Newsletter EQUIVITA su Ogm
maggio-giugno 2011

06/11
Regolamentazione dei pesticidi: tutto da rifare

Fonte: "Acute Human Lethal Toxicity of Agricultural Pesticides: A Prospective Cohort Study, "Plos Medicine" http://www.plosmedicine.org/article/info:doi/10.1371/journal.pmed.1000357
Attualmente la regolamentazione dei pesticidi è fondata su una classificazione della tossicità dei composti derivante principalmente dal test DL50 (Dose letale 50). I test su animali, tuttavia, non sono in grado di identificare la risposta umana a tali sostanze. E' noto, infatti, che i roditori reagiscono diversamente ai pesticidi, avendo, ad esempio, maggiore capacità di neutralizzare gli effetti nocivi degli insetticidi organofosfati.
Un'inedita indagine sul campo condotta da un team di ricercatori internazionali corrobora le osservazioni già presenti in letteratura con nuove evidenze scientifiche dimostrando che è tempo di emendare la classificazione dei pesticidi stilata dall'OMS (Organizzazioni Mondiale della Sanità) sulla base degli studi su ratti e di ritirare dal mercato le sostanze più pericolose. L'indagine dimostra, inoltre, che è tempo di ripensare globalmente il modo in cui si sperimentano le sostanze chimiche di sintesi immesse nell'ambiente.
Lo studio è stato realizzato con l'intento di proporre possibili strategie di contrasto per un problema di salute pubblica grave ancorché sottovalutato. Quello del suicidio per avvelenamento da pesticidi, che principalmente diffuso nei paesi in via di sviluppo, causa tra 250.000 e 370.000 decessi ogni anno. Monitorando la degenza ospedaliera di 9.302 sri-lankesi che tra il 2002 e il 2008 hanno tentato di togliersi la vita ingerendo una sostanza pesticida, i ricercatori hanno rilevato il tasso di letalità di una vasta gamma di sostanze d'uso comune. L'indagine è servita a evidenziare che esistono notevoli difformità tra le classificazioni OMS dei pesticidi e gli effetti da questi indotti nell'uomo. Essa ha evidenziato, inoltre, che le sostanze collocate dall'OMS in una stessa classe di tossicità e destinate allo stesso uso agricolo presentano livelli di pericolosità molto eterogenei tra loro.
Il paraquat, ad esempio, risultato essere l'erbicida più letale tra quelli analizzati perché ha causato la morte del 43% pazienti che l'hanno ingerito (243 su 569), è classificato dall'OMS come "moderatamente tossico". Gli insetticidi organofosfati di calsse II, invece, comprendono indifferentemente sostanze come il dimetoato, con tasso di letalità del 21%, e il clorpirifos, con tasso di letalità del 7,6%.
Alla luce dei dati raccolti i ricercatori chiedono che la regolamentazione dei pesticidi si avvalga di dati di tossicità umana. A questo proposito essi fanno notare che l'OMS già prevede la possibilità che la classificazione di un determinato composta sia emendata laddove si dimostri che il rischio di tossicità umana differisce da quello evidenziato dalle sole prove con DL50 ("The WHO recommended classification of pesticides by hazard and guidelines to classification: 2004").

30/06/11
India: la protesta dei contadini ferma l'"Iniziativa sulle sementi"
Fonte: Down to Earth India; Navdanya
http://www.downtoearth.org.in/

In Rajastan l'"Iniziativa sulle sementi" lanciata dal governo a giugno del 2010 è in fase di stallo. A un anno dalla stipula di sette protocolli d'intesa con due delle maggiori multinazionali biotech del mondo, Pioneer e Monsanto, e cinque società di biotech nazionali, il governo non è riuscito a dare attuazione agli accordi, ne' ad assemblare il promesso pacchetto di politiche volto a favorire gli investimenti di capitale privato nell'agricoltura locale.
A inibire l'azione del governo è la protesta degli agricoltori e delle associazioni, che nella stipula dei protocolli vedono un attacco frontale alla sovranità alimentare dello stato nonché un precedente inquietante per il resto del paese. Gli accordi, infatti, prevedono che tutto quanto si coltiva entro lo stato (mais, senape, miglio perlato, cotone, ortaggi, piante foraggere ecc ...) sia prodotto con sementi ibride (geneticamente manipolate e non) sviluppate dalle società private. Essi prevedono, inoltre, che queste possano autorizzare le varietà e gli ibridi sviluppati dalle università statali di agricoltura e dalla Rajastan Seeds Corporation, e avere accesso alle  strutture pubbliche per sperimentare e commercializzare i propri semi. Contestata soprattutto l’enfasi posta sulle sementi ibride, costose e inadatte all'agricoltura pluviale dello stato, l'introduzione di diritti di proprietà intellettuale sulle sementi, secondo alcuni intento ultimo dell'operazione, la cessione di risorse a società private mentre la ricerca pubblica versa in condizioni di cronica indigenza. Preoccupa, infine, che i protocolli siano stati elaborati e firmati in tutta segretezza, senza che i cittadini siano stati affatto interpellati sul futuro della propria agricoltura.

