Newsletter biotecnologie e la loro diffusione nel Mondo febbraio 2012

Come le multinazionali e i brevetti sono di ostacolo alla coltivazione delle piante
FONTE: No patents on seeds <http://www.no-patents-on-seeds.org/ 
8 febbraio 2012

“No Patents on Seeds” (coalizione di organizzazioni che si battono contro la brevettabilità della materia vivente) ha organizzato una discussione pubblica al Parlamento Europeo. Tra i relatori: rappresentanze di  Plantum (associazione allevatori olandese), COAG (organizzazione agricoltori spagnoli), Mars inc., Misereor e il professor  Fitz Dolzer dell’università di Basilea. Si riporta qui sotto l’ intervento di “No Patents on Seeds”
Le grandi compagnie internazionali come Monsanto, Dupont/Pioneer Hibread, Syngenta e Bayer hanno depositato sempre più brevetti sulle piante riprodotte con metodi convenzionali, relativi sia alle piante, che ai semi, ai raccolti e ai prodotti alimentari.  La direttiva 98/44/EC, “per la protezione di invenzioni biotecnologiche”, proibisce i brevetti su varietà di piante, su animali e su processi biologici convenzionali. Ma la sua applicazione è ben diversa: piante e metodi di riproduzione convenzionli (non biotec) vengono brevettati, e a ciò si aggiunge che le industrie stanno cercando di eliminare diritti concessi da sempre agli agricoltori e allevatori. Questi abusi vengono effettuati nel tentativo di prendere il controllo delle risorse genetiche e del processo intero della produzione alimentare. Recenti ricerche condotte da “No Patents on Seeds” sui dati dell’EPO ( European Patents Office) e sui brevetti che esso rilascia dimostrano come, negli ultimi anni, vi sia stato un costante aumento dei brevetti concessi sulle piante convenzionali, non biotech (più di 100 dalla fine del 2010), di cui il 25% a colossi come Monsanto, Dupont e Syngenta. Prodotti alimentari di questo tipo, brevettati e già in commercio in Europa, sono ad esempio i meloni della Syngenta e i broccoli venduti con il marchio “Beneforte” in accordo con Monsanto.
Senza tali brevetti molti produttori potrebbero migliorare, ad esempio, le piante di broccoli, consentendo ai consumatori maggiore scelta e prezzi migliori per effetto della concorrenza (i consumatori sembrano essere consapevoli di questi problemi).
In tempi in cui quasi un miliardo di persone sta morendo di fame è semplicemente immorale aumentare i prezzi del cibo attraverso il monopolio dei brevetti, come fa ad esempio la Monsanto. L’utilizzo di prodotti brevettati è inoltre limitato. Lo dimostra il caso studio di un allevatore tedesco che ha richiesto semi di girasole a Syngenta e Pioneer. Entrambe le aziende hanno sottolineato, nel concedere i semi brevettati, che il loro utilizzo doveva essere limitato ad un solo raccolto, e non ad una nuova successiva piantumazione. L’utilizzo di prodotti brevettati non genera dunque possibilità di sviluppo e miglioramento, ma solo dipendenza dai colossi alimentari.
Le Ong di “No Patents on Seeds” chiedono quindi che non venga applicato nessun brevetto su piante e animali, materiale per l’allevamento, procedimenti per la riproduzione di piante e animali, alimenti derivati da piante e animali.

Il parlamento tedesco adotta una risoluzione contro i brevetti sulle riproduzioni tradizionali                  
FONTE: No patents on seeds (www.no-patents-on-seeds.org)
9 febbraio 2012

