NEWSLETTER EQUIVITA
gennaio 2012
Biotecnologie e loro diffusione nel mondo

01/12
Stati Uniti: USDA approva primo mais gm "anti-siccità" e apre consultazione su un mais gm resistente a un ingrediente dell'Agente arancio
Fonte: Mother Jones, Beyond Pesticides, Pesticide Action Network North America (PANNA)

Sul finire del 2011 il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha autorizzato la coltivazione di un mais gm resistente alla siccità prodotto dalla Monsanto e ha avviato una consultazione pubblica di 60 giorni su un mais gm resistente all'erbicida 2,4-D prodotto dalla Dow AgroSciences.

Il mais MON87460 della Monsanto è la prima coltura geneticamente manipolata per resistere alla siccità di cui l'USDA abbia autorizzato la coltivazione commerciale. In un celebre comunicato del 2008, la Monsanto si era impegnata a raddoppiare la produttività delle sue 3 principali colture gm (mais, soia e cotone) e, contemporaneamente, a ridurre di un terzo la quantità di risorse naturali necessarie allo sviluppo delle piante entro il 2030. La resistenza alla siccità, tuttavia, è una caratteristica poligenica, mentre l'industria biotech è in grado di manipolare solo geni singoli e in 20 anni di attività è riuscita a produrre solo piante capaci di resistere a erbicidi o in grado di produrre pesticidi. Stando a quanto dichiara la stessa USDA nella sua Dichiarazione d'Impatto Ambientale, in effetti, il vegetale gm della Monsanto è in grado di sopportare la carenza d'acqua solo in condizioni di siccità moderata e potrà essere utilizzato solo su un 15% del territorio statunitense in cui è coltivato il granturco. Cosa più importante, inoltre, nella cintura del mais, i ricercatori hanno già sviluppato varietà tradizionali dotate delle stesse proprietà del mais  MON87460 che, occorre ricordare, sono meno costose e non comportano il pagamento di royalty alla multinazionale. Del tutto innecessario, quindi, ancora una volta, mettere in circolazione una nuova varietà gm, tanto più che la disponibilità di sementi tradizionali da questo momento è a rischio. Sfruttando il proprio potere di monopolio, infatti, la Monsanto può forzare l'adozione del prodotto transgenico lavorando, contemporaneamente, alla progressiva rimozione dell'alternativa non gm dal mercato. Lo dimostra, tra gli altri, il caso degli agricoltori di alcune contee della cintura del mais che stentano a trovare sementi non gm con cui fare fronte alla diabrotica del mais divenuta resistente alla tossina Bt.

L'erbicida 2,4-D abbinato al mais gm della Dow AgroSciences è, invece, un vecchio composto la cui tossicità è documentata da una notevole mole di studi scientifici, molti dei quali di carattere epidemiologico. Tra i principali componenti dell'Agente arancio, defoliante chimico usato dall'esercito statunitense durante la guerra del Vietnam, il 2,4-D ha contribuito a causare migliaia di vittime tra la popolazione vietnamita, i veterani statunitensi e i loro discendenti, nonché danni durevoli all'ambiente. Quarto erbicida agricolo più utilizzato negli Stati Uniti, esso è causa dimostrata di cancro (soprattutto sarcoma dei tessuti molli e linfoma maligno), linfoma non Hodking e malformazioni neonatali (soprattutto a carico dell'apparato respiratorio, circolatorio e muscolo scheletrico). Proporlo, come fa la la Dow AgroSciences nella sua richiesta di autorizzazione, come potenziale sostituto del glifosate per risolvere il problema delle infestanti resistenti al Roundup è surreale, soprattutto se si ricorda che negli Stati Uniti l'86% del mais, il 93% della soia e il 93% del cotone prodotti attualmente sono resistenti al glifosate. Secondo il PANNA (Pesticide Action Network North America), i primi a fare le spese di un'eventuale escalation nell'uso del 2,4-D sarebbero proprio i bambini, nel cui organismo la sostanza è stata rinvenuta a livelli sensibilmente più elevati che negli adulti e nei giovani (U.S. Centers for Disease Control and Prevention; indagini effettuate nel 2003 e nel 2009). Sul piano strategico, inoltre, la sostituzione di un composto con un altro non permetterebbe di rompere il circolo vizioso della dipendenza da pesticidi tossici, né di superare l'annesso problema delle "super-infestanti". I cittadini possono inviare i loro commenti all'USDA entro il 27 febbraio 2012 http://www.regulations.gov/#!documentDetail;D=APHIS-2010-0103-0001. E' possibile, inoltre, sottoscrivere l'appello lanciato dal PANNA contro l'autorizzazione del mais gm a questo indirizzo: http://action.panna.org/p/dia/action/public/?action_KEY=9109.

