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Lettera di Fabrizia Pratesi pubblicata nella sezione lettere del quotidiano "La Repubblica" (29/02/2012)

Lo sdegno che ha fatto seguito alla notizia delle 900 scimmie giunte in Italia per la vivisezione  testimonia la distanza che divide le decisioni UE (direttiva 2010/63 sulla sperimentazione animale) dal comune sentire dei cittadini (86% contrari alla sperimentazione animale, secondo un  sondaggio UE del 2006)

Non serve verificare i permessi della Harlan, importatrice di animali da laboratorio (finchè la ricerca si servirà di cavie, gli animali saranno disponibili in qualche luogo), quanto verificare la logica delle leggi, talvolta utili soltanto a favorire le lobby più potenti.
Il valore scientifico della sperimentazione animale è sempre stato contestato da parte del mondo scientifico (in quanto nessuna specie può dare risposte utili ad un’altra specie: ad esempio ratto e topo, pur se strettamente imparentati, danno risposte diverse nel 60% dei casi). Ma oggi tale valore viene contestato ovunque, anche nelle istituzioni più prestigiose come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (NRC) degli US, firmatario del documento del 2007“Toxicity testing in the XXI century”. Questo sostiene l’avvento di un “cambiamento epocale” che, mettendo da parte il modello animale, cambierà (anzi sta cambiando) il corso della scienza “come la scoperta del DNA o del primo computer”.
Mentre negli US le massime agenzie di controllo (EPA,NIEHS,FDA,ecc) hanno iniziato subito una conversione nei metodi di ricerca, la UE con la 2010/63 non solo rilancia la sperimentazione animale, ma chiude ogni apertura verso i metodi moderni, specifici per la specie umana, di gran lunga più affidabili, esaurienti, veloci ed economici. Con grave danno per la salute umana e dell’ambiente. Lasciando la UE nelle retrovie del progresso scientifico e lasciando che “esseri senzienti” siano destinati ad una crudele quanto inutile ricerca.

Fabrizia Pratesi de Ferrariis
equivita@equivita.it



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