Il Bundestag, parlamento tedesco, ha adottato una misura contro i brevetti su piante e animali tradizionali. Non saranno concessi brevetti su metodi di riproduzione tradizionale, sulle piante, gli animali, i prodotti da essi derivati e sulla loro progenie.La direttiva 98/44/EC dell’Unione Europea permette la brevettabilità di processi biologici se descritti nel brevetto riguardante il prodotto ottenuto tramite essi. La Corte d’Appello allargata, preoccupata dall’assenza di una effettiva legislazione sui processi, ha chiarito che non possono essere brevettati né i processi biologici, né i prodotti ottenuti da essi. Quest’ultima decisione non è stata accettata ed è al vaglio di un’altra commissione. La legislazione corrente non chiarisce se può essere brevettato il processo biologico attraverso il quale si ottiene un prodotto brevettabile. La Germania pertanto chiede  chiarezza nella legislazione europea al fine di salvaguardare i processi biologici. In attesa di decisioni in merito da parte dell’ Unione Europea, il parlamento tedesco adotta una risoluzione che punti alla salvaguardia di riproduzioni tradizionali e processi biologici.

Sentenza del tribunale dell’Aia sulla brevettabilità delle piante
FONTE: www.brantsandpatents.com

31 gennaio 2012
Il tribunale dell’Aia si è espresso su un contenzioso tra Taste of Nature e Cresco sulla brevettabilità di una pianta (Satina Raphanus) ottenuta con un processo biologico naturale. Taste of Nature era del parere che Cresco stesse violando il proprio brevetto vendendo germogli di ravanello, con un tasso specifico di antiossidanti,  ottenuti con l’utilizzo di metodi naturali, non brevettabili, come definito dall’EPO. Il punto è chiarire se il brevetto  è valido per prodotti naturali ottenuti con metodi non sottoponibili a brevettabilità. La Corte si è espressa in favore di Cresco reputando non brevettabili tali prodotti derivati da metodi che si sottraggono alla regolamentazione espressa nella Convenzione sui Brevetti. Dunque le rivendicazioni di Taste of Nature sono state respinte e Cresco ha avviato un processo di annullamento del brevetto di Taste of Nature nei Paesi Bassi.

Richard Ehbar contro gli OGM
FONTE: www.examiner.com
21 FEBBRAIO 2012

Richard C. Ehrbar, candidato del Congresso in Ohio, ha reso pubblica l’ennesima presa di posizione contro Repubblicani e Democratici. Il candidato ha chiesto, parlando  ad attivisti della Columbus University, che venissero approfondite le ricerche del Congresso riguardo i prodotti GM e gli erbicidi della Monsanto, che provocano danni alla salute, secondo molte analisi di esperti del settore. Ehrbar ha affermato che gli OGM, secondo molti studi, sono la principale causa di molte malattie come obesità, problemi di fertilità e psicologici. Ha affermato che Irlanda, Perù, Germania e Ungheria hanno rifiutato il dominio di Monsanto, e che più di 300mila agricoltori statunitensi hanno intentato causa contro la multinazionale. Ehbar ritiene di doversi schierare dalla parte di questi coraggiosi agricoltori, come dovrebbero fare tutte le persone a cui sta a cuore la salute loro e delle generazione future. Si deve estirpare la Monsanto dal Paese, per questo egli ha delineato un piano diviso in tre fasi che sarà solo l’inizio del movimento “End Monsanto” all’interno del Congresso: 1) riunire i maggiori esperti a testimoniare davanti al Congresso sugli effetti dannosi degli OGM. 2) dare la possibilità a Monsanto di confutare i risultati. 3) ottenere il mandato per l’etichettatura di tutti gli alimenti GM. Ehbar ha terminato affermando che il Congresso deve imporre tale etichettatura ai prodotti GM e successivamente proporre un disegno di legge per vietarli.

Bozza di legge in Cina, vieterà la produzione, il commercio e il consumo di grano GM
FONTE: www.globaltimes.cn; www.genet-info.org
23 febbraio 2012

