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[i] Tratto dall'articolo "Wait, Did the USDA Just Deregulate All New GM Crops?", Tom Philpott, Mother Jones

 

La regolamentazione federale degli Ogm si regge sin dai tempi di Reagan sul "Coordinated Framework for Regulation of Biotechnology" ("Quadro di coordinamento per la regolamentazione delle biotecnologie"). A dispetto del nome, tale quadro è in realtà un miscuglio di regolamenti basato sull'idea che il controllo degli Ogm possa avvenire senza l'ausilio di nuove leggi. Il risultato è che l'USDA non regolamenta né le colture gm né quelle convenzionali, nonostante i rischi nuovi e totalmente diversi dei transgenici (valga per tutti l'esempio delle "super infestanti").

Sin dall'inizio, tacitamente riconoscendo che le colture gm sono in realtà organismi differenti, l'USDA ha adottato uno stratagemma che le ha consenito di regolamentarle almeno nominalmente. Una legge risalente agli anni 50 ("Plant Pest Act") consente al Dipartimento di limitare l'uso di organismi che possono portare danno alla flora naturale se introdotti nell'ambiente. Tecnicamente le colture gm sono considerate "parassiti delle piante", in quanto gli scienziati dell'industria usano elementi derivati da patogeni naturali delle piante (ad esempio dal virus del mosaico del cavolfiore) come "promotori di DNA", cioè come sostanze che amplificano i tratti genetici introdotti nelle nuove colture (ad esempio la capacità di resistenza a erbicidi). Tali promotori (brevi sequenze di DNA) fanno sì che il tratto genetico desiderato sia sempre espresso, ma non sono presenti nella pianta ingegnerizzata. Il virus del mosaico del cavolfiore, cioè, utilizzato per potenziare il tratto introdotto nei baccelli di soia Roundup Ready, non comporta alcun rischio per le piante tradizionali di cavolfiore. Ciò vale anche per altre sostanze derivate da parassiti vegetali, utilizzate in altre fasi del processo della manipolazione e non presenti nel prodotto finale. Il "Plant Pest Act", quindi, è sempre stato solo un pretesto usato dall'USDA per imporre un minimo controllo sulle colture gm. Tutti i soggetti coinvolti (industria, autorità di controllo, ong, ecc ...) ne erano consapevoli, ma non si sono opposti trovando per ragioni diverse conveniente il mantenimento di questo stato di cose. Per l'industria, ad esempio, il "Plant Pest Act" è stato la "foglia di fico" dietro cui celarsi per affermare che le colture gm fossero adeguatamente regolamentate e giudicate sicure dalle autorità, per i detrattori degli Ogm l'unico strumento impugnabile per richiamare l'USDA al compito di imporre qualche forma di controllo sugli Ogm.

Nel 2000, inoltre, il Congresso ha approvato il "Plant Protection Act", una legge che amplia l'esiguo potere di controllo dell'USDA introducendo la nozione di "pianta nociva" e prevedendo che quasiasi Ogm sucettibile di favorire il propagarsi di infestanti possa essere regolamentato. La finzione, tuttavia, è andata col tempo sempre più logorandosi perché l'industria ha iniziato a produrre Ogm senza usare parassiti, spogliando il Dipartimento dell'Agricoltura di qualsiasi capacità di intervento.

Le decisione presa oggi dall'USDA sull'erba da prato gm modifica ulteriormente il quadro. In una lettera datata 13 settembre 2010, infatti, la "Scotts Miracle Gro" viola il tacito accordo venutosi a creare intorno al "Plant Pest Act" chiedendo che la sua erba resistente al glifosate sia deregolamentata perché "non è un pesticida, né vi sono pesticidi coinvolti nel processo di trasformazione". La richiesta è stata accolta dall'USDA il 1° luglio 2011. Successivamente, ovvero, l'8 luglio, l'USDA, ha deliberato che l'erba gm non è neppure una pianta nociva, nonostante abbia tutte le caratteristiche per propagarsi oltre ogni possibilità di controllo. E' venuto così a cadere anche l'altro argomento utile per imporre dei limiti alla coltivazione della pianta.

In futuro, tale modo di procedere potrebbe essere applicato ad altre piante gm, non assoggettabili a vincoli perché non etichettabili come parassiti delle piante ne' come piante nocive. Ciò, d'altra parte, lascerebbe anche le organizzazioni della società civile prive degli argomenti necessari ad impugnare le autorizzazioni rilasciate dall'USDA.



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