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Agricoltura biologica : salute dell’ambiente e dell’uomo

Fulco Pratesi *

Negli ultimi decenni l’agricoltura cosiddetta biologica (nei paesi anglosassoni, “organica”), quella cioè che esclude ogni tipo di sostanza chimica di sintesi in ogni settore della coltivazione, sta prendendo sempre più piede.

E anzi, in una visione più generale, soprattutto in riferimento alle agricolture del Terzo Mondo, essa è  l’unica che possa garantire un futuro più accettabile all’ambiente e all’umanità.
Il sapersi collegare ai cicli naturali, alle tradizioni rurali, a metodi colturali meno invasivi e inquinanti - con l’avvicendamento delle colture, la concimazione naturale, i cultivar non geneticamente modificati, garantisce la tutela della biodiversità rurale, la difesa delle falde idriche, la conservazione delle fertilità del terreno - oggi sempre più drogata e annichilita dai prodotti di sintesi - e la salvaguardia della biodiversità naturale, dalla flora messicola alle api, dagli uccelli insettivori ai pipistrelli.


Ma il vantaggio più importante derivante da coltivazioni non soggette all’uso, spesso eccessivo, di pesticidi (insetticidi, erbicidi, anticrittogamici, eccetera) è quello legato alla salute umana.

Oramai, e non solo nei paesi cosiddetti sviluppati, ma anzi con un progresso preoccupante anche negli altri, la diffusione di sostanze chimiche crea problemi alla salute. Recenti statistiche dimostrano come – con l’esclusione delle malattie oncologiche che riguardano l’apparato respiratorio, per le quali l’incidenza, causa lo smog, l’ambiente urbano si pone al primo posto nella lista dei decessi - è nelle popolazioni rurali che i tumori (dallo stomaco al fegato, dai reni alla vescica) sono più numerosi.


Basta vedere le pubblicità, sugli organi di stampa riservati agli agricoltori, degli scafandri e delle tute destinate a chi è impiegato nelle irrorazioni  di agro farmaci (o pesticidi), per capire come le  avvertenze sull’uso stampate negli involucri di questi prodotti non siano affatto eccessive.

In più, anche se regolate da norme tese alla difesa della salute, la facilità nell’acquisto, la scarsa attenzione alla sinergia tra i diversi formulati, la frequente inosservanza delle dosi e dei tempi di carenza, fa sì che nei prodotti agricoli, non solo ortofrutticoli, presenti sul mercato, la frequenza di campioni contenenti sostanze chimiche fuori norma si aggiri sul 2%.
E dati scientifici assai diffusi denunciano come l’aumento sempre crescente di malattie tumorali sia legato all’uso di queste molecole, non solo nei coloranti, nei solventi, nei detergenti, nei conservanti, ma anche in quelle strettamente legate all’alimentazione.

Senza parlare poi dei gravi rischi derivanti dall’uso, spesso incontrollato e indiscriminato, di insetticidi ed erbicidi proprio dove il loro uso è incompatibile con la tutela della salute umana e con quel minimo di prevenzione che la legge dovrebbe imporre, ovvero nei centri abitati. Infatti è proprio nei centri abitati che, per combattere vegetali infestanti e soprattutto insetti detti nocivi (ad esempio le zanzare) tutte le regole di prudenza imposte agli agricoltori, vengono regolarmente scavalcate e ignorate dalle amministrazioni locali.

 

* presidente onorario WWF Italia



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