Secondo la prima bozza della legge sul grano, realizzata dal Consiglio di Stato, produzione, commercio e consumo di grano GM non autorizzato saranno vietati in Cina. Saranno regolamentate ricerca, esperimenti, produzione, vendita, esportazione e importazione di semi di grano GM, e nessun individuo o istituzione potrà applicare tecnologie di modifiche genetiche  senza autorizzazione; la legge si prefigge di vietare ai produttori la commercializzazione di grano ammuffito, con probabili contaminazioni da pesticidi o metalli pesanti. Si vieta il trasporto con mezzi o materiali d’imballaggio contaminanti. La bozza di legge attribuisce inoltre ai governi provinciali la responsabilità dei controlli di qualità nella produzione, nel trasporto e nello stoccaggio del grano.
 “Questo è il primo passo per il raggiungimento di una legge a livello nazionale che controlli gli OGM. Ciò  dimostra come i governi nazionali si oppongano agli OGM” ha detto Fang Lifeng, direttore  di Greenpeace e del progetto cibo e agricoltura per la Cina. La coltivazione di riso e mais GM è attualmente vietata in Cina. Tuttavia il 90% di olio di soia venduto in Cina è prodotto con soia GM, importata dagli Stati Uniti, anche se la soia importata non può essere utilizzata per piantumazione. Liu Shi, manager di Longping High-Tech Company, azienda specializzata nella produzione di sementi,  ha commentato affermando che i prodotti GM non sono sicuri per la salute umana, oltre che per l’equilibrio ambientale e ecologico, e che sarebbe quindi troppo rischioso affidarsi a questi prodotti.

Morti misteriose nelle piantagioni del centro-america
FONTE: http://it.peacereporter.net
24 febbraio 2012

Nel Centro-America la raccolta avviene ancora in forma tradizionale e  molte persone sono pagate in base alla quantità di canne che riescono a sradicare a colpi di machete. Questo tipo di lavoro comporta molti rischi, come disidratazione, insolazione, attacchi da parte di insetti e animali velenosi. Tuttavia negli ultimi anni si sono registrate molte morti a causa di insufficienze renali. I dati provenienti dagli ospedali mostrano un numero di morti per insufficienza renale che varia dai 3000 ai 10000 individui, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2009. La maggior parte dei defunti lavorava nelle piantagioni di canna da zucchero. Non si conosce la causa di tale male, molti imputano le morti al lavoro estremamente faticoso, altri ai pesticidi utilizzati nelle piantagioni. È molto difficile collegare a fattori comuni tali morti, avvenute anche a centinaia di kilometri di distanza, ma sempre in piantagioni di canna da zucchero. Le cause probabilmente sono molteplici, ma i pesticidi potrebbero avere un ruolo determinante.

Tossine BT dannose per l’uomo
FONTE: www.testbiotech.de
17 febbraio 2012

Le tossine insetticide BT possono essere dannose per le cellule umane. Questo è il risultato di una recente ricerca dell’Univerisità di Caen. Il risultato mostra che la tossina, presente per esempio nel mais MON810, può avere un forte impatto sul rendimento delle cellule umane. Nonostante questo la Monsanto, che produce il mais MON810, continua ad affermare che la tossina non è dannosa per i mammiferi e gli esseri umani. Tali false affermazioni sono facilitate dal fatto che in Europa non è richiesto un controllo per la valutazione del rischio che non sia quella fornita dal produttore.
Un'altra scoperta riguarda l’erbicida Roundup che viene utilizzato sulla soia. I residui di questo erbicida possono essere trovati su cibo e mangimi. I risultati di molte ricerche dimostrano come anche piccole dosi di questo erbicida possano danneggiare le cellule umane. Gilles-Eric Séralini ha affermato come sia necessario condurre altre ricerche per scoprire come queste tossine interagiscono con le cellule e come la pericolosità delle tossine BT e di Roundup sia sottostimata. Molti prodotti contengono diverse tossine BT: per questo è necessario sviluppare le ricerche al fine di comprendere l’interazione di queste tossine con le cellule umane. “Alla luce di questi risultati si ritiene che la commercializzazione di questi prodotti non è conforme alle norme europee.” ha detto Christopher Poy a Testbiotech, che sta seguendo da vicino la valutazione dei rischi per l’EFSA (European Safety Food Authority) e ha riportato più volte come la regolamentazione sia lacunosa.

