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Approfondimenti sulla Direttiva 98/44/CE

L'introduzione di una modifica genetica consente, con le attuali leggi vigenti negli US ed in Giappone, e purtroppo da poco anche in Europa, di brevettare i prodotti modificati. Il loro uso consente alle multinazionali detentrici dei brevetti di "possedere", controllare, il mercato alimentare.
I vegetali tradizionali non possono essere brevettati e non consentono questo possesso.
Le industrie chimico-farmaceutiche decisero sin dagli anni'70 di investire nelle biotecnologie, vedendo in esse la possibilità di una colossale espansione commerciale. Si autodefinirono "industrie delle scienze per la vita" e dichiararono apertamente di voler controllare tutte le attività umane attinenti alla materia vivente, in particolare nel settore della medicina, dove erano di casa, e nel settore agricolo, per loro nuovo, ma ancora più vasto e promettente. Tuttavia, i profitti legati alle biotecnologie erano poca cosa se non veniva ribaltata una legislatura da sempre vigente nel mondo, che vedeva nella materia vivente un patrimonio comune dell'umanità: occorreva consentire la brevettazione, ovvero la privatizzazione, delle scoperte genetiche e dei prodotti delle manipolazioni . La successiva diffusione e commercializzazione di questi prodotti non sembrava destare preoccupazione a queste industrie che da sempre erano abituate ad influenzare sia i consumi che la stessa cultura scientifica.
Vinsero la loro prima - importante - battaglia negli US nel 1980, quando ottennero, in seguito ad una lunga azione giuridica finita davanti alla Corte Suprema, per un voto di 5 contro 4,che fosse concesso alla General Electric il brevetto su di un batterio modificato.
Come aveva sin d'allora pronosticato Jeremy Rifkin, questa sentenza spalancò le parte ai brevetti: 7 anni dopo l'Ufficio statunitense dei brevetti deliberò che era possibile brevettare qualunque cosa vivente nel mondo, tranne che un essere umano alla nascita. Ma di quest'ultimo si potevano brevettare le parti, come cellule, geni, cromosomi, organi, tessuti ed anche l'embrione...
Il Giappone si dotò rapidamente delle stesse leggi americane.
Ma Il desiderio di espansione delle multinazionali mirava anche al mercato europeo.
La Commissione Europea, da loro sollecitata, presentò sin dall'88 una proposta di direttiva chiamata "per la tutela giuridica delle invenzioni biotecnologiche" che ricalcava la legge americana. Malgrado una dura bocciatura del Parlamento nel '95, la direttiva, sostenuta da quella che fu definita "la più forte azione di lobby nella storia del Parlamento Europeo", fu votata a maggioranza nel '98. Nulla aveva potuto l'azione di una coalizione di 38 ONG di tutta Europa, che pure aveva raggiunto alcuni importanti successi nei Governi nazionali, in particolare in Italia. La guerra era stata persa a causa di una rigida censura imposta dai poteri economici ai mezzi d'informazione, che avevano regolarmente privilegiato la propaganda menzognera delle multinazionali ai nostri appelli più documentati.
Il ricorso presentato da Olanda ed Italia - sottoscritto anche dalla Norvegia - contro la direttiva alla Corte Europea, è stato il risultato della tenacia con cui la battaglia fu proseguita ,anche dopo il voto, con l'aiuto dei Verdi, da due associazioni antivivisezioniste, una italiana ed una olandese, facenti parte della coalizione: il CSA, Comitato Scientifico Antivivisezionista e Dierenbescherming.
Ma dal 1998 la polemica sulla brevettabilità della materia vivente si è accentuata in tutta Europa - mettendo a fuoco i risvolti sociali, scientifici, economici ed etici dei brevetti - in particolare come riflesso della polemica sul cibo transgenico e sulla sicurezza alimentare (quest'ultima, assai più accesa, ha portato ad una grave crisi le "industrie delle scienze per la vita"), dopo l'illegale rilascio del brevetto sulla clonazione dell'embrione umano (da parte dell'Ufficio Europeo dei Brevetti) e dopo il sequenziamento del genoma umano.
Gli argomenti più importanti del dibattito riguardano in primo luogo la confusione che viene fatta - con il brevetto di una semplice scoperta di sequenza genica, ma anche con il brevetto di una pianta o di un animale modificati - tra "invenzione" e "scoperta"; e la confusione tra patrimonio collettivo (il patrimonio genetico del pianeta)e patrimonio privato.
Sul piano strettamente etico va denunciato il significato commerciale che i brevetti danno alla vita, assimilando l'essere vivente, uomo compreso, ad un semplice oggetto, ed identificando allo stesso tempo l'uomo con il Creatore.



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