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Pietro Croce e le ragioni del nostro impegno
Professor Gianni Tamino, Presidente Comitato Scientifico EQUIVITA

Pietro Croce, al pari di Hans Ruesch, ci ha insegnato che la vivisezione è un errore metodologico, ed aggiungeva: “se è sbagliato il metodo, sono sbagliate anche le conclusioni”.

La sperimentazione animale trae, infatti, origine da una visione meccanicista e riduzionista della natura, che assimila uomini ed animali a macchine. In quest’ottica, l’animale-macchina diviene un modello per l’uomo-macchina. Ma ogni biologo sa che animali diversi possono presentare alcune caratteristiche anatomiche e fisiologiche simili, ma molte altre diverse. Inoltre gli animali usati per gli esperimenti sono animali selezionati artificialmente, tenuti in gabbia senza quegli stimoli indispensabili a sviluppare le naturali autodifese.

Così ogni risultato ottenuto su un animale ci fornisce tutt’al più dati utili per quella specie, ma non sappiamo se ciò che si è ottenuto su quell’animale si verificherà anche nell’uomo. Sapremo se vi è corrispondenza o meno tra l’uomo e l’animale solo dopo aver sperimentato le stesse sostanze sull’uomo, che sarà a sua volta una nuova cavia, o solo dopo lunghe analisi epidemiologiche, che ci diranno quanti uomini si sono ammalati o sono morti.

Dopo aver elencato un numero enorme d casi in cui il comportamento di una sostanza o di un farmaco è diverso in specie diverse di animali, Pietro Croce, nel suo libro “Vivisezione o Scienza”, conclude:” E l’uomo? Si comporterà come il topo o come il cane?”

Fortunatamente negli ultimi anni le voci critiche sono aumentate e hanno trovato spazio nelle riviste scientifiche più prestigiose, come ad esempio l’articolo apparso sul British Medical Journal (n.328 del 2004) in cui alcuni studiosi, coordinati da Ian Roberts, in una revisione sistematica degli esperimenti sugli animali, ammettono che “non si dovrebbero effettuare nuovi esperimenti su animali fino a quando non sarà stata valutata la loro validità”.

Di pari passo sono cresciute le ricerche veramente scientifiche, senza impiego di animali, che hanno indicato nuove metodiche, anche se molti ricercatori utilizzano ancora il vecchio modello animale. Per queste ragioni è importante verificare la reale indipendenza dalle industrie che producono prodotti chimici e farmaceutici di chi pubblica nuovi articoli, dato che si può sempre trovare un ceppo o una razza di qualche specie animale che permetta di ottenere ciò che interessa all’azienda che finanzia, in modo trasparente od occulto, la ricerca.

A questo proposito è anche importante notare che le lobby dell’industria chimica e farmaceutica sono riuscite ad esercitare una forte pressione sul mondo politico, riuscendo ad impedire o rendere molto difficile l’affermarsi a livello normativo delle nuove metodiche scientifiche, che non ricorrono all’uso di animali.

Ma l'unica via percorribile rimane quella che ci hanno insegnato Hans Ruesch e Pietro Croce: mettere al bando un metodo mai validato, che non ha basi scientifiche e che ha favorito non certo la salute dei cittadini ma i profitti delle aziende farmaceutiche.

Il “Premio Croce” si propone come un importante contributo in questa direzione.

 



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