L’agricoltura biologica sovrasta le colture GM in Europa
FONTE: Friends of the Earth Europe (www.foeeurope.org)

Il settore biotech è in ritiro dall’Europa. Lo confermano le ultime decisioni delle più grandi multinazionali del settore: la BASF e la MONSANTO. La prima ha affermato, il 16 Gennaio 2012, che non commercializzerà prodotti in Europa a causa dell’avversione di consumatori, agricoltori e politici nel momento in cui la Monsanto ha ritirato dal commercio in Francia il mais MON810.
Mentre questo settore è in netto declino quello dell’agricoltura biologica è in forte crescita, come dimostrano i dati di Francia e Italia per i primi 6 mesi del 2011, che presentano una crescita rispettivamente dell’11% e 10%. Il suolo agricolo sfruttato per colture GM è, inoltre, insignificante rispetto a quello utilizzato per colture biologiche e convenzionali (il primo corrisponde solo allo 0,1% del totale rispetto al 4% di agricoltura biologica).
L’unica eccezione in UE riguarda la Spagna, che ha incrementato a 97,346 gli ettari per la produzione di mais Monsanto (dato molto importante se paragonato ai 114,525 ettari dell’intera UE). In questo paese le colture di mais GM hanno contaminato quelle convenzionali e biologiche, nonché l’alimentazione umana.
Quasi tutta l’Europa sembra dunque ostile agli OGM, come dimostrato dalle manifestazioni contrarie agli OGM (si ricorda la manifestazione a Berlino in cui più di 22 mila persone hanno manifestato contro gli OGM e gli allevamenti industriali nel gennaio 2011 e 2012).
Sei Paesi europei, Francia, Germania, Austria, Grecia, Ungheria e Lussemburgo, hanno inoltre vietato la commercializzazione del mais MON810, mentre la Bulgaria nel febbraio 2010 ha vietato ogni tipo di OGM. Stessa sorte per la patata Amflora, vietata in Austria, Lussemburgo e Ungheria a causa di un gene resistente ad antibiotici probabilmente dannoso per l’uomo.
 
MONSANTO CHIEDE LENTICCHIE CONDITE CON ERBICIDA.
L’EUROPA COSA RISPONDE?
FONTE: Simona Capogna, Vicepresidente VAS
16 febbraio 2012

La multinazionale statunitense Monsanto ha chiesto all’Europa una modifica dei livelli di tolleranza del glifosate per allineare la normativa europea a quella d’oltreoceano: si dovrebbero raggiungere, così, i 10-15 mg/kg - circa 100-150 volte la soglia attuale.
Il motivo di tale richiesta risiede proprio nelle differenze che si riscontrano tra le due normative: quella statunitense è molto più permissiva circa i livelli di erbicida consentiti, cosicché le lenticchie importate in Europa da Canada e Stati Uniti presentano spesso caratteristiche non conformi a quelle richieste dalla normativa comunitaria. Un eventuale adeguamento dei livelli europei consentiti permetterebbe alla Monsanto di continuare a vendere uno dei suoi prodotti più importanti: il RoundUp.
Ma l’Europa, a tutto questo, cosa ha risposto? Ciò che più sconvolge è che l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, nel gennaio 2012, ha espresso parere positivo e questo nonostante le tante ricerche scientifiche pubblicate negli ultimi anni che dimostrano la pericolosità del glifosate per la salute e per l’ambiente.

SICUREZZA ALIMENTARE
FONTE: FONDAZIONE DIRITTI GENETICI
26 gennaio 2012

Sudafrica, speculazioni sul mais locale
Il Sudafrica sta rischiando un’emergenza alimentare che potrebbe palesarsi già dal prossimo aprile quando le scorte di mais potrebbero terminare. La causa è da ascriversi alle errate previsioni sulla produzione fornite dal governo sudafricano che, nel 2010, decise di destinare gran parte della produzione locale al mercato estero.
Produzione che, però, è stata di gran lunga inferiore rispetto a quella prevista, con la spiacevole conseguenza di un notevole aumento dei prezzi della farina con ripercussioni  negative sia per gli allevatori (costretti ad affrontare prezzi maggiorati e a dipendere sempre di più dalle importazioni dall’estero) sia per la popolazione (costretta a sborsare fino al 32% in più).
Gli aumenti hanno collaborato, anche, ad aumentare ancora di più il gap tra ricchi e poveri in un Paese dove le differenze tra strati sociali sono già tra le più alte.
Ciò che si teme di più, ora, è un possibile allentamento dei vincoli all’importazione di prodotti GM, ancora vietati in molti Paesi del continente africano, con la scusa che questi potrebbero rappresentare una risposta alla crisi alimentare. Così già molti investitori stranieri, anche grazie a favoritismi politici, hanno ottenuto terre coltivabili sottratte alla popolazione locale.

