Newsletter novembre 2007

27/09/07

Più scienza e meno politica

Fonte: GMO Safety

Il ministro dell’Agricoltura tedesco Horst Seehofer ha proposto una modifica fondamentale nel processo di autorizzazione degli Ogm nell’Unione europea. La sua idea è che in futuro l’autorizzazione degli Ogm si basi esclusivamente su dati scientifici e che il voto politico, attualmente esercitato dal Consiglio dei ministri e dalla Commissione europea, cessi di esistere.

Secondo Seehofer compito dei due organismi è stabilire le condizioni entro cui può avvenire l’uso delle piante modificate e  pronunciarsi su questioni quali la coesistenza tra Ogm e colture convenzionali o l’etichettatura dei transgenici, mentre spetta a un’autorità competente sul piano scientifico valutare la sicurezza dei prodotti senza alcuna ingerenza politica.

Seehofer ha proposto che fino a quando non sia concordata e impiantata una nuova procedura, ci si astenga dal rilasciare nuove autorizzazioni.

26/11/07

UE: Dal WTO una proroga per la rimozione del divieto sugli Ogm

Fonte: Trade Observatory – Carin Smaller

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha spostato all’11 gennaio 2008 il termine entro il quale l’Unione europea dovrà revocare il proprio divieto sui prodotti gm.

A settembre dello scorso anno l’Organo di risoluzione delle controversie del WTO interpellato da Stati Uniti, Canada e Argentina, ha stabilito che il divieto messo in atto dall’Unione viola le leggi del commercio internazionale e fissato al 21 novembre il termine ultimo per l’emendamento delle proprie politiche.

25/11/07

Dubbi sulla sicurezza di due prodotti gm inducono l’UE a considerare la messa al bando degli Ogm

Fonte: The Independent – Geoffrey Lane

La coltivazione degli Ogm in Europa è a rischio come mai prima da quando alti rappresentanti dell’Unione hanno chiesto la messa al bando di due varietà gm per ragioni di sicurezza.

Secondo quanto emerso da documenti riservati, il Commissario per l’Ambiente Stavros Dimas è intenzionato a non autorizzare la coltivazione dei mais gm Bt11 e 1507 a causa degli “inaccettabili” rischi da essi provocati. La posizione assunta da Dimas potrebbe segnare la fine della coltivazione degli Ogm nell’Unione in quanto l’unico prodotto gm attualmente

coltivato in alcuni degli stati membri è molto simile alle due varietà contestate.

I due mais sono stati autorizzati dall’EFSA in due diverse occasioni, ma il Commissario Dimas sostiene che la nuova ricerca scientifica ha da allora sollevato pesanti dubbi sulla loro sicurezza.

Diversi studi hanno dimostrato che l’insetticida contenuto nei due prodotti transgenici danneggia le farfalle e penetrando nei corsi d’acqua provoca l’avvelenamento della vita acquatica. Un’altra ricerca ha evidenziato che la quantità di sostanze chimiche da essi prodotta varia enormemente da un luogo all’altro e che ciò “può condurre a interazioni imprevedibili con l’ambiente e dar luogo reazioni avverse”.

La raccomandazione di Dimas passa ora all’esame della Commissione europea e, in mancanza di un accordo, al vaglio di una Commissione costituta dai rappresentanti degli stati membri e successivamente dei ministri.

Nel caso esca indenne da questa lunga trafila, essa può segnare l’inizio di una rivoluzione o, come ha dichiarato Clare Oxborrow di Friends of the Earth: “l’inizio delle fine delle colture gm in Europa”.

16/11/07

L’invasione silenziosa

Rapporto della Soil Association denuncia massiccia presenza di Ogm in mangimi animali

Fonte: Soil Association

Uno studio condotto dall’organizzazione ambientalista Soil Association rivela che la quasi totalità del latte, dei prodotti caseari e della carne bovina e suina in vendita nei supermercati della Gran Bretagna è ottenuta da animali alimentati con mangime gm e venduta senza la corretta etichettatura.

La grande distribuzione, cioè, ha annunciato trionfante di aver eliminato tutti i prodotti direttamente ricavati da Ogm dal proprio circuito di vendita ma ne ha segretamente consentito l’uso nei mangimi animali. Ciò è particolarmente grave in quanto per i mangimi gm non vige alcun obbligo di etichettatura e i cittadini sono privati del diritto di compiere una scelta informata.

Nuovi studi scientifici hanno dimostrato che contrariamente a quanto assicurato dall’industria e dall’Autorità per la sicurezza alimentare britannica (Food Safety Authority - FSA), il consumo di alimenti ricavati da bestiame alimentato con mangime gm determina per l’uomo un’esposizione al rischio Ogm. Tracce di DNA transgenico sono state riscontrate nel sangue, fegato, reni e tessuti intestinali di animali nutriti con mangimi gm ma anche nel latte da essi ricavato.

