo di comunicazione (creando dieci anni fa la prima Newsletter on line diinformazione ambientale, Mailing list e Forum ed un network di siticorrelati con oltre otto mila contatti collaborativi e rappresentativi della Società Civile ...)

- ha aggiunto il Dott.Claudio Martinotti Presidente del Gruppo Gevam -

ho potuto constatare come siano aumentate esponenzialmente le persone affette dalla Sindrome della MCS, Sensibilità Chimica Multipla, che a seconda dei tre gradi di gravità di tale sindrome, come minimo hanno una ridotta qualità di vita con una miriade di disturbi parzialmente invalidanti, o addirittura nella forma più grave non possono più uscire di casa e devono bonificare completamente la loro abitazione dalla presenza di sostanze chimiche. E non sono affatto casi isolati, come abbiamo riscontrato dai contatti pervenutici dai malati stessi. Moltissimi soffrono di questi sintomi ma non sono consapevoli delle cause che li provocano, fidandosi di diagnosi mediche approssimative che imputano la responsabilità al solito stress ed a fantomatici virus, mentre si tratta perlopiù di intossicazioni chimiche ed intolleranza
specifica.

La chimica nei suoi scopi originali aveva semmai l'obiettivo contrario, quello di migliorare la qualità di vita, per cui deve correggere la rotta, applicando il tanto pronunciato ma scarsamente applicato "principio di precauzione", migliorando l'informazione sui pericoli dei prodotti ed eliminando dal mercato quelli di accertata o anche solo sospetta pericolosità. Pertanto la risoluzione del problema delle zanzare, che sempre più assillano la vita di una consistente porzione della società italiana (essendo sempre più diffuse, anche a causa dell'aumento insensato delle risaie anche in luoghi non vocati), non deve divenire l'ennesimo alibi per ricorrere ancor più alla chimica nella speranza di debellarle. Anzi deve divenire l'occasione per una inversione di tendenza, dimostrando che la chimica italiana intelligentemente, non nega la gravità della situazione reale, ma ponendo tutte le sue risorse al servizio delle richieste della parte più evoluta e rappresentativa della Società Civile, che per prima sta ponendo questi problemi e queste esigenze, porrà le basi per una sua riqualificazione e per un decisivo miglioramento della sua immagine pubblica, ultimamente piuttosto compromessa”.


Anche l’On. Grazia Francescano, Presidente Onorario dei Verdi Italiani, ha espresso il suo pensiero, considerando il Convegno :

“Un evento importante e di estrema attualità.
La lotta agli insetti infestanti è il settore in cui è più facile, in assoluto, contrastare l’inquinamento chimico e la visione miope e meccanicista della materia vivente che lo determina.
Le patologie più gravi che oggi costituiscono l’ostacolo maggiore nella cura della salute umana sono, secondo giudizio unanime, in grandissima parte provocate dalle sostanze chimiche presenti nell’ambiente, e anche nell’alimentazione.
Non a caso i Verdi si sono battuti negli ultimi quattro anni perché arrivasse in porto il Regolamento Europeo REACH (per la valutazione e la regolamentazione delle sostanze di sintesi immesse nell’ambiente), purtroppo alla fine gravemente annacquato dal potere delle multinazionali chimiche .

Il buonsenso ci impone, nel rispetto degli equilibri naturali e del futuro della nostra discendenza, di trovare e di adottare ogni possibile metodo naturale per attenuare i fastidi  provocati dagli insetti. Fastidi che, in via generale, sono ben più modesti dei danni causati dalle sostanze chimiche , quando queste vengono adottate nelle disinfestazioni, sia da parte dei privati che delle amministrazioni comunali.”

Dobbiamo quindi abbandonare la chimica?

“No, la Chimica può svolgere un ruolo determinante nella coniugazione della sicurezza dei cittadini con la protezione da possibili forme infestanti. In particolare alcuni settori della Nuova Chimica sono fondamentali e meritano un impegno crescente: la Chimica Verde e la Chimica delle Sostanze Naturali, quest'ultima storicamente già importante, ma degna di essere rivisitata.