26/01/12
Germania: oltre 20.000 persone scendono in piazza per dire no agli Ogm nei campi e sulla tavola
Fonte: InfOgm (http://www.infogm.org/)
Rispondendo all'appello lanciato da diversi settori della società civile, 23.000 persone sono scese in piazza a Berlino per protestare contro l'uso degli Ogm in agricoltura e la contaminazione della filiera alimentare da questi provocata. La manifestazione ha avuto luogo durante la “Settimana verde”, più grande fiera agricola del paese a cui la cancelliera Angela Merkel è solita invitare i ministri dell'Agricoltura europei. I manifestanti hanno reclamato l'adozione di una politica agricola che rispetti la volontà della società civile e dei cittadini invece che gli interessi dell'industria agricola. Concretamente, essi hanno chiesto che l'erogazione di sovvenzioni sia basata su criteri sociali e ambientali, che si cessi di promuovere gli Ogm e in particolare la soia gm destinata all'alimentazione animale, che sia posta fine alla speculazione sul cibo e alle sovvenzioni all'esportazione. Nei giorni precedenti la manifestazione, il commissario europeo all'Agricoltura Dacian Ciolos aveva incontrato gli organizzatori per raccoglierne le rivendicazioni. Il ministro dell'Agricoltura tedesco Ilse Aigner aveva liquidato l'iniziativa dichiarando che le richieste della società civile erano già state accolte, affermazione smentita dagli oltre 20.000 cittadini che hanno scelto di manifestare nonostante il freddo e la pioggia.

19/01/2012
Unione europea: l’avvocato generale della Corte Europea invalida il divieto di commercializzare  sementi non iscritte nel catalogo ufficiale
Fonte: Kokopelli (
http://www.kokopelli-blog.org)
L'avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, Juliane Kottott,  ha stabilito che il divieto di commercializzare sementi  non registrate nel catalogo ufficiale delle varietà non è valido. Secondo l'avvocato, pur essendo contenuto nella legislazione francese ed europea, tale divieto viola il principio di proporzionalità, la libertà d'impresa, la libera circolazione delle merci e il principio di non discriminazione. Le norme che regolano l'iscrizione delle sementi nel catalogo ufficiale, inoltre, non hanno alcun nesso con la salute delle piante, ed è compito degli agricoltori decidere quali varietà coltivare. Il fatto che gli agricoltori siano tenuti a coltivare un numero limitato di varietà autorizzate, infine, riduce la diversità genetica dei campi europei.
Nel 2005 l’azienda di sementi Baumaux ha accusato l'associazione Kokopelli - che opera attivamente per la salvaguardia della biodiversità naturale dal 1999 dedicandosi alla conservazione delle sementi tradizionali - di concorrenza sleale per aver messo in commercio varietà non registrate nel catalogo ufficiale delle sementi. Sconfitta in primo grado nel 2007, l'associazione Kokopelli ha presentato ricorso in appello presso La Corte di Nancy che ha, a sua volta, interpellato la Corte di Giustizia Europea, ottenendo un verdetto che può rivoluzionare la legge europea sulle sementi.

16/01/11
Unione Europea: la BASF rinuncia a produrre Ogm per il mercato europeo
Fonte: BASF, AS-PTA