BIOSICUREZZA
Nanotech, ancora incerti gli effetti
FONTE: FONDAZIONE DIRITTI GENETICI
31 gennaio 2012
È stato da poco pubblicato un Rapporto dell’Accademia delle Scienze, sponsorizzato tra l’altro dall’Environment Protection Agency, secondo il quale sarà necessario, nei prossimi anni, sviluppare un piano di ricerca coordinato a livello internazionale per valutare i rischi dei nano-materiali presenti in molti prodotti di uso comune.
L’Accademia ha, inoltre, sottolineato l’esigenza di uno studio che si sviluppi in alcune aree di interesse: enumerazione e classificazione dei nano-materiali, studio dell’ambiente in cui questi vengono rilasciati, interazione con i soggetti e con l’ecosistema circostante. Utile, poi, sarebbe che lo studio fosse totalmente indipendente rispetto alle industrie che promuovono tali tecnologie: solo così è possibile una corretta valutazione e gestione dei rischi.

AGRICOLTURA
OGM, Monsanto rinuncia in Francia
FONTE: FONDAZIONE DIRITTI GENETICI
30 gennaio 2012

La Monsanto ha rinunciato, in Francia, alla vendita della varietà di mais GM denominata MON810 a causa della mancata accettazione da parte dell’opinione pubblica di prodotti transgenici ma, soprattutto, a causa della volontà del Governo francese di riconfermare il divieto di produzione di sementi GM varato nel 2008.
In realtà la Corte Suprema francese, nel novembre 2011, ha sostenuto l’illegittimità di tale divieto per mancanza di prove circa la pericolosità sulla salute umana e sull’ambiente di tali prodotti (così come aveva già fatto in precedenza la Corte di Giustizia europea). È anche per questo che, in realtà, si pensa che sulla rinuncia da parte della Francia abbiano pesato in maniera rilevante le proteste e le azioni dimostrative dei gruppi anti-OGM: il 24 gennaio, in effetti, un gruppo si è introdotto all’interno di uno dei centri di ricerca della Monsanto, a Trèbes-les-Capucins, scoprendo sacchi di sementi trattati con insetticidi vietati in Francia. Tale episodio ha fatto scattare l’apertura di un’inchiesta amministrativa nonostante la Monsanto abbia negato qualsiasi utilizzo di prodotti vietati.

Trovate colture illegali della Monsanto in India
FONTE: http://www.gmwatch.org/latest-listing/1-news-items/13664-monsanto-caught-illegally-planting-gm-maize
6 febbraio 2012

La Coalizione per un’India OGM-free (Coalition for a GM-Free India) ha chiesto che la Monsanto venga immediatamente inserita nella lista nera a causa delle ripetute violazioni delle leggi che sono state riscontrate.
La Coalizione fa notare come, in realtà, tali infrazioni fossero note al Comitato per la valutazione dei rischi (Genetic Engineering Appraisal Committee) ma che questo non ha mai agito contro la Monsanto con misure deterrenti o con azioni penali.
Inoltre, durante una riunione tenutasi tra il 15 novembre 2010 e l’8 dicembre dello stesso anno, è stato approvato il livello II nella ricerca sulla bio-sicurezza (il penultimo livello prima della considerazione finale circa la commercializzazione dei prodotti GM) senza, peraltro, che ci siano state discussioni a riguardo (come fa notare  Kavitha Kuruganti, membro della Coalizione). Questo potrebbe far pensare a un’indifferenza  del GEAC circa la sicurezza degli OGM.
Sono stati riscontrati casi di colture non autorizzate già nel 2005; nel 2011 sono state trovate coltivazioni illegali di piante all’interno dell’Università di Dharwad a riprova delle ripetute inosservanze da parte dell’industria biotecnologica statunitense.
È per queste ragioni che la Coalizione chiede che il Ministero per l’Ambiente e le Foreste stabilisca, da un lato, la responsabilità della Monsanto per le violazioni della legge Indiana e, dall’altro, prenda provvedimenti contro il GEAC che, ripetutamente, ha fallito nella valutazione dei rischi e delle infrazioni.