La natura se la sappiamo studiare ci insegna come comportarsi difendendo al tempo stesso noi ed anche lei. Siamo noi che a volte - purtroppo spesso - accecati da interessi economici o da malintesi atteggiamenti di prestigio comportamentale o  culturale non sappiamo guardare ed interpretarla.”  

ha ribadito il Prof. Luigi Campanella, Presidente eletto della Società di Chimica Italiana.
C’è quindi la possibilità che possano essere abbandonati i metodi e i prodotti di sintesi attualmente utilizzati.
Ma dal Convegno sono emersi molti altri modi, a basso o nullo impatto sulla salute e sull’ambiente, per affrontare la questione.
Il  Dott. Marciano Huancahuari, del Laboratorio Lotta Biologica ai Ditteri Culicidi della Provincia di Vercelli, ad esempio, ha compiuto una ricerca per l’ Istituto Sperimentale di Cerealicoltura in cui, per contrastare le molte zanzare delle risaie, sono state fatte tornare, con ottimi risultati, le libellule :

“La coltivazione del riso in Italia è realizzata prevalentemente nelle regioni Piemonte e Lombardia, le quali, grazie alle caratteristiche pedomorfologiche sono adatte alla coltivazione di questo cereale, e con i loro 213.000 ettari di superficie risicola, rappresentano il 90% del totale nazionale.

I terreni risicoli, una volta, erano sottoposti a sommersione continua, dal mese d’aprile, fino al mese di agosto. La semina del riso, realizzata per trapianto, consentiva di mantenere un elevato livello idrico che limitava la crescita delle erbe infestanti e permetteva sia la crescita che lo sviluppo, di diversi organismi quali: Insetti, Platelminti, Anellidi, Artropodi, Crostacei, Cladoceri, Molluschi, Anfibi.


Dopo il 1960, con l’avvento della meccanizzazione agricola e lo sviluppo dell’industria dei fitofarmaci, la risicoltura Italiana ha subito dei profondi cambiamenti. I terreni risicoli, attualmente, vengono sottoposti a diverse asciutte, durante le quali vengono effettuati gli interventi di diserbo chimico e di fertilizzazione azotata. Le continue asciutte delle piane risicole, se da un lato sono necessarie per gli interventi di diserbo e concimazione, d’altro canto, impediscono lo sviluppo della micro fauna acquatica e sopratutto degli Odonati, perché, per tali organismi, i periodi di sommersione sono troppo brevi e insufficienti per permettere loro di completare il ciclo biologico.

La presente prova sperimentale è stata realizzata in un’azienda agricola, che coltiva riso con tecniche biologiche, nella quale è stata destinata una piana risicola ad ambiente umido permanente, per favorire  il ripopolamento delle libellule.

I risultati ottenuti nella presente prova sperimentale, sono stati molti incoraggianti, in quanto si è riscontrato un notevole incremento delle popolazioni di libellule ed una significativa riduzione delle popolazioni di zanzare, nelle piane risicole oggetto di intervento.”

Tutti i Relatori sono stati concordi nell’affermare l’importanza di salvaguardare e ripristinare gli equilibri naturali. I prodotti chimici sparsi nell’ambiente vanno a colpire proprio gli antagonisti degli insetti, e quindi i loro predatori naturali (uccelli <http://www.infozanzare.info/naturaamica.php#uccelli#uccelli> - tra i quali le rondini, i rondoni, ecc… - ), anfibi libellule <http://www.infozanzare.info/naturaamica.php#lib#lib> coccinelle, lucertole, gechi, ragni, pipistrelli……), come ha sottolineato il Prof. Paolo Agnelli del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, Sezione di Zoologia “La Specola”, che ha posto l’accento in particolare, sull’importanza, nell'ecosistema urbano, di questi formidabili cacciatori di insetti:


