Notiziario n° 8 (1998)

Roma, novembre 1998


Cari amici,

quest’anno la battaglia contro le manipolazioni genetiche e contro la direttiva sulla brevettazione del vivente, che come rammenterete è iniziata da tempo, ha coinvolto quasi ogni nostra energia, vedendoci impegnati in un lavoro al limite delle nostre forze. Ma il contributo che abbiamo fornito a tale causa si può dire sia stato determinante.
Ricorderete forse che alla fine dell’anno scorso avevamo ottenuto un primo risultato molto positivo: l’astensione dell’Italia nel voto del 27/11/97 sulla direttiva al Consiglio dei Ministri Europeo (con un cambiamento improvviso dalla precedente posizione italiana, nettamente favorevole). Dopo il 27 novembre, il nostro lavoro di sensibilizzazione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica su questo tema si è fatto sempre più intenso. Un grande contributo ci è venuto da Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura del 1997: egli ha accettato di essere nostro testimonial e, sin dalla cerimonia di premiazione  a Stoccolma (7/12/97), ha inserito negli argomenti delle sue satire e polemiche le manipolazioni genetiche ed i brevetti sulla vita.
L’immagine del lama con mani umane, della nostra precedente campagna stampa, si è trasformata, invertendosi, nell’immagine di Dario Fo con zampe di maiale, con lo slogan: “Non occorre essere dei geni per opporsi al brevetto dei geni”, oppure (per gli adesivi) “I brevetti sulla vita sono una porcata”...
Inutile dire che la campagna, alla quale abbiamo consentito apponessero il loro marchio le associazioni che con noi avevano collaborato (ed in più anche il WWF, per la prima volta schierato su questo tema!) ha trovato molti spazi gratuiti e commenti, in genere accompagnati da interviste al Premio Nobel. E’ stata presentata ufficialmente alla stampa il 4 marzo, al Teatro Pier Lombardo di Milano, in presenza di una trentina di giornalisti.
Dobbiamo però ricordare una data precedente molto importante per il nostro movimento: il 10 dicembre ‘97. Per iniziativa dei Verdi Europei, sono state invitate al Parlamento Europeo le Organizzazioni Non Governative (ONG) di tutti gli Stati Membri più attive nella lotta contro la direttiva. Si è così costituita la ECOBP (European Coalition On Biotechnology Patents), coalizione di 38 ONG dalle più svariate finalità (ambientaliste, animaliste, di difesa della salute, di cooperazione, di difesa degli agricoltori, ecc.) intenzionate a lavorare insieme contro la direttiva. Il Comitato Scientifico Antivivisezionista è la sola organizzazione italiana nella ECOBP. Va detto però che rappresentiamo oltre quaranta altre associazioni che in Italia hanno condiviso le nostre posizioni (firmando l’appello lanciato ad ottobre ‘97) e che se, come è probabile, anche gli altri membri della ECOBP rappresentano un vasto numero di associazioni, il movimento d’opinione europeo contro la direttiva è veramente imponente.
La prima iniziativa della ECOBP (resa possibile dal Gruppo Verde Europeo) ci ha visti protagonisti, in quanto organizzatori, il 18 febbraio, di una conferenza di Dario Fo al Parlamento Europeo di Strasburgo: aula affollata e grande eco sui giornali, grazie alla notorietà del nostro Nobel ed alla conferenza stampa che ha seguito la “performance” di Fo (Fo e Rame sono gli autori italiani più rappresentati e più amati all’estero).
L’approssimarsi della data del 12 maggio, in cui sarebbe avvenuto a Strasburgo, in seconda lettura, il voto della Direttiva, ha visto la nostra attività intensificarsi al massimo, con:

- lettere spedite via E-mail e per posta a tutti i Parlamentari europei,  
- appelli e lettere ai Parlamentari italiani per indurli ad esprimere un parere che potesse influenzare
il Parlamento Europeo (cosa che hanno fatto, come leggerete più avanti),
- indicazioni ai nostri sostenitori su come fare pressione sui loro rappresentanti al PE,
- ricerca di ogni spazio possibile in radio, TV e giornali (per la campagna e gli articoli),
- manifestazioni di piazza (come quella del 10 marzo davanti al Senato).

Il 5 maggio, ad una settimana dal voto, il Comitato Scientifico Antivivisezionista ha convocato una nuova conferenza stampa nella Sala Stampa del Senato, presenti anche le altre associazioni con noi schierate, dando voce a Dario Fo ed ai politici sempre che ci hanno sostenuto: tra i Verdi, Gianni Tamino (europarlamentare), Luigi Manconi (portavoce nazionale), il sen. Fiorello Cortiana e l’On. Anna Maria Procacci; nel PRC il segretario del partito Fausto Bertinotti, e nel PDS l’On. Carmine Nardone. Titolo della conferenza: “Tra sette giorni un no alla direttiva, tra sette giorni un no ai biodisastri”.