Oltre 25.000 persone dicono ad Ahold: smettere di ingannare i consumatori,
la soia tossica geneticamente modificata non è sicura!
FONTE: www.toxicsoy.org
9 febbraio 2012
Oggi sono arrivate alla multinazionale alimentare Ahold le firme di 26mila persone da tutta Europa che chiedono la cessazione di progetti di greenwashing (ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un'immagine positiva per distogliere l'attenzione da proprie responsabilità nei confronti di negativi impatti ambientali ) come la Tavola Rotonda Soia Responsabile (RTRS). Alla manifestazione davanti gli uffici della Ahold ad Amsterdam contro la soia “responsabile” hanno preso parte molti rappresentanti di organizzazioni da tutto il mondo. La petizione è partita da sei paesi nel 2011 contro colossi alimentari come Ahold, Aldi, Arla, Carrefour, Colruyt, Coop, Delhaize, Marks & Spencer e Unilever. Tra i gruppi ambientalisti internazionali, invece, sono inclusi Friends of the Earth International, Action Aid, Global Forest Coalition e Food and Water Europe. Tjerk Thaluisen di Toxicsoy, tra i manifestanti davanti la sede di Ahold, ha dichiarato “L’Europa importa circa 34 tonnellate di soia GM ogni anno, gran parte serve a nutrire gli animali d’allevamento, questo sistema non può essere definito responsabile e non può meritare un etichettatura verde.”. “I criteri proposti da RTRS non assicurano un certo livello di sicurezza. Le coltivazioni di soia si possono espandere a scapito di foreste e piccole aziende agricole, l’uso di pesticidi su larga scala continuerà ad avvelenare, quindi, persone e ambiente. La RTRS è un’iniziativa del World Wildlife Found e delle industrie della soia insieme a giganti dell’industria agroalimentare come Monsanto, Syngenta, Cargill, BP e Shell. Il governo olandese supporta attivamente questa iniziativa. La RTRS è stata accreditata inoltre per risolvere la controversa questione dei biocarburanti, in questo modo si offre una falsa soluzione al cambiamento climatico, oltre ad alimentare il mercato della soia. La soia certificata da RTRS è per lo più la soia RoundupdyReady della Monsanto, resistente al pesticida Roundup proprio della Monsanto, a base di glifosato, imputato di avere un grave impatto sulla salute umana e sugli ecosistemi.

 

Due pessime notizie per la Monsanto
FONTE: www.slowfood.it
21 febbraio 2012

In poco tempo la Monsanto, una delle maggiori industrie dell’agroalimentare, si è vista recapitare due pessime notizie: una ricerca pubblicata sulla rivista  International Journal of Biological Sciences, dimostra come il mais GM della Monsanto sia dannoso per la salute dei mammiferi e vada a provocare gravi danni sugli organi di questi, quindi tale mais è anche dannoso per l’uomo. La seconda notizia riguarda un coltivatore francese, Paul Francois, che si è visto risarcito per dei danni provocatigli dall’erbicida Lasso, prodotto dalla Monsanto. La decisione presa dal tribunale di Lione può definirsi una sentenza storica perché permette di essere risarciti da tali multinazionali, una volta accertato che il danno causato è strettamente legato ad un prodotto da esse venduto. Il Lasso, è stato venduto a partire dal 1960 e in tutta Europa è stato bandito soltanto nel 2007, nonostante fosse nota la sua pericolosità. La Monsanto al termine del processo è stata condannata per negligenza, non avendo segnalato nell’etichetta la presenza di monoclorobenzene, una componente chimica molto dannosa.