“I pipistrelli, forse per le loro abitudini notturne ed il loro elusivo comportamento, o magari per il loro volo apparentemente scoordinato, non hanno mai riscosso un grande successo tra la gente. Altri animali di più immediato fascino godono di ben altre fortune. E’ il caso del lupo, che nonostante rappresenti un costo gestionale non certo trascurabile, è considerato uno dei simboli della conservazione. Eppure i pipistrelli, che ogni notte d’estate svolgono un silenzioso e instancabile lavoro di controllo biologico delle popolazioni d’insetti, non meriterebbero un po’ più di attenzione da parte dell’uomo?

Ma quanti sono gli insetti che ogni notte vengono catturati dai pipistrelli? Non è facile rispondere esattamente a questa domanda. Sappiamo che in una notte d’estate, un pipistrello riesce a ingerire una quantità di insetti tale che il suo peso aumenta del 25-50%. Considerando che anche il peso degli insetti cambia a seconda della specie, possiamo calcolare che il numero di prede ingerite varia all’incirca tra 500 e 5000. Nel caso di insetti della dimensione di una zanzara possiamo calcolare che il numero si aggiri tra 1000 e 2000 !!

Purtroppo, negli ultimi decenni si assiste ad un preoccupante declino delle popolazioni di pipistrelli in tutta Europa, ed è per questo che l’attività di ricerca scientifica si deve oggi occupare non solo della loro sistematica ed ecologia, ma anche delle problematiche legate alla loro conservazione.

Tra i maggiori nemici delle 35 specie di pipistrelli che vivono in Italia c’è senz’altro l'inquinamento. L'uso massiccio di veleni per decimare gli insetti dannosi, zanzare comprese, avvelena l'ambiente e tra i primi a patirne le conseguenze sono proprio i pipistrelli che, efficienti predatori di ogni tipo di insetti, accumulano veleno nei loro tessuti fino a restarne uccisi. Grave anche il problema della rarefazione di buoni rifugi dove riposare durante il giorno. I rifugi negli edifici erano una volta sicuramente più numerosi quando le case rurali offrivano una quantità di tranquille soffitte, fresche cantine e fessure di ogni genere dove ripararsi. Oggi i nuovi edifici sono certamente più confortevoli per noi, ma assai più avari di rifugi per i nostri amici pipistrelli.

Per contribuire alla conservazione di questo straordinario gruppo animale, gli zoologi del Museo di Storia Naturale di Firenze hanno messo a punto un progetto per la diffusione delle bat-box, piccole casette di legno da utilizzare per offrire nuovi rifugi a questi efficienti predatori di zanzare. Queste bat-box sono studiate per attrarre proprio i pipistrelli che frequentano gli ambienti urbanizzati, e potranno essere appese agli alberi del proprio giardino o alla parete esterna della casa, meglio se sotto la grondaia del tetto. Quando tali rifugi saranno colonizzati avremo per alleato un formidabile cacciatore di insetti.”

Ad utilizzare  questi mammiferi, ci aveva già pensato il Consorzio di Bonifica Versilia Massaciuccoli, con il progetto denominato “Lotta biologica integrata ai ditteri culicidi nel comprensorio di bonifica mediante l’azione di competitori naturali
Tale progetto del tutto innovativo, predisposto dal Dott. Biol. Paolo Ercolini, è stato attuato coinvolgendo alcuni Comuni della Versilia: Viareggio, Camaiore e Massarosa, sotto la stretta collaborazione del personale dell’Az. USL 12 Versilia.
E’ stata incrementata la popolazione dei pipistrelli, e nelle acque dei canali e dei fossi del comprensorio di bonifica, sono state immesse le tinche che, a differenza delle alloctone gambusie, sono pesci nostrani ed egualmente ottimi larvivori, come ha riferito l’Ing. Sergio Catastini, Capo Settore Manutenzione Aree di Pianura – Consorzio di Bonifica Versilia – Massaciuccoli - Viareggio :

