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Newsletter EQUIVITA
"Biotecnolgie e loro diffusione nel mondo"
Novembre 2011

28/11/2011
Argentina: primo processo penale contro chi contamina centri abitati con pesticidi
Fonte: D
íaaDía, Página12
Agli inizi del nuovo anno tre persone saranno processate penalmente per aver contaminato con sostanze pesticide un quartiere della città di Cordoba. Tra il 27 febbraio e il 2 marzo 2012 un proprietario terriero, un suo affittuario e un pilota di aerei dovranno comparire dinanzi alla "Cámara primera del crimen" di Cordoba per aver effettuato irrorazioni aeree di pesticidi a poca distanza dall'abitato. Gli imputati rischiano da 3 a 10 anni di carcere.
Dichiara Gustavo Gómez, procuratore federale di Tucumán ed esperto di diritto ambientale: "E' fondamentale che nelle cause ambientali ci sia una condanna penale. Il ricorso alla Corte Suprema è inefficace perché l'amministrazione della giustizia è carente nel nostro paese e i poteri economici e politici spesso non ottemperano alle disposizioni della Corte".
La vicenda ha avuto inizio nel 2008, quando l'allora segretario alla salute della Municipalità di Cordoba, Medardo Ávila Vásquez, denunciò irrorazioni aeree di pesticidi nelle immediate vicinanze del quartiere Ituzaingò Anexo. L'inchiesta, successivamente condotta dal procuratore Carlos Matheu, ha permesso di accertare che l'area era contaminata da un cocktail di sostanze tossiche. Dichiara Matheu: "Abbiamo prove schiaccianti. Dai campi colpiti dalle irrorazioni sono stati prelevati campioni di endosulfan e glifosate a 200 metri dalle abitazioni".
Le prime denunce dei danni delle irrorazioni aeree di pesticidi risalgono al 2002. Da allora sono stati registrarti 200 casi di cancro e 100 decessi. Spiega ancora Gustavo Gómez: "Questo giudizio è importantissimo perché è in gioco non soltanto la sorte di queste tre persone. Il processo può fare giurisprudenza e andare a toccare gli interessi della Monsanto e delle grandi imprese che utilizzano agro-tossici per accrescere i profitti".

25/09/11
India: la nuova legge sulle colture gm è un palese esempio di corruzione
Fonte: PolicyMic – India

Nonostante il parere contrario degli stati federati  e l’accesa opposizione di agricoltori e ambientalisti in protesta davanti al Parlamento, l’India sta per approvare un nuovo progetto di legge sulle biotecnologie che favorirà l’introduzione di nuovi Ogm nel paese. Nel 2010, proteste di massa erano riuscite a fermare l’introduzione di una varietà di melanzana gm, un ortaggio di cui l’India è il maggiore esportatore del mondo grazie alle oltre 250 varietà coltivate. L’allora ministro dell’ambiente, dopo aver effettuato consultazioni pubbliche in molti degli stati federati, era riuscito a far approvare una moratoria a tempo indeterminato sulla melanzana gm;. Ma questa nuova proposta di legge, ribattezzata BRAI 2011 (Biotechnology Regulatory Authority of India), rischia ora di vanificarne l’operato. Essa prevede l’istituzione di un nuovo ente normativo con massima autorità su ricerca, trasporto, importazione, produzione e uso di Ogm e altri prodotti creati mediante biotecnologie. L'accentramento del potere decisionale nelle mani di un solo ente spoglia gli stati federati delle prerogative faticosamente conquistate in materia di Ogm (ad esempio, facoltà di autorizzare sperimentazioni in campo), nonché del diritto costituzionalmente garantito di decidere delle questioni riguardanti l'alimentazione e la salute.
La proposta di legge autorizza la coltivazione sperimentale degli Ogm, precedentemente vietata, autorizza laboratori non certificati a condurre test di biosicurezza sugli Ogm e soprattutto nega ai cittadini l'accesso all'informazione sulla sicurezza dei transgenici, in manifesta violazione con quanto stabilito nel 2005 da apposita legge (Right to Information Act). Più che un organo per la regolamentazione dei transgenici, quindi, esso si configura come un ente di promozione, come dimostra non soltanto il mandato conferitogli, ma anche la sua composizione: i cinque membri di cui sarà composto proverranno dal Dipartimento delle Biotecnologie (DBT), istituzione che attualmente sovvenziona con fondi pubblici la ricerca sugli Ogm nel paese e, colmo dell’ironia, si occupa di canalizzare i finanziamenti di governi stranieri in progetti di sviluppo di colture gm. Che il progetto di legge sia il risultato di una collusione di interessi tra mondo della politica e aziende private è più di un sospetto, essendo stato promosso, tra gli altri, dal ministro dell’agricoltura che possiede a titolo personale azioni della Mayco, società produttrice dei semi di cotone gm e a sua volta in parte proprietà della Monsanto.
In India l'unica coltura gm di cui sia stata finora autorizzata la coltivazione è il cotone Bt. Studi di origine più disparata hanno dimostrato che la coltura gm non solo è stata un’esperienza fallimentare, ma ha anche creato nuovi problemi. Solo per citarne alcuni, ha aggravato la condizione di indebitamento dei contadini (le sementi gm coperte da brevetto costano di più e devono essere acquistate ad ogni nuova semina), ha diminuito la produttività, ha fatto crescere la spesa per i pesticidi. In centinaia di controversie per debiti o suicidi di agricoltori il ministero viene accusato di condurre prove su campo illegali e di manomettere i rapporti. Nuove autorizzazioni di fallimentari colture gm sarebbero quindi un vero disastro in un paese dove oltre il 50% della popolazione vive di agricoltura.