02/06/11
India: nuovo studio dimostra: la tossina Bt influisce negativamente sulla crescita e lo sviluppo delle piante
Fonte: Journal Biosciences; GMWatch
www.ias.ac.in/jbiosci/jun2011/363.pdf

Le piante Bt sono vegetali geneticamente manipolati per produrre una proteina tossica per alcune specie di insetti. Il cotone Bt è una delle prime piante transgeniche appartenenti alla categoria a essere stata immessa sul mercato ed è oggi coltivata in oltre 50 paesi del mondo. Uno studio appena pubblicato sul "Journal of Biosciences" dimostra, tuttavia, che le piante Bt crescono e si sviluppano meno di quelle tradizionali proprio a causa della proteina insetticida prodotta con la manipolazione dei geni.
Gli autori dello studio intendevano inizialmente sviluppare piante di cotone che presentassero livelli di espressione del gene CryAc1 adeguati per il controllo degli insetti. In letteratura è noto, infatti, che contrariamente a quanto avviene con altri transgeni, ottenere livelli di espressione del gene CryAc1 elevati ed uniformi per l'intero ciclo vitale delle piante è difficile. Muovendo da questo intento, essi hanno condotto una serie di studi in vivo e in vitro sul cotone e sul tabacco constatando che laddove il gene si esprimeva a livelli elevati le piante presentavano anomalie nello sviluppo e nella crescita. Laddove, invece, il gene si esprimeva a livelli esigui o era assente le piante crescevano e si sviluppavano correttamente. I ricercatori sono giunti così a dimostrare che l'espressione del gene Cry1Ac è inibita da un meccanismo di selezione naturale che tende a escludere costrutti genetici nocivi per la pianta. E' da notare, inoltre, che laddove il gene Cry1Ac risulta espresso in quantità insufficienti la tossina non è più in grado di svolgere la funzione insetticida per cui la pianta è stata geneticamente manipolata. L'uso di piante Bt si rivela dunque un investimento doppiamente fallimentare. I ricercatori ritengono, infatti, che pur essendo possibile evitare alcune delle conseguenze negative causate dal gene Cry1Ac praticando la modifica genetica a livello del cloroplasto è necessario valutare con esattezza il potenziale di tossicità dei geni per capire in che misura la salute delle piante può risultarne danneggiata.
Commento di G.V. Ramanjaneyulu, Centro per l'agricoltura sostenibile - Hyderabad, India

L'aver scoperto che l'espressione della tossina Bt è nociva per le piante è estremamente importante. Di norma si ritiene, infatti, che essa agisca selettivamente solo nei confronti di taluni insetti. Le anomalie riscontrate nelle piante che presentano livelli elevati di espressione del gene Cry1Ac possono essere causate da aberrazioni metaboliche verificatesi nel corso del trasferimento del gene o a livello del gene stesso. Tali anomalie possono causare allergie e produrre tossine nocive per organismi non bersaglio quali insetti benefici, microrganismi del suolo, bestiame e altri mammiferi (incluso l'uomo) che si nutrono delle piante o dei prodotti da queste derivati. La tossicità nei confronti della farfalla monarca, la minore fertilità del suolo e la morbidità e mortalità degli animali possono essere spiegati in quest'ottica. Ciò prova, tra l'altro, che molti aspetti della tecnologia Bt ancora ci sfuggono e conferma che questa deve essere proibita fino a quando non sarà dimostrato che opera in modo preciso, prevedibile e controllabile oltre che sicuro.