Attività svolta Attività svolta

Anno 2005: immissione di 10.000 avannotti di tinca nei canali di bonifica, istallazione di circa 100 bat-box in aree di proprietà comunale;
Anno 2006: immissione di 10.000 avannotti di tinca nei canali di bonifica, distribuzione alla popolazione di circa 100 bat-box;
Anno 2007: prevista la distribuzione
alla popolazione di circa 200 bat-box, fabbricate in collaborazione con l’Azienda U.S.L. n° 12 di Viareggio.

Conclusioni

Osservata la frequentazione delle cassette rifugio per chirotteri già a fine estate 2005;
Accertata la crescita delle tinche nei canali di bonifica con l’individuazione di esemplari di 15 cm;
Soddisfazione della cittadinanza, con richiesta di centinaia di cassette;
Il monitoraggio è in corso. In proposito è prevista la distribuzione di un questionario alla popolazione;
Le Università di Firenze e Pisa hanno formulato richiesta al Consorzio di Bonifica Versilia – Massaciuccoli di effettuare stage e tesi di laurea sugli argomenti trattati.


Dalla natura arrivano anche altri rimedi, tra cui il Neem, l’albero sacro degli Indiani, il più antico insetticida del mondo che, già soltanto dove è piantato, tiene lontani gli insetti. Il Mahatma Gandhi lo amava molto e, come molti maestri dell’India, spesso pregava e meditava all’ombra delle sue fronde ed ogni giorno beveva un infuso delle sue foglie amare. A riferire le incredibili virtù di questa pianta, l’unica di cui non è stato possibile appropriarsi del brevetto, è stato il Dott. Bruno Romano, Membro dell’”Ayurveda International Foundation”, Fondatore e Docente dell’“Ayurveda International Academy” (AIA) :
“Il neem è stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Albero del 21 mo Secolo”.

Il nome persiano di quest’albero è Azad-Darakth che tradotto vuol dire Albero Libero: In sanskrito invece viene chiamato “sarva roga nivarini”: il guaritore di tutti i malanni.

La ricerca ha dimostrato che il neem ha una gamma d’uso più vasta di qualsiasi altra pianta. Il neem è stato largamente usato nei rimedi per la salute, il benessere e la bellezza per molti secoli. Tutte le parti della pianta presentano attività biologica: spesso sono utilizzate anche foglie, corteccia e legno; tuttavia il seme rimane l’elemento più attivo.

I tre principi attivi principali della pianta sono la azadiractina, la margocina e la katechina.
L’olio, irrorato nell’ambiente non presenta alcuna caratteristica di tossicità. Oltre a tenere lontana la zanzara, svolge una azione benefica sulle piante con le quali viene in contatto.  L’olio di neem infatti ha un’azione antiparassitaria alla quale le piante rispondono divenendo più rigogliose. L’azione dell’olio sulle piante non presenta alcun effetto collaterale nocivo in quanto non sembra avere alcuna azione repellente sugli insetti impollinatori, né le eventuali particelle che si depositano sulla frutta sono in alcun modo tossiche.
<http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Neemtree.jpg>   
L’olio di  Neem, irrorato nell’ambiente non presenta alcuna caratteristica di tossicità. Oltre a tenere lontana la zanzara, svolge una azione benefica sulle piante con le quali viene in contatto.  L’olio di neem infatti ha un’azione antiparassitaria alla quale le piante rispondono divenendo più rigogliose. L’azione dell’olio sulle piante non presenta alcun effetto collaterale nocivo in quanto non sembra avere alcuna azione repellente sugli insetti impollinatori (api ecc. che vengono invece decimati dagli insetticidi di sintesi), né le eventuali particelle che si depositano sulla frutta sono in alcun modo tossiche.
Tutte le parti dell’albero hanno doti straordinarie di pesticida e gli insetti, comprese le fastidiose zanzare preferiscono tenersene alla larga. Le foglie secche del neem, se vengono bruciate, producono un fumo che purifica l’aria e tiene lontane le zanzare. Sin da tempi antichi questa pratica ha aiutato a tenere lontane le zanzare e a favorire la salubrità dell’aria, depurata da microrganismi patogeni.”
L’ olio di Neem può essere usato anche direttamente sulla pelle sia puro che in soluzione acquosa e nebulizzato, senza effetti collaterali, dovunque, anche su piccole o vaste superfici di terreno. Ma ci sono  altre  piante che con i loro aromi possono aiutarci a tenere lontani gli insetti, come ha riferito la Dott.ssa Miriam Baroni di Zea Centro Studi, Docente all’Università della Tuscia di Viterbo

