Comitato Scientifico EQUIVITA
Newsletter “Biotecnologie e loro diffusione del mondo”
Settembre 2011

29/09/11
Brasile: Commissione tecnica di biosicurezza approva il fagiolo transgenico
Fonte: Ultima Instancia

La Commissione tecnica nazionale di biosicurezza (CTNBio) ha autorizzato con 15 voti favorevoli, 5 contrari e 2 astenuti la coltivazione su scala commerciale di un fagiolo geneticamente modificato per resistere al virus del mosaico giallo, patologia vegetale particolarmente diffusa nelle zone tropicali del paese. Il vegetale è stato sviluppato dalla EMPRABA (Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária), impresa legata al ministero dell'Agricoltura, e potrebbe essere seminato già a partire dal 2014.
Il verdetto della Commissione ha sollevato la ferma condanna di vasti settori della società. A livello istituzionale, il Consiglio nazionale di sicurezza alimentare e nutrizionale (CONSEA), organo consultivo legato alla Presidenza della Repubblica, ha criticato la decisione di investire nello sviluppo di un vegetale transgenico che comporterà ulteriore utilizzo di agro-tossici.
La CONSEA ha evidenziato, inoltre, il rischio di contaminazione per le varietà naturali di fagiolo e la mancanza di sperimentazioni in regioni chiave del paese, come il Nordest, dove la pianta è tradizionalmente coltivata in aziende agricole a conduzione familiare.
L'Istituto brasiliano per la tutela del consumatore (IDEC), da parte sua, ha bollato come precipitosa l'approvazione del fagiolo, evidenziando la mancanza di studi adeguati sulla sicurezza di un prodotto che occupa un ruolo di assoluto primo piano nell'alimentazione del paese. Preoccupazione è stata espressa, poi, da più parti per il fatto che i cittadini, e persino alcuni membri della CTNBio, ignorino a tutt'oggi che materiale sia stato introdotto nel fagiolo per la modifica genetica, mentre pesanti irregolarità procedurali sono state denunciate nel corso dell'intero processo di autorizzazione.

09/11
Stati Uniti: studio dimostra: coltivare biologico conviene anche economicamente
Fonte: American Society of Agronomy, Mongabay.com, PANNA
(
https://www.agronomy.org/publications/aj/view/103-5/aj10-0371-pub.pdf)
L'agricoltura biologica è più redditizia e sicura dal punto di vista economico di quella convenzionale, anche nel lungo periodo. Lo dimostra uno studio pubblicato nel numero di settembre-ottobre dell'"Agronomy Journal". Un gruppo di agronomi ed economisti dell’ Università del Minnesota ha constatato, dopo uno studio ventennale, che le coltivazioni biologiche producono un guadagno maggiore di quelle convenzionali, anche qualora  la maggiorazione del prezzo applicata ai prodotti biologici venisse ridotta della metà.
I costi di produzione, infatti, sono inferiori (166 $ per acro contro 198 $ per acro), principalmente perché il costo del controllo meccanico delle infestanti è inferiore al prezzo degli erbicidi utilizzati nelle coltivazioni convenzionali. Lo studio dimostra, infine, che il rischio di perdita dei raccolti è inferiore nelle coltivazioni biologiche, più stabili e meno vulnerabili a possibili eventi meteorologici avversi, insetti nocivi e malattie.
"Studi precedenti hanno dimostrato in modo pressoché unanime che l'agricoltura biologica può competere economicamente con quella tradizionale", spiega Timothy Delbridge, ricercatore di Economia agraria e coordinatore della ricerca. "Ciò che distingue la nostra ricerca, tuttavia, è l'estensione dei terreni utilizzati nella sperimentazione e la longevità del progetto di ricerca. Queste due caratteristiche ci permettono di avere un quadro completo della variabilità dei rendimenti".