La BASF smetterà di produrre Ogm per l'Europa. In un comunicato diffuso in data odierna, la multinazionale ha dichiarato che l'opposizione della maggioranza dei consumatori, politici e agricoltori di molti stati d'Europa rende “insensato da un punto di vista commerciale" continuare a investire in prodotti destinati alla regione e che la produzione di colture gm sarà ora principalmente indirizzata ai mercati del Nord e Sud America.
L'evento è stata celebrato come una grande vittoria della volontà dei cittadini europei sul potere di lobby della multinazionale. Solo a marzo del 2010, infatti, la BASF era riuscita a strappare alla Commissione europea, a 10 anni dalla prima e fino ad allora unica autorizzazione alla coltivazione concessa nel blocco, l'approvazione di una patata gm destinata alla produzione di amido per uso industriale (Amflora), nonostante il vegetale fosse dannoso per la presenza di marcatori di geni che inducono resistenza agli antibiotici ed esistessero in commercio varietà tradizionali dotate delle sue stesse caratteristiche. Rigettata dai consumatori, tuttavia, la patata è stata coltivata su solo poche decine di ettari nel 2010 per rimanere completamente invenduta nel 2011.
Dichiara Adrian Bebb di Friends of the Earth Europe: "Abbiamo vinto una battaglia, ma non la guerra". Per l'Europa questo significa chiudere anche con l'importazione degli Ogm, porre fine alla silenziosa contaminazione della nostra filiera alimentare e non accontentarsi di trasferire altrove i costi ambientali, sanitari e sociali degli Ogm.

15/01/11
Unione europea: all'esame delle autorità due mais resistenti al glifosate
Fonte: Gm-Freeze (
http://www.gmfreeze.org/)
Le autorità europee stanno esaminando i dossier di due mais gm resistenti al glifosate. Si tratta del mais GA21 della Syngenta resistente a erbicidi a base di glifosate e del MON88017 della Monsanto, anch'esso resistente al glifosate e che produce la tossina Bt. Le due varietà hanno incassato il rituale via libera dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) alla fine del 2011 e sono state esaminate dal Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali (SCFCAH) lo scorso 12 gennaio; se autorizzate potrebbero essere coltivate sul suolo europeo. L'organizzazione indipendente GMFreeze lancia l'allarme e dichiara  che la possibilità di autorizzare la coltivazione di piante resistenti al glifosate entro il blocco non dovrebbe neppure essere presa in considerazione per almeno due buone ragioni:

1. contrariamente a quanto dichiara la Monsanto, con l'avallo dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (EPA) statunitense, il glifosate irrorato sui campi contamina le acque sotterranee. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori dell'Istituto di Diagnosi Ambientale e Studi sull'Acqua (CSIS) di Girona che, avendo esaminato 140 campioni di acqua prelevati in 11 diversi siti della Catalogna tra il 2007 e il 2010, vi hanno rinvenuto tracce di glifosate nel 41% dei casi. Lo studio spagnolo è il primo ad aver provato la contaminazione delle acque sotterranee ad opera del Roundup in Europa. Un'indagine più ampia, condotta dallo US Geological Service negli Stati Uniti, ha dimostrato che il glifosate ha contaminato i fiumi del bacino del Mississippi.
2. Nonostante le colture resistenti al glifosate non siano coltivate in Europa, in Spagna 5 specie vegetali hanno già sviluppato capacità di resistenza al prodotto usato quantità eccessive per il controllo delle infestanti dei frutteti. Specie resistenti, inoltre, sono state identificate in Francia, Italia, Repubblica Ceca, Portogallo e Grecia (International Survey of Herbicide Resistant Weeds).

13/01/12
Francia: resta fermo il divieto di coltivazione sul mais MON810
Fonte: Confederation Paysanne (
http://www.confederationpaysanne.fr)
Coltivare il mais MON810 della Monsanto sarà vietato anche nel 2012. Lo hanno dichiarato i ministri dell'Ecologia e dell'Agricoltura al termine di un incontro con i rappresentanti degli agricoltori. Lo scorso 7 gennaio, attivisti dell'associazione "Confederation Paysanne" e gruppi di apicoltori avevano pacificamente occupato un centro di ricerca della Monsanto Francia (comune di Monbéqui) per chiedere il mantenimento del divieto di coltivazione sul mais MON810 bocciato dal Consiglio di Stato con sentenza del 28 novembre 2011. Ad allarmare gli agricoltori, e in particolare gli apicoltori, il rischio che la contaminazione provocata dal polline del mais transgenico rendesse non commerciabile il miele di loro produzione, secondo quanto stabilito da una sentenza della Corte di Giustizia Europea di poco precedente (06/09/11) (2). Nel corso della giornata, una delegazione di attivisti era stata ricevuta dal prefetto della Tarn-et-Garonne ottenendo un colloquio con Nathalie Kosciusko e Bruno Le Maire per il venerdì successivo. Sentiti gli agricoltori, i ministri hanno confermato quanto annunciato dall'esecutivo all'indomani della sentenza del Consiglio di Stato: il divieto di coltivazione sul mais MON810 resterà in piedi nonostante il parere sfavorevole del maggior tribunale amministrativo del paese.