E’ possibile proteggersi dagli insetti con i mezzi che la natura ci mette a disposizione rispettando l’ equilibrio fra salute dell’uomo, difesa dell’ambiente ed efficacia. Gli oli essenziali infatti non sono dannosi né per l’uomo né per l’ambiente e rappresentano un’alternativa all’uso di sostanze di sintesi. Hanno un’azione più blanda, rispetto ai prodotti di sintesi, ma non presentano tossicità, vanno solo applicati più frequentemente. Inoltre hanno un’azione lenitiva e antiedemigena dopo puntura”

La novità assoluta viene dall’Africa ed  è il  TARCHONANTHUS CAMPHORATUS, una nuova pianta cosmetica e protettiva contro le punture di insetti.
Il T. C. è un cespuglio africano, presente dall'Africa all'Eritrea.  Ha provata azione protettiva contro le aggressioni di insetti e su vari tipi di zanzare.
Il sensibile sistema di segnalazione delle zanzare verso animali a sangue caldo (vengono percepiti fino a 3 Km di distanza, calore, umidità, anidride carbonica)  viene completamente inibito dall'olio essenziale di T.C.

Ma è anche già possibile sostituire i trattamenti chimici tossici, larvicidi, che le Amministrazioni Pubbliche continuano a praticare nei tombini dei centri urbani, per eliminare le larve o per impedire loro di schiudersi, sia usando l’olio di Neem, sia con un innovativo sistema meccanico antilarvale, ecologico al 100 per 100, realizzato  da “SistemAmbiente”.
La Ricerca, con il Prof. Girolami della Facoltà di Agraria – Dipartimento di Agronomia Ambientale e Produzioni Vegetali dell’Università di Padova, è stata illustrata dal Dott. Luca Pulito, dal Dott. Fabio Simonato e dal Dott. Massimiliano Rolle.

“A Treviso e a Rimini, è partita la sperimentazione del MOSQUITO STOPPER, un dispositivo brevettato per combattere l’infestazione delle zanzare nei centri abitati. Si tratta di uno speciale apparecchio, munito di zanzariera, che evita di immettere le attuali soluzioni chimiche o biologiche nei tombini e nelle caditoie stradali ed è comunque in grado di bloccare la proliferazione delle zanzare in quei luoghi.
La sperimentazione scientifica, effettuata da SistemAmbiente in collaborazione con l’Università di Padova Dipartiment, è risultata sorprendentemente efficace.

Le sperimentazioni, sono state effettuate nel 2005 nel Camping Marina di Venezia Cavallino e nel 2006 presso il Comune di Rimini.
Il posizionamento dei MOSQUITOS STOPPERS, ha assicurato una efficace barriera fisica al passaggio delle femmine di zanzara in cerca di luoghi di ovideposizione, tra l’altro già infestati, senza alcuna controindicazione relativa al corretto deflusso delle acque piovane. Il numero delle larve e delle pupe di Aedes albopictus e Culex pipiens riscontrate in seguito, è stato nullo.”