19/11/2011
Mali: Coalizione internazionale di contadini contro l’accaparramento di terre
Fonte: Via Campesina (
www.viacampesina.org)
Il 19 novembre a Sélingué, Mali, alla chiusura della conferenza internazionale “Stop the Land Grab”, promossa dal CNOP (Coordinamento delle organizzazioni contadine) del Mali e da La Via Campesina, 250 agricoltori provenienti da 30 paesi hanno dato vita a una coalizione internazionale con l’obiettivo di contrastare in via d’urgenza il fenomeno dell’accaparramento delle terre. Il movimento, capeggiato direttamente dai contadini, avrà il sostegno di diverse organizzazioni sociali. Secondo stime ufficiali, 60-80 milioni di ettari in tutto il mondo (30 milioni in Africa e 800.000 nel solo Mali) sono già stati venduti o dati in affitto a élite nazionali o multinazionali, oppure a investitori (fondi finanziari o pensioni) che le utilizzano a fini di profitto o speculazione per coltivazioni agricole intensive di tipo industriale (es. agro-carburanti), attività estrattive, acquisizione di crediti sul mercato delle emissioni nocive, realizzazione di strutture turistiche, grandi opere infrastrutturali (es. dighe) ecc ... Con la complicità dei governi, le terre sono state così sottratte ai piccoli coltivatori locali e alle donne, di cui costituivano la principale e tradizionale fonte di sostentamento, spesso con metodi violenti. Considerata la natura segreta e illegale di questi contratti, la cifra rappresenta solo la punta dell’iceberg.
La coalizione ha adottato un piano d’azione e istituito un osservatorio per la raccolta e lo scambio di dati. Inoltre, ha emesso una dichiarazione contro l’accaparramento delle terre (http://viacampesina.org/en/index.php?option=com_content&view=article&id=1154:stop-land-grabbing-now&catid=23:agrarian-reform&Itemid=36). L’unico modo per garantire la sovranità alimentare del pianeta è attuare riforme agrarie e politiche del territorio a favore dei piccoli agricoltori, in modo da sostituire il modello dell'agri-business con un’agricoltura su scala ridotta rispettosa dell’ambiente e delle comunità rurali.

24/11/11
Ufficio Europeo dei Brevetti: preoccupa decisione interlocutoria su un metodo di riproduzione animale
Fonte: No Patents on Seeds
(
http://www.no-patents-on-seeds.org)
Nel corso dell'udienza celebrata oggi, l'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) di Monaco ha stabilito che un procedimento per la selezione del sesso delle mucche e le cellule spermatiche da questo derivate sono invenzioni brevettabili. Il verdetto definitivo, tuttavia, sarà emesso a maggio 2011, quando l'Ufficio tornerà a pronunciarsi sul brevetto EP1257168 della società statunitense "XY LLC" per stabilire se il procedimento e il relativo materiale biologico posseggono anche il carattere di novità richiesto dalla legge.
Avverte la coalizione "No Patents on Seeds": "Questi brevetti possono avere conseguenze enormi sulla riproduzione animale e sull'agricoltura, perché la riproduzione degli animali da allevamento avviene spesso per inseminazione artificiale e altre richieste di brevetto, su materiale riproduttivo o sugli animali stessi, sono già state depositate presso l'EPO. L'esito di questa revisione, quindi, influenzerà anche le loro sorti, così come il brevetto sul broccolo e sul pomodoro funzioneranno da precedenti nel campo della riproduzione vegetale".
Il problema di questo brevetto, secondo il Comitato Scientifico Antivivisezionista EQUIVITA, riguarda oltretutto la scarsissima considerazione dell’animale, considerato esclusivamente nel suo ruolo produttivo. Sarebbe opportuno, per contro, una messa in discussione della mercificazione del vivente a cui sono evidentemente connessi sia gli allevamenti intensivi che brevetti come questo.
Nella sua formulazione originale, il brevetto concesso dall'EPO alla società statunitense nel 2005 copriva anche la selezione del sesso nella riproduzione degli esseri umani, ma la ferma opposizione di Greenpeace ha condotto alla cancellazione di questa componente particolarmente scabrosa. Il brevetto EP1257168 è stato, inoltre, fortemente avversato dal Gruppo Verde del Parlamento europeo, e in particolare da Martin Häusling, che prima della sentenza dell'EPO ha chiesto la revoca integrale del brevetto e una presa di posizione netta da parte della Commissione europea contro la brevettazione di piante, animali e del materiale biologico necessario alla riproduzione.
Dichiara Fabrizia Pratesi di EQUIVITA: “La decisione odierna è ancora solo parziale, ma preoccupa, perché negli ultimi due mesi l'EPO ha alternato colpi di mano (revoca dell'udienza sul brevetto sul broccolo 20.10.11) a manovre distensive (rinvio del brevetto sul pomodoro “disidratato” a una corte interna 8.11.11) per continuare ad allargare le maglie della brevettabilità ben oltre i limiti fissati dalla permissiva Direttiva europea sulle invenzioni biotecnologiche”.