06/11
Unione europea: erbicida Roundup approvato in regime di piena illegalità
Fonte: Rapporto "Roundup and Birth Defetcs. Is the Public Being Kept in the Dark?"; GMWatch
http://www.scribd.com/doc/57277946/RoundupandBirthDefectsv5

Nell'autorizzare l'immissione dell'erbicida Roundup sul mercato europeo le autorità coinvolte nelle diverse fasi del processo valutativo hanno sistematicamente manipolato e censurato i dati di teratogenicità evidenziati dagli studi su animali.
Ha iniziato nel 1998 il governo tedesco redigendo il documento preliminare di valutazione (Draft Assessment Report – DAR), ha proseguito il comitato di esperti scientifici della Commissione UE (l'allora  ECCO; poi rimpiazzato da uno dei gruppi scientifici dell'EFSA) emettendo parere favorevole sulla base di non meglio identificati "dati storici di controllo", ha concluso il DGSANCO rilasciando nel 2002 un'autorizzazione di durata decennale.
Questo, e molto altro, è quanto si rileva da un dettagliatissimo rapporto elaborato da un'equipe internazionale di ricercatori e attivisti, che dopo aver acquisito il dossier sul Roundup (non accessibile al pubblico nelle sue sezioni cruciali) l'ha vagliato attentamente mettendo in risalto un'impressionante serie di violazioni.
L'indagine evidenzia, inoltre, che la Commissione europea ha recentemente eluso la revisione del Roundup prevista dalla legge per il 2012, allo scadere dei primi 10 anni d'attività dell'erbicida, facendola slittare al 2015. In quella data, inoltre, il Roundup non sarà riesaminato alla luce dei più stringenti requisiti contenuti nel nuovo Regolamento sui pesticidi emanato dal Parlamento europeo nel 2009, ma in base ai vecchi e molto più lassi criteri contemplati dalla ormai superata precedente Direttiva. Una revisione scientificamente più attendibile, dunque, potrebbe non avvenire prima del 2030, mentre potrebbero essere  a breve usate in agricoltura varietà di Ogm resistenti al glifosate (la richiesta di autorizzazione presentata dalla Monsanto per il mais gm NK603 resistente al glifosate è già all'esamedella Commissione UE).
Nota:
Il Comitato Scientifico EQUIVITA opera dal 1988 per denunciare la fallacia dei test su animali e promuovere l'adozione di metodi di sperimentazione capaci di formulare previsioni attendibili della risposta umana a farmaci e altre sostanze di sintesi. Nel recente gravissimo scandalo, EQUIVITA ravvisa una prova ulteriore del fatto che i test su animali sono effettuati ancora oggi, secondo quanto impongono legislazioni obsolete esse stesse, non certo per accertare potenziali rischi per la salute umana o per l'ambiente, ma per garantire gli interessi delle società produttrici. Oltretutto la sperimentazione animale viene utilizzata per predeterminare i risultati a fini commerciali, mediante la selezione delle razze, dei ceppi e delle specie animali, nonché mediante variazioni e aggiustamenti nell'impianto degli esperimenti. Le case chimico-farmaceutiche, attraverso l’incertezza della prova su cui si basa la sperimentazione animale, sono tutelate inoltre da possibili azioni legali rispetto le reazioni collaterali dei farmaci.

08/06/11
Perù: congresso approva moratoria di 10 anni sugli Ogm
Fonte: Centro comunicazione del Congresso peruviano; InfOGM
http://www2.congreso.gob.pe/Sicr/Prensa/heraldo.nsf/CNtitulares2/9da97d263bc95335052578a9000b2aed/?OpenDocument

Il Congresso peruviano riunito in sessione plenaria ha approvato una moratoria di 10 anni sugli Ogm. Tra i primi atti del nuovo governo Ollanta Humala, la moratoria segna un'importante inversione di tendenza rispetto ai provvedimenti adottati dalla precedente amministrazione e colloca il Perù nel ristrettissimo novero degli stati dell'America latina che hanno chiuso le porte ai transgenici (ad oggi Guyana, Suriname, Ecuador e Venezuela). Nel commentare la notizia, tuttavia, InfOGM fa notare che mentre si attende la pubblicazione della legge sulla Gazzetta ufficiale è impossibile determinare con certezza quale sia l'ambito di applicazione della moratoria, e se cioè ne saranno investite le sole piante gm o anche i prodotti derivati. Nell'informativa diffusa dal Congresso, infatti, si parla di divieto d'ingresso nel paese per gli Organismi viventi modificati (OVM) a scopo di coltivazione, riproduzione o a qualsiasi altro fine. Il termine OVM, tuttavia, introdotto dal "Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza" si riferisce a organismi viventi capaci di riprodursi ed esclude prodotti derivati come ad esempio le farine.