Altra novità del Convegno è  il modo interdisciplinare con il quale è stato affrontato l’argomento :

“La fobia degli insetti è una delle più comuni”

hanno precisato, nella loro relazione congiunta “Paure antiche e paure indotte”, lo Psichiatra Prof. Alessadro Meluzzi, Docente di Genetica del comportamento umano all’ Università di Siena, nonché Direttore della Scuola Superiore di Umanizzazione della Medicina Regione Piemonte e la Dott.ssa Rossana Silvia Pecorara, PhD Scienze Cognitive dell’Università di Torino :
E’ certo che la nostra civiltà dell’informazione e della comunicazione influenzi il nostro modo di pensare e di comportarci, e spesso può spingere il dibattito su alcuni temi, come la salute pubblica, verso un allarmismo ingiustificato che ha talvolta il sapore di una facile spettacolarizzazione. Il che equivale a fare questa illecita e irritante operazione: ti allarmo, ma non ti dico cosa e come fare per metterti fuori dai guai. Un altro tipo di allarmismo è quello generato dai meccanismi di mercato, per cui occorre vendere sempre maggiori quantitativi di prodotti specifici per combattere il fronte zanzare: repellenti da applicare sulla pelle, ma anche sostanze chimiche (altamente inquinanti, nonché onerose per la comunità) da riversare sui terreni e sulle acque per distruggere le larve.”
E il  Dott. Massimo Formica, Medico - Neurologo dell’Associazione Medici per l' Ambiente  (ISDE - ITALIA), ha messo nuovamente l’accento sui meccanismi psicologici in parte responsabili della necessità, frutto del nostro limite, di guardare piuttosto che vedere e dei rischi manipolativi di chi anche a volte inconsciamente persegue finalità egoiche, e ha aggiunto:

“Occorre affrontare il problema nella sua totalità e complessità.
La problematica uomo ambiente ripropone il rapporto tra la parte ed il tutto. Il fatto peculiare dell’uomo è l’aggancio alla percepita realtà attraverso la costruzione di contesti spazio-temporali limitati.  Questa prerogativa si presta alla confusione sistematica tra mappa e territorio determinando cecità psichiche e cognitive che fino a poco tempo fa potevano essere lette come variabilità interpretative.  Il fatto anche doloroso è che non si può prescindere dall’ambiente naturale in quanto principio vitale essendo noi stabilmente nella condizione di dipendenza e di fruizione:  la nostra creatività è solo una manifestazione di condizioni preesistenti
.“

Argomento, questo, ampliamente descritto nel suo intervento dal Prof. Arch. Alessandro Giorgi, Docente di Tecnologie per l’Igiene ambientale all’Università di Roma “Tor Vergata” – Cattedra di Igiene – Dip.to “Sanità Pubblica”

“I concetti di natura e ambiente sono connaturati con l’essere umano e con molte altre specie viventi. Ma lo è anche il concetto di igiene dell’ambiente vissuto. Natura, Ambiente e Igiene sono infatti concetti concreti, molto legati in natura fra di loro, ciò in quanto ognuno di essi si rapporta all’altro per assumere insieme accettabili equilibri di esistenza, quasi a poter così dare differenze valenze di habitat. Equilibri questi che dipendono quasi sempre dai diversi contesti climatici, naturali, territoriali, metropolitani, culturali – e finanche domestici ed individuali – entro i quali si collocano e che vengono “letti” nei fatti, e rapportati alle usanze dei luoghi, prima ancora di venire tradotti in valenze di esistenza pratica.

Quando questi equilibri si rompono, per motivi naturali o artificiali-umani, mutano anche le valenze ambientali di quegli stessi luoghi. Ed essendo entrati in crisi i rapporti d’equilibrio fra natura e ambiente, questi mettono in crisi anche i loro rapporti indotti di igiene ambientale: quelli cioè fra ambiente e habitat, fra territorio e città, fra insediamento urbano e igiene abitativa a “misura d’uomo”. Ed è questo “squilibrio” – che per natura tende poi a trovare un “nuovo equilibrio”, qualunque esso sia – che proprio nelle grandi metropoli ipercostruite trova i suoi punti di massima crisi igienico-abitativa e non solo.