Un capitolo a parte merita il problema della soia. Pur essendo presente in un numero elevatissimo di prodotti alimentari destinati all’uomo (è stato calcolato che esso è presente nel 60% dei prodotti lavorati di tipo alimentare) la maggior parte delle proteine della soia viene utilizzata nei mangimi animali che costituiscono l’ambito d’impiego per eccellenza del cereale.

La disponibilità di soia non modificata da utilizzare negli alimenti per l’uomo dipende dunque indirettamente dalle politiche di approvvigionamento per la mangimistica messe in atto dalla Grande distribuzione.

Al momento, il Brasile produce soia convenzionale in abbondanza per soddisfare la richiesta dei produttori ma qualora la Grande distribuzione non decidesse di rifornirsi esclusivamente con mangimi non modificati le coltivazioni di soia gm in costante espansione in Brasile finirebbero col prendere il sopravvento e verrebbe meno la disponibilità di soia convenzionale.

La Soil Association esorta i cittadini ad acquistare carne, latte e prodotti derivati esclusivamente presso supermercati biologici o tali da garantire l’integrità della filiera produttiva e a far pressione sulla Grande distribuzione affinché adotti politiche autenticamente libere da Ogm.

Lo studio: http://www.soilassociation.org/gm

6/11/07

Una relazione troppo stretta: l’industria del biotech e la Commissione europea

Fonte: Friends of the Earth Europe - rapporto

Il rapporto pubblicato da Friends of the Earth Europe descrive la stretta relazione tra EuropaBio, uno dei maggiori gruppi di pressione per le biotecnologie agro-alimentari a livello europeo, e funzionari e politici della Commissione europea.

Secondo il rapporto, rappresentanti di grado elevato della Direzione generale della Concorrenza, del Commercio e della Ricerca hanno preso parte con regolarità alle giornate per le politiche organizzate annualmente da EuropaBio e ne hanno incontrato i rappresentanti in occasione di colazioni di lavoro, riunioni politiche e riunioni ad hoc pubbliche e private.

EuropaBio è presente nei gruppi di lavoro e nelle reti della Commissione ed è ben rappresentata all’interno del Gruppo consultivo sulla competitività nel settore delle biotecnologie (Enterprise Competitiveness in Biotechnology Group - CBAG).

Quest’ultimo è stato istituito nel 2002 dalla Direzione alle Imprese e svolge un ruolo di primo piano nella definizione della strategia sulle biotecnologie dell’Unione europea.

La Commissione europea ha favorito l’industria del biotech promuovendo il contenimento della regolamentazione, nvestendo denaro nella ricerca sulle biotecnologie nonostante l’opposizione della stragrande maggioranza dei cittadini europei e diffondendo con sollecitudine gli argomenti pro-biotech elaborati dal gruppo di pressione (si veda, ad esempio, il falso allarme sulla ridotta disponibilità di mangimi e la presentazione degli Ogm come soluzione verde al problema del cambiamento climatico).

Le porte della Commissione, conclude il rapporto, sono aperte all’ingresso degli Ogm con la sola eccezione della Direzione generale dell’Ambiente relegata in posizione di assoluta minoranza.

Per una sintesi del rapporto: http://www.greenplanet.net/content/view/20309/205/

Il rapporto: http://www.foeeurope.org/corporates/pdf/too-close-for-comfort.pdf

3/11/07

Chi salverà la legge dei semi

Fonte: Il Manifesto – Paola Desai

E’ chiamata la “legge dei semi”, perché tratta di come difendere e conservare il “germoplasma” che sta alla base delle specie vegetali, ma il nome completo è: “Trattato internazionale per le risorse genetiche vegetali per il cibo e l’agricoltura” (International treaty on plant genetic resources for food and agriculture). Si occupa, in teoria, di governare lo scambio di sementi per la ricerca sulle specie vegetali e garantire un’equa condivisione dei benefici che ne derivano: evitando quei fenomeni di appropriazione indebita che vanno sotto il nome di “biopirateria”. Proprio in questi giorni presso la FAO a Roma è riunito l’organismo “di governo” di questo trattato, cioè i rappresentanti dei paesi che vi aderiscono. La riunione però non ha avuto grande risonanza: anche perché il trattato medesimo è “silenziato” (leggi: bloccato, reso vano) dal fatto che i 115 paesi firmatari non sono riusciti a mettere, tra tutti, i 4,9 milioni di dollari necessari a renderlo operativo.