21/09/11
Australia: Commissione parlamentare boccia proposta di legge che vieta i brevetti sui geni umani
Fonte: Senato australiano, Patent Docs

La Commissione legislativa per gli affari legali e costituzionali del senato australiano ha emesso parere sfavorevole su una proposta di legge che vieta la brevettazione dei geni umani. La proposta di legge (Patent Amendment - Human Genes and Biological Materials - Bill 2010) intende modificare la sezione 18 del Patents Act, legge nazionale sui brevetti in vigore dal 1990, per escludere dalla brevettabilità "materiali biologici identici o sostanzialmente identici a quelli esistenti in natura".
Lo scorso 21 settembre, la Commissione ha chiesto al senato di respingere tale proposta di legge giudicandola inadatta a risolvere i problemi causati dai brevetti sui geni umani e altri materiali biologici, e suscettibile di generare "una serie di conseguenze non preventivate sull'intero sistema dei brevetti, con effetti difficili da prevedere su diversi settori e industrie". Uno dei proponenti, il senatore liberale Bill Heffernan, tuttavia, ha precisato che la legge non mette in discussione il principio su cui si regge il sistema brevettuale nazionale, e cioè che un'innovazione debba essere ricompensata con la concessione di un brevetto, bensì contesta le migliaia di brevetti concessi negli ultimi trenta anni su materiali biologici da sempre esistenti in natura come geni e proteine umane. "Il sistema dei brevetti", ha sottolineato il senatore, "non è nato per proteggere semplici scoperte". La proposta di legge mira, pertanto, a correggere un'aberrazione della prassi brevettuale e a ripristinare la legalità. In quanto tale, è sostenuta da società mediche, scientifiche e da gruppi di tutela dei pazienti, che nell'uso improprio dei brevetti vedono una minaccia alla libertà della ricerca e alla possibilità di accesso dei cittadini alle cure mediche. Il senatore Heffernan ha citato, inoltre, il precedente degli Stati Uniti, dove, in un documento depositato presso la Corte di Appello federale a novembre del 2010, lo stesso Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che "il DNA dei geni isolato ma non altrimenti alterato non è brevettabile". 
Ma la battaglia non si arresta. I senatori rispediscono al mittente la stroncatura della Commissione e chiedono al senato di approvare la legge per correggere una rotta evidentemente deviata.

20/09/11
Cina: studio dimostra: incorporiamo informazioni genetiche dal cibo che consumiamo
Fonte: The Scientist

I microRNA* di comuni colture vegetali come il riso e il cavolo possono essere rinvenuti nel sangue e nei tessuti dell'uomo. Uno in particolare, MIR168a, molto abbondante nel riso, può inibire l'azione di una proteina che contribuisce a eliminare dal sangue le lipoproteine a bassa densità (LDL; anche note come “colesterolo cattivo”). Ciò lascia supporre che i microRNA assorbiti per via alimentare possano influenzare l'espressione genica di organismi di regni differenti.
La scoperta si deve a un'equipe di ricercatori dell'Università cinese di Nanchino, autori di uno studio recentemente pubblicato sulla rivista “Cell Research”. Guidati dal biologo molecolare Chen-Yu Zhang, i ricercatori hanno sequenziato i microRNA presenti nel sangue di 31 soggetti sani, individuando quasi 40 tipi di microRNA vegetali, alcuni dei quali in concentrazioni paragonabili a quelle dei più importanti microRNA umani. Uno di questi, il MIR168a, una volta raggiunto il fegato, si lega all’mRNA del gene LDLRAP1, riducendo i livelli della proteina e ostacolando l’eliminazione delle LDC dal sangue.
“Dal punto di vista degli Ogm”, commenta GMWatch, “lo studio implica che se introduciamo in una coltura destinata all'alimentazione umana un gene che, esprimendo una molecola di microRNA, silenzia geni dell'organismo ospite o di un insetto nocivo, occorre valutare anche i danni che tale prodotto può provocare all'uomo. Le molecole di microRNA e siRNA presenti nel vegetale, infatti, possono inavvertitamente silenziare l'espressione dei geni umani danneggiando la salute dell'uomo”.