E’ questo che oggi maggiormente preoccupa la scienza ambientale, sebbene non siano da meno le questioni di più ampia valenza “planetaria”. Fra le applicazioni intese a restituire igiene ambientale emerge anzitutto l’urgenza di una conoscenza più obbiettiva e scientifica dell’ambiente e della natura, insieme alla certezza dell’applicazione ovunque delle norme per la sua salvaguardia ed alla necessità del recupero igienico delle zone urbane più critiche e disorganiche.

Sul piano più strettamente tecnologico, è necessario tendere a contenere ancorpiù le emissioni di gas-serra, alla graduale riduzione del superfluo produttivo e ad intuire una innovazione tecnologica più adatta e “intelligente”, soprattutto più finalizzata e partecipe a questi problemi in gran parte già trattati e sottoscritti nei vari Protocolli internazionali.

E, non ultimo, auspicare una ricerca progettuale più motivata e mirata per riequilibrare l’ambiente urbano, in ciò favorendo l’utile connubio tra processi naturali e tecnologie avanzate, solo se queste ultime saranno tese al recupero accelerato della qualità igienica dei contesti abitati, del disagio territoriale e della più ampia e articolata salute ambientale del pianeta.”



Un altro medico, il Dott. Antonio Abbate, Segr. Nazionale F.I.A.M.O. (Fed. Italiana delle Assoc. e dei Medici Omeopati), Membro del FORUM delle Medicine Non Convenzionali – Ordine dei Medici di Roma e Direttore della Scuola di Omeopatia all’ Accademia Omeopatica Sarda  di Cagliari, ha detto invece come sia possibile curare l’avvelenamento da insetticidi ed antiparassitari accumulati nel sangue :

“Si parla di lumachicidi, insetticidi, antiparassitari, topicidi, eccetera, sostanze chimiche dall’azione fortemente aggressiva nei confronti di tutti gli organismi biologici che ne vengono a contatto. Esse causano quadri gravi di avvelenamento acuto e cronico.

I farmaci omeopatici si sono dimostrati efficaci nelle intossicazioni acute e croniche da prodotti chimici, quanto i farmaci convenzionali, ma senza causare effetti collaterali. E’ stato scoperto che essi possono curare con grande successo le patologie che si sviluppano nelle cavie di laboratorio avvelenate da arsenico.
Le ultradiluizioni omeopatiche hanno mostrato una azione terapeutica efficace quanto quella dei farmaci convenzionali, diminuendo la mortalità e migliorando i parametri biochimici anche nelle cavie di laboratorio affette da grave epatopatia indotta da avvelenamento sperimentale.

Malattie da insetticidi, antiparassitari, erbicidi, causate da carbofuran, carbaryl, aldicarb, deltametrin, fenvalerate, parathion, metil-paration, ometoato e metamidofos, stricnina, metaldeide, fosfuro di zinco eccetera, possono trovare un valido aiuto nel trattamento omeopatico individualizzato all’ammalato.”

Il Dott. Asghar Talbalaghi, Entomologo, Direttore per l’Italia dell’EMCA (European Mosquitos Control Association), ha ribadito come il metodo corretto per affrontare il problema zanzare sia la lotta alle larve :

“L’impegno primario delle misure di contrasto dovrebbe evidenziarsi in una corretta gestione del territorio che da origine alle fonti d’infestazione presenti  nel raggio d’azione delle specie moleste intorno alle aree che si vogliono difendere. Qualora non sia possibile o non sia completamente realizzabile, si dovrà procedere con gli interventi larvicidi, ovvero occuparsi del “dove le zanzare vengono” ma non del “dove le zanzare vanno”. La diminuzione sostanziale delle zanzare in un dato territorio è il risultato di molti interventi di lotta da attuarsi nel corso degli anni.”