06/11
Stati Uniti:
proposta di legge introduce il criterio del "silenzio assenso" nelle autorizzazioni di Ogm
Fonte: InfOGM
http://www.infogm.org/

Il deputato conservatore Stephen Fincher ha presentato il 26 maggio scorso una proposta di legge che mira ad accelerare la procedura di autorizzazione degli Ogm vigente negli Stati Uniti. Secondo tale proposta una richiesta di autorizzazione rimasta inevasa per un determinato periodo di tempo sarà considerata automaticamente accolta. Più presisamente, la mancata risposta dell'APHIS (agenzia dell'USDA competente in materia di Ogm) entro un periodo di tempo che potrebbe ammontare a soli 8 mesi, farebbe scattare automaticamente l'approvazione della pianta gm. La complessità dei dossier sugli Ogm, tuttavia, è tale che le autorizzazioni sarebbero così rilasciate senza che si sia neppure messo  mano alla relativa documnetazione. Qualora la proposta dovesse essere approvata, inoltre, vi sarebbero notevoli ripercussioni sul commercio internazionale degli Ogm. Aumenterebbe, infatti, il numero di piante Ogm e derivati esportabili verso i paesi terzi e in particolare verso l'Unione europea. Proprio nel quadro di quest'ultima considerazione, la Commissione UE ha avviato una revisione della legislazione comunitaria sugli Ogm che dovrebbe concludersi nel 2012. Incentrata sul principio fraudolento della sostanziale equivalenza tra piante gm e tradizionali, la revisione ha già condotto all'istituzione di una soglia di tolleranza dello 0,1% nei confronti degli Ogm non autorizzati presenti nei mangimi animali importati in Europa e vorrebbe assegnare agli Stati membri la facoltà di proibire internamente l'uso degli Ogm per velocizzare la procedura decisionale a livello comunitario.

*The Expediting Agriculture Through Science (EATS) Act.

25/05/11
Gran Bretagna: Food Standards Agency autorizza la vendita di cibo clonato senza etichette
Fonte: The Daily Mail (GB)

Carne, latte e altri prodotti ricavati da animali clonati potranno essere commercializzati in Gran Bretagna senza etichette di riconoscimento. L'ha deciso l'autorità nazionale per la sicurezza alimentare (Food Standards Agency – FSA) con una brusca inversione di rotta. Dopo aver a lungo sostenuto che la commercializzazione dei prodotti derivati da cloni dovesse avvenire solo al termine di un'accurata valutazione della loro sicurezza, l'agenzia ha inaspettamente concluso che allo stato attuale delle conoscenze i prodotti derivati da cloni non pongono rischi alla salute umana.
Il via libera dell'agenzia coglie di sorpresa l'opinione pubblica e suscista la protesta di buona parte della comunità scientifica, delle associazioni animaliste, delle associazioni di tutela dei consumatori (8 persone su 10 non intendono comprare prodotti clonati) e di tutte le maggiori catene di supermercati del paese. Rispondendo a quanti hanno contestato, tra l'altro, gli elevati tassi di mortalità, malformazioni e malattie presenti nei cloni animali, la Food Standards Agency ha dichiarato di non essere responsabile per questioni di etica e benessere animale e che il Dipartimento dell'Ambiente (DEFRA), competente in materia, ha già emesso parare positivo.

24/05/11
Argentina: la Monsanto propone contratto d'uso vessatorio per la soia BTRR2
Fonte: The Morning Star Uk; Federación Agraria Argentina (FAA)
http://www.youtube.com/watch?v=rlERgJaXik4&NR=1