Con l’occasione è stato presentato il Dossier “Impatto della Direttiva su Economia, Sanità e Ambiente in Europa”, elaborato per noi dalla dott. Carmen Dell’Aversano: uno strumento molto importante di approfondimento dei temi sui quali ci battiamo.

Questo intenso lavoro ha avuto risultati rilevanti sul Parlamento Italiano, che ha espresso forte dissenso sulla direttiva in ben tre occasioni:
- con il Documento Conclusivo dell’Indagine Conoscitiva sulle Biotecnologie, promosso dalla Commissione Agricoltura della Camera (presentato il 28/1/98)
- con una risoluzione votata all’unanimità in Commissione Affari Sociali, alla Camera, il 30/3/98
- con un Ordine del Giorno votato a maggioranza, nell’Aula del Senato (recante le firme di tutti i capigruppo di maggioranza) il 10/3/98, mentre in piazza si svolgeva la nostra manifestazione.
E’ stata inoltre resa pubblica una lettera del Presidente Scalfaro, che esprime preoccupazione per l’approvazione della direttiva. Il Presidente, da noi informato su questi temi nel corso di un colloquio concesso nel mese di settembre a Luigi Manconi, Gianni Tamino, Anna Maria Procacci e me stessa, aveva mostrato grande partecipazione alla nostra causa.

Questo intenso lavoro non ha però influito sul voto di Strasburgo, dove le multinazionali avevano operato “l’azione di lobby più vasta di tutta la storia del Parlamento Europeo” (dalle parole dello stesso Willy de Clercq, presidente della Commissione Legislativa del PE che presentava la Direttiva!). Eravamo presenti a Strasburgo il giorno del voto (per partecipare ad una trasmissione di Mixer sull'evento) e per dovere purtroppo constatare di persona che non uno degli emendamenti migliorativi che erano stati proposti veniva approvato ....

Ma il voto di Strasburgo non ha certo avuto l'effetto di farci deporre le armi, o di farci accettare una direttiva che calpesta i più elementari diritti dei cittadini europei, che consente ad alcune, poche, multinazionali, in grado di aggiudicarsi i brevetti, di prendere possesso del patrimonio genetico dell’intero pianeta, di un patrimonio che appartiene all’umanità intera.
Rabbia e sdegno, rivolti non solo al Parlamento, ma anche ai mezzi d’informazione, che hanno deliberatamente ostacolato l’informazione, ed agli ambienti religiosi, che hanno finto di non vedere il processo di mercificazione della vita già in atto, non ci hanno fatto perdere coraggio, ma ci hanno piuttosto dato forza per andare avanti.
“L’azione legale contro una direttiva può essere intrapresa, con qualche speranza di successo, solo da uno Stato Membro dell’Unione”: questa la risposta ad una nostra attenta indagine giuridica successiva al voto. Solo tre Nazioni (che non avevano votato “sì” al Consiglio dei Ministri) avevano buoni titoli per iniziarla: Olanda, Italia e Belgio. Ma poiché il Belgio non rispondeva ad alcuna nostra sollecitazione, dovevamo agire in Italia ed Olanda.
I contatti con l’associazione animalista “Dierenbescherming” e con una parlamentare europea olandese impegnata sul tema, hanno portato ad una stretta collaborazione tra noi e gli olandesi, con attività frenetica dalle due parti (lo scadere dei termini ci dava tempi strettissimi). Dopo il voto nel Parlamento Olandese di una mozione a favore del ricorso, abbiamo ancora intensificato il lavoro con loro: ogni Ministro ed ogni Parlamentare olandese indicatoci da Dierenbescherming ha ricevuto le traduzioni inglesi dei documenti prodotti contro la Direttiva in Italia: dall’Ordine del Giorno del Senato, ai telegrammi di adesione dei nostri Ministri.
Allo stesso modo, abbiamo fatto avere loro lo studio legale che il nostro consulente,  Avv.Saraceno, coordinatore del Comitato Giuridico Antivivisezionista, stava da tempo preparando sui punti di illegittimità della direttiva. Occorre precisare a questo punto che una direttiva può essere impugnata, ed annullata, solo per validi motivi di illegittimità (contrasto con il Trattato Europeo, con altre legislazioni internazionali, ecc.), non per un giudizio sul merito dei suoi contenuti. Il lavoro di Saraceno, che integrava altri studi legali olandesi e tedeschi, ha portato contributi molto importanti sui motivi di illegittimità: in particolare esso critica la scelta dell’art. 100A (al posto dell’art. 130) come base giuridica per la direttiva. Questa critica è stata poi scelta come argomento principale dal Governo Olandese.