*I microRNA sono sequenze molto brevi di RNA scoperte all'inizio degli anni '90. I microRNA possono influenzare l'espressione dei geni legandosi all'mRNA, spesso producendo effetti inibitori. Da quando si è scoperto che possono circolare nel sangue trasportati da particelle note come microvescicole, i microRNA hanno attratto l'attenzione dei ricercatori in quanto possibili biomarcatori di diverse malattie.

01/09/11
Stati Uniti: Obama lascia cadere l'indagine antitrust sulla concentrazione delle sementi
Fonte: Daily Yonder, USA

Il presidente Barack Obama sembra intenzionato a lasciar cadere l'indagine antitrust sul mercato delle sementi. Durante un discorso tenuto alla "Seed Savers Exchange", organizzazione che si batte per il recupero e la condivisione dei semi tradizionali, il presidente non ha fatto parola dell'indagine, nonostante l'occasione fosse quanto mai propizia per rilanciare la battaglia contro la crescente tendenza alla privatizzazione e concentrazione della proprietà delle sementi. Rivolgendosi agli astanti, il presidente ha parlato della necessità di creare nuova occupazione e della paralisi che attanaglia il Congresso, trascurando il fatto che per creare nuove opportunità economiche nell'America rurale occorra innanzitutto contrastare la concentrazione dei mercati nei diversi settori dell'industria agricola.

Inizialmente l'amministrazione Obama si è mostrata intenzionata ad affrontare il problema. Nel 2010 i Dipartimenti dell'Agricoltura e della Giustizia hanno organizzato pubbliche udienze su tutti gli aspetti della concorrenza nel settore agricolo. Agricoltori e organizzazioni di tutela degli agricoltori, allevatori, piccole imprese e consumatori hanno guardato con speranza alle indagini condotte dalle agenzie sulla concentrazione delle industrie sementiera, zootecnica, lattiero-casearia, del pollame e della vendita di alimenti al dettaglio. Ma la speranza è presto sfumata. Nessuna delle due agenzie, infatti, ha dato cenno di voler proseguire le indagini o di voler prendere provvedimenti sulla scorta dei risultati ottenuti, ne' sembra intenzionata a pubblicare un rapporto in risposta alle migliaia di dichiarazioni rilasciate da quanti hanno partecipato alle udienze.
Questo dimostra come la concentrazione dell'industria sementiera e l'invasiva presenza dei brevetti condizioni le scelte degli agricoltori. Todd Leake del North Dakota, produttore di soia da 30 anni, racconta che dieci anni fa poteva scegliere tra centinaia di varietà di soia non gm, mentre oggi non ce n'è che una manciata perché la ricerca si concentra ormai prevalentemente su varietà gm brevettate che non possono essere legalmente riseminate dagli agricoltori. "Come agricoltore", dichiara, "sono costretto ad acquistare Ogm. I brevetti e la concentrazione dell'industria delle sementi, combinati insieme, mi hanno spinto nella trappola degli Ogm". Eric Nelson dell'Iowa, agricoltore e allevatore da quattro generazioni, chiede: "Come risanare l'industria delle sementi? Dichiarando illegali tutti i monopoli e le pratiche anticoncorrenziali a questi collegate e riconsiderando quanto sia sicuro per un paese e avveduto concedere brevetti di lunga durata su entità viventi". Anche Christine Varney, sottosegretario per l'antitrust del Dipartimento di Giustizia, ora passata ad altro incarico, si è dichiarato dello stesso avviso: "In passato i brevetti sono stati utilizzati per conservare o estendere monopoli, ma ciò è illegale. Tali violazioni prendono spesso la forma di contratti contenenti clausole vessatorie. A tale proposito l’agricoltore dell'Indiana David Runyon racconta di essere stato perseguito dalla Monsanto per violazione di brevetto, mentre i suoi campi di soia convenzionale erano stati contaminati dalla soia gm di un agricoltore vicino. Runyon contesta il fatto che in simili condizioni la legge non consenta agli agricoltori di fare causa all'unico soggetto veramente responsabile della contaminazione, ovvero la Monsanto. Molti, inoltre, chiedono all'USDA di tutelare la diversità genetica dei semi e delle razze animali, e di lasciare pubblico e accessibile alle università statali il germoplasma. Nota Fred Kirschenmann, agricoltore biologico del Nord Dakota e membro del “Leopold Center”: "Abbiamo perso circa 3 quarti del nostro patrimonio di sementi e quasi il 30% delle razze animali. Ma in un futuro contrassegnato da crescente incertezza climatica abbiamo bisogno rafforzare la diversità genetica non di indebolirla, perché le varietà possano adattarsi a condizioni locali in evoluzione".