28/11/11
Francia: Consiglio di Stato annulla la moratoria sulla coltivazione del mais MON810, ma il governo è deciso a mantenerla
Fonte: InfOGM
(
http://www.infogm.org)
Il Consiglio di Stato ha bocciato il divieto di coltivazione sul mais gm MON810 emesso dal governo a partire dal 2007. Secondo il Consiglio di Stato, il ministro dell'Agricoltura non ha dimostrato che il mais gm può arrecare rischio alla salute dell'uomo o all'ambiente. I ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura, tuttavia, hanno ribadito la loro opposizione al mais transgenico, specificando che i dubbi sulla sicurezza ambientale del vegetale, sollevati dall'Alto Consiglio delle Biotecnologie nel 2009 e da successivi studi scientifici, non sono stati fugati e che il governo intende continuare a impedire che il mais sia coltivato sul suolo nazionale.
Nell'emanare il divieto di coltivazione, il governo francese ha invocato una clausola di salvaguardia (Direttiva 2001/18) e ha adottato una misura d'urgenza (Regolamento 1829/2003). La Monsanto ha impugnato tali provvedimenti davanti al Consiglio di Stato, che ha interpellato la Corte di Giustizia Europea. Secondo quest'ultima (decisione dell'11/11/2011), il divieto sul mais MON810 poteva essere emanato solo in base al Regolamento 1829/2003, che impone, tra l'altro, che gli Stati membri provino, oltre all'urgenza, l'esistenza di una situazione suscettibile di mettere a rischio manifesto la salute umana, animale o l'ambiente. Secondo il Consiglio di Stato, cui spetta  l'onere di rendere operativa la decisione della Corte europea, il ministro dell'Agricoltura non sarebbe riuscito a provare ne' l'esistenza di un rischio rilevante ne' l'urgenza di agire.
Il governo francese è così stato condannato a versare 14.000 euro da distribuire tra la Monsanto e altri soggetti partecipanti al ricorso. L'annullamento della moratoria, inoltre, è immediato e, mentre si attendono nuovi provvedimenti da parte del governo le imprese potranno vendere sementi di mais MON810. Alla luce della ribadita opposizione del governo, tuttavia, qualsiasi investimento nelle sementi gm appare oggi rischioso sul piano finanziario. Le semine, infatti, non avranno inizio che nei primi mesi del nuovo anno e il governo avrà tutto il tempo per elaborare una nuova strategia e nuovi argomenti con cui mantenere fermo il divieto sul  mais gm MON810.

05/11/11
Perù: Parlamento approva moratoria decennale sugli Ogm
Fonte: Agence France Press, InfOgm

Il Congresso peruviano ha approvato con schiacciante maggioranza una moratoria di 10 anni che vieta la coltivazione e l’importazione di prodotti Ogm, a tutela della biodiversità del paese. Proprio nei primi mesi di quest’anno il presidente uscente Alan Garcia aveva tentato di forzare l’approvazione di un decreto a favore degli Ogm, suscitando una netta opposizione e provocando le dimissioni del ministro dell’Agricoltura e l’emanazione di una moratoria. Quella moratoria, tuttavia, non è stata mai ratificata ed è ora stata nuovamente sottoposta all’approvazione del Congresso peruviano. Non si dubita che il nuovo presidente, Ollanta Humala, dichiaratamente  anti-Ogm, apporrà la sua firma definitiva.
La moratoria di dieci anni vieta l’importazione o la produzione locale di Ogm a scopo di coltivazione o allevamento, anche in ambienti acquatici. Sono ammesse, tuttavia, la coltivazione sperimentale in spazi confinati, l'importazione di Ogm e derivati destinati all'alimentazione umana o animale o alla trasformazione, e l’importazione di prodotti farmaceutici o veterinari che li contengano.
Con un fatturato di 3 miliardi di dollari l’anno e 40.000 produttori certificati, l’economia peruviana è fortemente orientata alla produzione biologica, in particolare di caffè e cacao, due colture per cui nel mondo non sono state ancora commercializzate varietà transgeniche. Anche se incompleta, la moratoria è stata accolta favorevolmente dall’associazione dei consumatori e dalla CONVEAGRO, la principale confederazione degli agricoltori peruviani.