Il Dott Talbalaghi ha anche posto l’accento sull’importanza di una legislazione che regoli l’approccio al problema e altrettanto ha fatto il Dott. Giorgio Vitali, Chimico,  Presidente di INFORQUADRI  (Federazione Nazionale Quadri Informazione Scientifica e Ricerca) e Portavoce di ANCEA , che ha preso però le parti dei cittadini, denunciando:
“Il problema della società contemporanea, specie nel nostro Paese, non è costituito dalla Scienza e dalla tecnologia, che producono anche antidoti e conoscenze, ma dalla possibilità di informare la popolazione sui rischi connessi all' uso non consapevole degli strumenti a disposizione. In particolare nel nostro Paese ci troviamo nella assoluta difficoltà di far filtrare sui  Media le informazioni corrette fra le tante altre per lo più false e pubblicitarie. La difficoltà maggiore tuttavia è quella costituita dall' impossibilità di utilizzo della Giustizia.
Sempre nel caso del nostro Paese, un' ulteriore grave congiuntura è costituita dalla difficoltà di far attuare le Norme che il Parlamento europeo o la Commissione dell' UE stessa elaborano in rapida sequenza e finalizzate alla tutela dei cittadini”.
E’ seguita una animata Tavola Rotonda, che ha visto la partecipazione di altri illustri rappresentanti delle Università italiane, di Enti di Ricerca, di Amministrazioni pubbliche, di Comitati scientifici, Associazioni di Medici, Ambientalisti e Consumatori e del pubblico presente, durante la quale hanno trovato conferma i temi discussi ed è stata sottolineata l’importanza che le decisioni relative alle metodologie di intervento, vengano prese in seno a Comitati scientifici, nei quali siano rappresentate le varie specifiche competenze, e non delegate solo a specialisti dei singoli settori.

In questo Convegno, la Ricerca è andata quindi incontro alle esigenze della vita quotidiana.
La Scienza ha trovato un reale collegamento con la società civile, ed ha indicato le corrette strategie di comportamento per la protezione dei cittadini e dell’ambiente, rappresentando quel “braccio a cui appoggiarsi per avere informazioni e indicazioni, libere da qualsiasi condizionamento politico, ma fondamentali per la qualità della vita” come aveva auspicato il prof. Campanella.

Il benvenuto iniziale era stato porto ai Convegnisti dal Dott. Angelo Guerrini, Direttore Generale del CNR, dal Dott. Vincenzo Francaviglia Romeo, Direttore di Ricerca del CNR, e dall’ Arch. Fulco Pratesi, Presidente del WWF ITALIA.

Ha concluso i lavori il Prof. Gabriele La Porta, Docente di Filosofia antica all’ Istituto H. Bernheim di Verona, Vice Presidente Istituto Ludes di Lugano e Direttore di RAI Notte, con una riflessione su “ANIMA MUNDI”, ricordando che nel mondo antico, a differenza di oggi, esisteva la “PIETAS” verso tutte le cose create.

“Oggi l’ECOLOGIA è in mano all’ECONOMIA, ma se non vogliamo andare verso la fine del nostro mondo, dovrà avvenire il contrario: L’ECONOMIA dovrà essere affidata all’ECOLOGIA.

E’ perciò fondamentale che i cittadini, che hanno ancora oggi la “PIETAS” dentro di sé, facciano pressione presso le Istituzioni,  perché venga tutelato e ripristinato l’equilibrio necessario per la vita di tutto il nostro sistema.

E’ fondamentale tornare a comprendere che noi esseri umani facciamo parte di un TUTTO UNICO e che, per risolvere velocemente alcuni nostri problemi, non possiamo distruggere tutto il resto.

Bastano pochi, che abbiano capito, per cambiare le cose.”

Ciò ha fatto ancora una volta riflettere sull’importanza della prevenzione e sul rispetto per noi stessi e l’ambiente che ci circonda.



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