Sul fronte italiano l’attività era ancora più intensa e le speranze tutt’altro che riposte.
In appoggio alla richiesta che il Ministro per l’Ambiente Edo Ronchi, su nostra sollecitazione, faceva al Presidente Prodi di firmare il ricorso contro la direttiva, abbiamo, insieme al WWF, tenuto l’11 settembre '98 una Conferenza Stampa nella Sala del Cenacolo alla Camera dei Deputati, e presentato in tale occasione un documento delle due associazioni sulle biotecnologie e sui brevetti. Hanno preso parte alla conferenza stampa, oltre a Gianni Tamino per il CSA e Fulco Pratesi per il WWF: il Portavoce Luigi Manconi, il Ministro Ronchi dell’Ambiente ed il Ministro Pinto dell’Agricoltura. I Ministri Berlinguer (Pubblica Istruzione e Ricerca Scientifica), Maccanico (Comunicazioni) e Bindi (Sanità) hanno inviato messaggi di forte sostegno, altri (tra cui Prodi) messaggi di auguri.
Nell’ultimo mese prima dello scadere dei termini per il ricorso (23/10 per l’Italia), ogni strategia possibile per indurre Prodi a firmarlo è stata messa in atto: abbiamo contattato ogni singolo Ministro con numerose lettere e, ove possibile, contatti personali, fornendo anche gli argomenti legali necessari.
Le dimissioni di Prodi ci hanno colto nel momento in cui egli ci aveva dato l'impressione di avere colto la gravità del tema e di essere sul punto di prendere una decisione. D’Alema, da noi subito interpellato, ha dichiarato invece di non poter assecondare delle posizioni contrarie a quelle del suo Partito al Parlamento Europeo... Malgrado ciò, i tre giorni precedenti lo scadere dei termini ci hanno visti impegnati in una manifestazione in Piazza Montecitorio, organizzata con la Federazione dei Verdi e firmata anche dal WWF, in  cui abbiamo esibito un vistoso cartellone con il conto alla rovescia delle ore mancanti “per fermare i brevetti sulla vita”.

Fortunatamente, il nostro morale, malgrado D’Alema, era in quei giorni salito alle stelle:
la sera del 16 ottobre un messaggio di Dierenbescherming sulla nostra segreteria annunciava che il Consiglio dei Ministri Olandese aveva deciso  di presentare ricorso contro la direttiva e ci ringraziava per il nostro contributo, che era stato determinante per il loro successo.

La direttiva era dunque bloccata! Grazie ad Internet, grazie ai fax, grazie sopratutto a tante ore di lavoro, anche notturno, ed al contributo di molte persone (ad esempio delle traduttrici eccezionali che hanno battuto ogni record di velocità) il nostro lavoro aveva avuto un risultato, indiretto, ma importantissimo.
Il ricorso dell’Olanda concede adesso all’Italia un "tempo supplementare": la Corte del Lussemburgo dà la possibilità a tutti gli Stati dell'Unione, di “intervenire” nel ricorso entro tre mesi dalla sua pubblicazione, sostenendo la posizione dell’Olanda.
Si dice che non sarà facile che la Corte di Giustizia Europea prenda posizione a favore dei ricorrenti contro la Commissione Europea (Organo esecutivo dell’Unione Europea), anche perché le industrie faranno valere le loro minacce ed il loro potere. Ma in casi precedenti questo è avvenuto e noi abbiamo fiducia nel grande movimento di opposizione che si sta sollevando in tutta Europa, che ha visto Austria e Olanda rifiutare l’obbligo imposto dalla UE di accettare l’importazione di vegetali transgenici, che ha visto Francia ed Inghilterra, proprio recentemente, decidere una moratoria per la loro commercializzazione. Il libro di Jeremy Rifkin “Il secolo Biotech”, di recente pubblicato in Italia, sarà inoltre un ottimo strumento per la diffusione dei nostri temi.