07/09/11
Unione europea: la Corte di Giustizia vieta la vendita del miele contaminato con Ogm
Fonte: Greenpeace

Oggi la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha vietato nell'UE la vendita di miele contaminato da Ogm. La Corte ha stabilito che il miele prodotto da un apicoltore tedesco non può essere venduto perchè contaminato da polline proveniente dal mais gm MON810 della Monsanto. Si tratta dello stesso mais transgenico piantato illegalmente in Friuli e recentemente messo sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato.
"La decisione della Corte di Giustizia europea conferma che l'agricoltura Ogm non può coesistere con quella convenzionale e biologica. Quando un Ogm viene coltivato, la contaminazione è inevitabile. È scandaloso che non esista un regime di responsabilità per proteggere apicoltori e agricoltori colpiti dalle coltivazioni transgeniche. La Monsanto deve essere ritenuta responsabile di questo inquinamento genetico e risarcire gli apicoltori colpiti" - sostiene Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace.
Il MON810 è attualmente autorizzato solo per un numero limitato di usi alimentari, che non comprendono la presenza di polline gm nel miele. La decisione della Corte conferma la linea della "tolleranza zero" per la contaminazione illegale da Ogm."Le coltivazioni illegali di mais gm, recentemente scoperte nelle province di Pordenone e Udine, stanno provocando lo stesso genere di contaminazione avvenuta in Germania. Vogliamo proteggere la nostra agricoltura e le nostre produzioni alimentari? Chi risarcirà adeguatamente gli apicoltori e gli agricoltori onesti che in Friuli sono a rischio contaminazione? E chi sono i complici dei folli che hanno seminato illegalmente Ogm in Friuli? - continua Ferrario - È ora che anche il Ministro dell'Agricoltura Saverio Romano adotti la clausola di salvaguardia per vietare una volta per tutte le colture Ogm in Italia".
In Europa il MON810 è coltivato quasi esclusivamente in Spagna, e in misura ridotta in Portogallo, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Romania. Vari Stati Membri - Austria, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo e Ungheria hanno adottato una "clausola di salvaguardia" per vietare la coltivazione di questo prodotto.

21/09/11
Scoperti nel Lazio 2 campi contaminati da Ogm
FONTE: “Il cambiamento”, VAS
L’Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura nel Lazio) ha reso nota la presenza di diverse varietà di mais transgenico illegale (in quanto non autorizzato alla coltivazione in Italia) della Pioneer  in due campi in provincia di Roma. I campi in questione sono stati contaminati con materiale transgenico non rilevato nel controlli ai magazini, ma pericoloso per l’intera filiera alimentare.
“Nei Paesi che coltivano gli Ogm - ha spiegato Capogna – la produzione di sementi non garantisce la segregazione tra varietà Ogm e non-Ogm.”Da ciò si deduce che l’importazione di sementi transgeniche possa contaminare l’intera filera alimentare anche di paesi (come l’Italia) in cui è vietata la coltivazione di Ogm.
Simona Capogna ( di VAS, Verdi-Ambiente-Società) denuncia dunque ciò che EQUIVITA ha sempre smascherato: l’impossibilità di coesiostenza tra queste ultime e le colture tradizionali.