12/01/2011
Portogallo: governo USA ostacola creazione di una zona libera dagli Ogm nelle Azzorre
Fonte: Plataforma Transgenicos Fora (
http://stopogm.net), Lusa, Amigos dos Açores
L'ambasciata statunitense di Lisbona ha tentato di impedire che nella Regione Autonoma delle Azzorre sia istituita una zona libera dagli Ogm. Secondo l'agenzia di informazione Lusa, a dicembre del 2011, l'ambasciatore statunitense Allan Katz ha scritto all'Assemblea legislativa della regione esprimendo “forte preoccupazione” per l'intenzione del governo locale di interdire la coltivazione degli Ogm e chiedere che agli agricoltori dell'arcipelago sia dato accesso a una tecnologia a suo dire vantaggiosa e priva di controindicazioni per la salute umana e per l'ambiente. L'ambasciatore ha dichiarato, inoltre, di aver fatto giungere il proprio appello al presidente del governo azzoriano Carlos Cesar e al ministro dell'Agricoltura portoghese Assunçao Cristas. La “Plataforma Transgenicos Fora” si è detta non sorpresa dalla notizia. Cabli di diplomatici statunitensi resi pubblici da WikiLeaks nei mesi passati, infatti, hanno dimostrato che il governo degli Stati Uniti esercita regolarmente pressione sui governi europei ed extra-europei per forzare l'adozione delle colture gm. La Coalizione ha esortato il governo delle Azzorre a non desistere dal proprio progetto richiamando alcuni dati: gli Ogm sono presentati come innocui ma la stessa Food and Drug Administration (FDA) statunitense rifiuta di apporre qualsiasi sigillo di sicurezza sui prodotti gm in circolazione negli Stati Uniti; gli agricoltori dell'arcipelago azzoriano hanno avuto accesso a sementi gm sin dal 2005 ma hanno scelto di continuare a praticare un'agricoltura tradizionale; tra il 2007 e il 2008 gli Ogm sono stati abbandonati anche dal 48% degli agricoltori del Portogallo continentale che li aveva adottati; il diritto di proibire la coltivazione degli Ogm in stati o regioni è già stato riconosciuto dalla Commissione europea che nel 2010 ha ufficialmente accettato la dichiarazione di Madeira come isola libera dai transgenici; se gli Ogm fossero realmente vantaggiosi non vi sarebbe necessità di fare pressioni perché siano accettati.

09/01/12
Stati Uniti: Corte federale solleva l'USDA dall'accusa di aver danneggiato l'ambiente autorizzando la coltivazione dell'erba medica resistente al glifosate
Fonte: Seed Today

Secondo il giudice federale Samuel Conte il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) non è responsabile dei danni ambientali che l'erba medica gm resistente all'erbicida Roundup della Monsanto arrecherà all'ambiente. Il Dipartimento, cioè, pur avendo nuovamente autorizzato la coltivazione senza restrizioni del vegetale ai principi del 2011 non sarebbe giuridicamente responsabile del maggiore uso di glifosate che sarà provocato dalla coltivazione intensiva della pianta perché “privo dell'autorità di decidere dove e in che modo debba essere utilizzata la sostanza”. Di tale decisione dovrebbe, se mai, rispondere l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (EPA) che ha autorizzato l'uso del prodotto in combinazione con l'erba medica gm della Monsanto. Se le accuse mosse dai ricorrenti si rivelassero fondate, ha aggiunto il giudice, sarebbe preoccupante che l'EPA non abbia ancora valutato l'impatto del glifosate sulla maggior parte delle specie vegetali con cui l'erba medica transgenica potrà venire in contatto, tanto più che un'indagine sulle specie a rischio di livello nazionale in relazione all'erbicida Roundup non è attesa prima del 2015. Tuttavia, ha precisato ancora il giudice, la Corte non è in condizioni di giudicare se l'operato dell'agenzia è conforme alle norme sull'ambiente.
Il Center For Food Safety ha avviato un'azione legale contro l'USDA e la Monsanto nel 2007 nel tentativo di bloccare l'introduzione nell'ambiente dell'erba medica gm resistente al glifosate (Roundup Ready - RR). L'erba medica, infatti, è coltivata senza l'uso di pesticidi anche in sistemi non biologici. In 10 anni di coltivazione commerciale, inoltre, le colture RR hanno incrementato di quasi 13 volte la quantità di glifosate utilizzato nel paese, portandola dai 4.4 milioni di libbre del 2000 ai 57 milioni di libbre del 2010 (dati diffusi dal Servizio Nazionale di Statistiche Sull'Agricoltura dell'USDA nel 2010). Come conseguenza l'aria e l'acqua del bacino del Mississippi, ove è più intensa la coltivazione della soia, del mais e del cotone RR, sono ormai contaminate (indagine dello US Geological Survey). Più di 10 piante, inoltre, sono divenute insensibili all'azione del composto e  possono essere debellate solo con l'uso di altri pesticidi o estirpate manualmente. Appreso della pilatesca sentenza, il Center For Food Safety ha fatto sapere che continuerà la battaglia ricorrendo in appello.