Gli agricoltori argentini che sceglieranno di coltivare la nuova soia Roundup Ready della Monsanto (BTRR2) potrebbero dover sottostare a una gravosa serie di imposizioni. Un contratto predisposto dalla Monsanto e già sottoscritto da una parte dei produttori di larga scala del paese, infatti, prevede che gli agricoltori possano conservare e riutilizzare le sementi ricavate dai raccolti solo previo pagamento di royalty alla multinazionale e che il prodotto possa essere commercializzato solo ricorrendo a società esportatrici designate dalla multinazionale.
Omar Barchetta della Federación Agraria Argentina (FAA) esorta agricoltori e associazioni di agricoltori a respingere il vessatorio accordo proposto dalla Monsanto. Egli fa notare che l'imposizione di royalty sulle sementi conservate viola quanto prescritto dalla legge nazionale sui semi e che il contratto nella sua globalità riporta l'agricoltura argentina indietro di un migliaio di anni poiché ripropone vincoli di sapore feudale.
L'Argentina è il terzo esportatore mondiale di soia dopo Stati Uniti e Brasile e la Monsanto tenta da oltre un decennio di imporre i propri diritti di properietà sulla produzione del paese. Non essendo riuscita, nel lontano 1995, a conseguire un brevetto valido in Argentina per la sua soia Roundup Ready di prima generazione, e non avendo potuto imporre il pagamento delle royalty, la Monsanto ha tentato di rivalersi sui prodotti derivati e precisamente sulla farina di soia, importata in UE dall'Argentina. Una recente sentenza della Corte di Giustizia europea, tuttavia, ha chiarito che i diritti di proprietà della multinazionale non si estendono ai prodotti derivati della soia. La Monsanto è quindi tornata alla carica approfittando del lancio delle nuove sementi BTRR2. Secondo la multinazionale queste dovrebbero incrementare la produzione agricola del 10-15%, ma la Federación Agraria Argentina avverte che, come già nel caso della prima soia RR, le piante non sono state geneticamente manipolate per produrre di più ma per resistere all'azione di pesticidi prodotti dalla multinazionale. La nuova soia RR, in particolare, oltre a tollerare l'azione del glifosate agirà come un pesticidida essa stessa essendo stata modificata per produrre la proteina Bt.

01/05/11
Argentina: i medici delle popolazioni fumigate chiedono la messa al bando delle irrorazioni aeree di agro-tossici
Fonte: Rete dei Medici delle Popolazioni Fumigate
www.reduas.unc.unc.edu.ar
La Facoltà di Medicina dell'Università Nazionale di Rosario ha recentemente ospitato il "II Incontro dei Medici delle Popolazioni Fumigate". Obiettivo dell'incontro è stato denunciare i danni sanitari causati dalle irrorazioni aeree di agro-tossici alla luce dei dati portati da medici e professionisti della salute che operano nei centri fumigati e dei risultati evidenziati dalla più recente ricerca scientifica nazionale e internazionale.
In Argentina l'irrorazione aerea di pesticidi, vietata in UE con la Direttiva 2009/128, interessa attualmente un territorio di 22 milioni di ettari, su cui abitano almeno 12 milioni di persone. Nel corso del solo 2010 su tale superficie sono stati  riversati quasi 300 milioni di litri di pesticidi tra erbicidi, insetticidi, acaricidi, defolianti ecc ... Tale enorme volume di sostanze tossiche ha causato un progressivo incremento nell'incidenza di alcune patologie gravi tra cui malformazioni neonatali e disturbi riproduttivi, cancri degli adulti e dei bambini, epatopatie tossiche e disturbi neurologici.
Nel corso dell'incontro il Professor Oscar Scremin (Università della California, UCLA) ha illustrato i meccanismi di tossicità dell'endolsulfan e del glifosate ricordando come, contariamente a quanto garantisce l'industria,  un bicchiere di glifosate sia più che sufficiente per causare la morte di una persona; il Professor Medardo Avila Vasquez (Università Nazionale di Cordoba), coordinatore della "Rete dei Medici delle Popolazioni Fumigate", ha citato l'apporto delle revisioni sistematiche dei dati scientifici; il dottor Alejandro Oliva ha riferito degli studi da lui effettuati nella regione meridionale di Santa Fe evidenziando come gli agro-tossici danneggino la capacità sessuale e riproduttiva degli uomini (i dati sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali).
Al termine dei lavori i partecipanti all'incontro hanno chiesto in una dichiarazione collettiva che irrorare agro-tossici per via aerea sia proibito su tutto il territorio nazionale, che le irrorazioni di agro-tossici effettuate per via terrestre siano limitate alle zone rurali e che sia effettuata una riclassificazione della tossicità dei prodotti impiegati in agricoltura.