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Insetticidi, pesticidi e salute dell’uomo

Massimo Formica *

 

Non è in alcun modo ipotizzabile che lo sviluppo delle sostanze chimiche (pesticidi, erbicidi, disinfestanti, ecc.) prosegua ancora indisturbato, come è avvenuto fino ad oggi. Le proiezioni effettuate dimostrano infatti che il Pianeta non può oggi più sostenere un’aggressione di sostanze chimiche pari a quella avvenuta in passato.

Tali sostanze, nate a favore dell’uomo, sono diventate i killer dell’uomo. I dati delle riviste scientifiche (20.000 riviste scientifiche con 1 milione di articoli l’anno) riportano in dettaglio le informazioni che riguardano la loro tossicità e pericolosità.

Purtroppo i dati non sono facilmente accessibili (specie per chi non è provvisto di competeza e forte determinazione) e vengono il più delle volte tenuti scrupolosamente nascosti.
Tuttavia la nostra partecipazione, specie con la possibilità di cui godiamo oggi di visitare i siti web, può essere determinante.

In Italia un insetticida, un piretroide, la cui produzione era vietata fino ai primi di luglio ’04, fa parte oggi dei prodotti più in uso, malgrado appartenga a quella sporca dozzina di sostanze che agiscono sui sistemi respiratori degli insetti.

Le sostanze di cui stiamo parlando, e numerose altre, vengono definite a concentrazione lipofila perché vanno ad accumularsi nei tessuti grassi. Il tessuto grasso più importante è il cervello (67% di tessuto grasso). Quindi non viene bloccato solo il sistema nervoso degli insetti: viene fortemente colpito il cervello dell’uomo. gli effetti di superficie sono quelli legati alla possibilità di crisi respiratorie. Per utiizzarlo, infatti, occorre adottare apposite mascherine, lavarsi bene le mani, le tute, fare attenzione che l’emissione sia mantenuta costante, ad una temperatura non superiore ai 20°. Ma ciò che viene riportato dalla scheda tecnica non è tanto l’effetto sintomatico per un cattivo uso del prodotto quanto, invece, il fatto che tali sostanze si fissano sul sistema nervoso centrale, ovvero la struttura vitale del tessuto connettivo del cervello, la struttura neuronale, e agiscono in modo notevole nella parte più antica del cervello.

Esse sono, inoltre, altamente residuali: hanno perciò un effetto di cumulo.
 Se oggi assumiamo una quota 1 di sostanza tossica e l’anno dopo ne riprendiamo un’altra quota 1,  avremo nel nostro corpo 2 quote di quella sostanza, e così via.

Ma la notizia ancora più allarmante è la trasmissione genetica dell’alterazione. Se un agricoltore sta usando un insetticida, la sostanza tossica assorbita dal cervello ci rimane. E se egli avrà un figlio, questi potrà avere una lesione genetica, cioè una modificazione indotta dall’insetticida: un danno generazionale.
 Il sistema  nervoso centrale subisce un danno permanente non riparabile.

Conclusione: la maggioranza delle patologie a carattere neurovegetativo (sindrome demenziale, Alzheimer, Morbo di Parkinson, ecc.) può derivare dall’utilizzo di insetticidi, pesticidi e simili. Alcuni studi parlano dell’incremento dall’autismo legato all’uso di tali sostanze (Bambini della California). Esse provocano anche: alterazione del carattere cognitivo, disturbi del pensiero, disturbi del comportamento.

La cosa più assurda è che la responsabilità ricade su chi distribuisce il prodotti anziché su chi li produce. Inoltre non si parla dei danni e nessuno è in grado di dire a distanza di sei mesi quali possono essere gli effetti tossici locali e ambientali.

Siamo di fronte ad un incremento del 14,40% delle forme tumorali ogni cinque anni, e del 9% dei fenomeni allergici. Dunque avremo fra pochi anni un incremento del 100% dei tumori. Decine di miliardi vengono spesi ogni anno per le cure oncologiche mentre la logica vorrebbe che si agisse sulle cause. L’incremento dei tumori e delle allergie è strettamente connesso all’inquinamento dell’ambiente.

 

* neurologo, Membro di Medici per l’Ambiente



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