11/2011Canada: il governo medita di legalizzare la contaminazione transgenica
Fonte: CBAN, The Organic & Non-GMO Report (
http://www.non-gmoreport.com)
Il Canada vorrebbe legalizzare la contaminazione genetica delle derrate alimentari importate dall'estero. Attualmente, i prodotti contaminati da Ogm non autorizzati nel paese sono respinti, quale che sia la percentuale di materiale gm illegale in essi contenuta (politica cosiddetta della "tolleranza zero"). Il governo canadese, tuttavia, vorrebbe autorizzare un certo grado di contaminazione delle granaglie, dei semi, dei prodotti alimentari e dei mangimi nella convinzione che il futuro proliferare dei prodotti gm renda inevitabile la contaminazione di specie e varietà tradizionali, e che la politica della "tolleranza zero" possa trasformarsi in un intralcio per le transazioni commerciali con l'estero.
Pronunciandosi nell'ambito della consultazione pubblica lanciata dal governo, le organizzazioni della società civile hanno bocciato seccamente la proposta governativa rilevando che questa è improntata a considerazioni esclusivamente commerciali e non a preoccupazioni di ordine sanitario e ambientale come sarebbe giusto essendo in discussione l'ingresso nel paese di prodotti destinati all'alimentazione umana e animale. L'attuale sistema federale di regolamentazione degli Ogm, ha puntualizzato la "Rete di Azione sulle Biotecnologie Canadese" (CBAN), presenta falle più volte denunciate dalle organizzazioni indipendenti, ma prevede una valutazione della sicurezza dei prodotti in ingresso nel paese. I provvedimenti ipotizzati dal governo, invece, comporterebbero la creazione di un sistema di eccezioni che esporrebbe i cittadini a nuovi rischi. Gli stati, infatti, adottano spesso decisioni divergenti in merito agli Ogm, come prova, tra gli altri, il caso dell'ormone gm per la crescita dei bovini della Monsanto autorizzato negli Stati Uniti ma non importato in Canada.
L'obiezione fondamentale, tuttavia, riguarda la visione di un pianeta saturo di prodotti gm delineata dal governo nel suo briefing informativo. Dopo quasi un ventennio di ricerche, infatti, solo un numero esiguo di colture gm ha raggiunto il mercato e, cosa ben più grave, i transgenici hanno fallito alla prova dei fatti. Dichiara Hans Herren, scienziato e co-presidente dell'Indagine internazionale sullo sviluppo dell'agricoltura (IAASTD) patrocinata dalla Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite: "Nel medio o lungo periodo le colture gm non apportano alcun beneficio ne' agli agricoltori ne' ai consumatori". Di contro, causano vere e proprie emergenze ambientali, rendono gli agricoltori dipendenti da costosi fattori di produzione (sementi ed erbicidi) e promuovono un sistema produttivo vulnerabile, incentrato sulla rotazione di poche colture e sulla monocoltura. Il fatto che la contaminazione delle varietà e delle specie tradizionali sia praticamente inevitabile, come denuncia da anni la società civile, è una ragione in più per abbandonare "l'esperimento Ogm", non per indebolire ulteriormente il sistema di tutela dei cittadini e dell'ambiente.