E’ opportuno precisare ancora, a questo punto, (anche per chi volesse aiutarci nella divulgazione) che il nostro movimento non si oppone in generale alla ricerca scientifica nel campo delle biotecnologie, né ai brevetti. Esso accetta gli interventi effettuati su microrganismi in ambiente confinato ed accetta i brevetti su procedimenti o tecnologie innovative, così come accetta i brevetti, che da sempre esistono, sui risultati finali di una ricerca (ad esempio cure e farmaci). Quello che il nostro movimento non accetta, come avete potuto leggere nei nostri bollettini, è:
1) la brevettazione di organismi viventi e quella di parti del corpo umano (le quali, secondo la direttiva, potranno essere brevettate quali sono, senza neanche l’introduzione di una modifica, “purché riproducibili industrialmente”; e va detto che tale riproduzione è spesso facilissima, ad esempio nel caso dei geni) perché ciò che è vivente, come tutto ciò che esiste in natura, non può essere considerato in alcun modo una “invenzione”, ma piuttosto un patrimonio collettivo, non privatizzabile, dell’umanità;
2) i gravi rischi cui si va certamente incontro con la rapida diffusione di organismi modificati nell’ambiente, funzionale a precisi interessi commerciali (di pochi) e non certo ad un maggiore benessere dell’umanità. Gli aspetti di questi rischi, o danni concreti già avveratisi, sono talmente molteplici e vasti che vi possiamo solo rimandare alla lettura dei nostri testi .

Ci resta da illustrare un’altra importante iniziativa svolta quest’anno, in occasione della:
IV Assemblea Generale del Comitato Scientifico Antivivisezionista.
L’Assemblea si è svolta nella Sala del Cenacolo, alla Camera dei Deputati. Insieme alla LAV ed al MOUSE, Movimento Universitario Obiettori alla Sperimentazione Animale, ed a svariate altre associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa (ENPA, IFAW, LAER, LEAL, Legambiente, UNA), abbiamo con l’occasione presentato in una Conferenza Stampa (17/4/98) la Proposta di Legge per l’abolizione della  sperimentazione animale nella didattica. Tale proposta di legge viene da un ragionamento e da uno studio portati avanti dal dott. Massimo Tettamanti, del nostro Comitato, e dovrebbe trovare immediato accoglimento perché mette in risalto una vistosa contraddizione dell’attuale legislazione: quella fra il Decreto Legislativo 116 del 1992 che regola l'uso di animali (che è permesso, in deroga, per scopi didattici, solo quando non sia possibile ricorrere ad altri sistemi dimostrativi) e la legge 413 del 1993 che, riconoscendo l'obiezione di coscienza alla vivisezione, prevede la possibilità di conseguire i titoli di studio con modalità di insegnamento che non prevedono l'impiego di animali. L’esistenza di questa ultima legge rende dunque, a nostro parere, illegale l’uso degli animali nella didattica.
Occorrerà seguire con attenzione l’iter di questa proposta di legge, molto importante, affinché venga discussa ed approvata al più presto.

Dobbiamo a questo punto anche scusarci con tutti i nostri sostenitori perché quest’anno il bollettino del Comitato Scientifico Antivivisezionista non è ancora stato stampato. Lo sarà entro la fine dell’anno. La ragione del ritardo è, come potete immaginare, l’enorme lavoro appena descritto, che ha assorbito ogni nostra risorsa di tempo. La ragione è anche nell’impossibilità di aumentare il nostro contingente, per non incrementare le spese....

Anche quest’anno dobbiamo un grande ringraziamento a tutti coloro che ci hanno aiutato, perché è solo il loro aiuto che, insieme al nostro impegno ed alla nostra determinazione, ha reso possibile quanto è stato fatto.
Come vi dissi un anno fa, i risultati che potremo ottenere saranno in qualche modo sempre proporzionali ai mezzi di cui riusciremo a disporre: non abbiamo sponsor e non troviamo più il tempo di organizzare eventi di “raccolta fondi”, a causa del nostro maggiore impegno “politico”.

Preghiamo dunque chiunque ne abbia la possibilità, di inviarci un contributo, di rinnovare il suo versamento di sostenitore e di trovare altre persone disposte a darci un aiuto. Non abbiamo quote di associazione, né scadenze, ma vi preghiamo di non dimenticare che il nostro lavoro è destinato a tutti gli esseri viventi, animali e non.

Vi inviamo intanto i nostri ringraziamenti ed i nostri saluti più affettuosi, uniti agli auguri, molto anticipati, per delle felici Feste Natalizie!  





Fabrizia Pratesi
(segretario generale)


P.S. Vorrei rilevare che anche in queste ultime occasioni il nome “Imperatrice Nuda” ha ceduto il posto, nelle nostre iniziative, a quello di “Comitato Scientifico Antivivisezionista”. Questo è stato fatto per una ragione di chiarezza e di strategia, ma  vorremmo che, nel nostro movimento, la paternità di Hans Ruesch
(autore di “Imperatrice Nuda”) non venga dimenticata.