Comunicato 12 luglio 2010

Campo sperimentale di mais gm sabotato in Catalogna (Spagna)


Oggi, 12 luglio 2010, decine di persone hanno sabotato due campi sperimentali di mais transgenico di proprietà della Syngenta situati nel comune di Torroella de Montgrì (Baix Empordà, Girona, Catalogna).

Abbiamo distrutto l’esperimento transgenico a cielo aperto della Syngenta perché riteniamo che le azioni dirette siano il modo migliore per rispondere alla “politica dei fatti compiuti” con cui da 12 anni il Governo autonomo della Catalogna, lo Stato e le multinazionali biotech impongono gli Ogm in agricoltura e nel cibo.

In Spagna si concentra quasi l’80% della superficie totale di terra seminata a Ogm in Europa: nel 2009 ne sono stati seminati oltre 75.000 ettari[1]. Dopo l’Aragona, la Catalogna è, con 27.000 ettari, la regione europea con il maggior numero di ettari coltivati a Ogm. Negli ultimi anni, inoltre, il 42% delle sperimentazioni europee in campo aperto sono avvenute in Spagna [2].

La Syngenta, terza maggiore società di sementi del mondo dopo Monsanto e Dupont, ha per obiettivo il monopolio del mercato delle sementi, affinché tutta la produzione agricola del pianeta dipenda dalla vendita dei suoi semi [3].

La Syngenta, è una delle principali promotrici e beneficiarie del modello agro-alimentare corporativo e industriale oggi dominante. Insieme a un esiguo gruppo di multinazionali essa controlla:
a) i mercati mondiali degli input agricoli (risorse utilizzate nella produzione agricola come semi, fertilizzanti, prodotti agro-chimici ecc …) [4]
b) i circuiti di distribuzione e commercializzazione degli alimenti e delle materie prime agro-alimentari
c) il mercato mondiale dei prodotti trasformati [5].

Oggi sempre più persone denunciano che:
1) il nefasto modello produttivo impostoci da decenni su scala planetaria è uno dei principali responsabili della crisi alimentare, ecologica e climatica in cui versa attualmente l’umanità [5];
2) i transgenici agricoli rappresentano una nuova esasperazione di tale modello, poiché aggravano i già pesantissimi danni sociali, culturali e ambientali provocati dall’agrobusiness delle multinazionali [7].

Secondo la legislazione europea, le sperimentazioni in campo di Ogm rappresentano un passaggio intermedio indispensabile perché la Commissione UE approvi la coltivazione commerciale di varietà transgeniche non ancora autorizzate. Come denunciano da anni diversi organismi europei [8] il protocollo che le società bioetch devono seguire per ottenere l’approvazione delle loro sementi transgeniche è disseminato di trappole e irregolarità. Spiccano in particolare:
- i vari scandali che hanno investito l’EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare, dimostrando come essa, organismo teoricamente scientifico, sia in realtà al servizio dell’industria dei transgenici [9];
- il ruolo di promozione occulta degli Ogm agricoli esercitato dalla stessa Commissione UE [10].

A 12 anni dall’inizio della coltivazione del mais gm in Catalogna la comparsa di decine di casi di contaminazione genetica della produzione biologica e convenzionale (contaminazione di lotti di sementi, di mangimi animali e di prodotti destinati l’alimentazione umana) hanno definitivamente dimostrato che la presunta coesistenza tra colture convenzionali e Ogm è totalmente impossibile, oltre che assolutamente indesiderabile [11]. La diffusione dell’agricoltura transgenica sul nostro territorio ha causato l’estinzione di almeno due varietà di mais tradizionale (“morat” e “queixal”) e una riduzione del 95% delle coltivazioni di mais biologico tra il 2002 e il 2008 [12].

Tutto indica inequivocabilmente che gli Ogm agricoli rendono impossibile lo sviluppo e il consolidamento di modelli di produzione, distribuzione, consumo e società alternativi a quello dominante, incentrati sull’agro-ecologia e la lotta per la sovranità alimentare dei popoli. Per questo rifiutiamo categoricamente tanto i transgenici agricoli quanto il modello di società tecno-industriale capitalista che li ha resi possibili e necessari (… necessari perché pochi soggetti molto potenti potessero consolidare il loro dominio sulla popolazione mondiale e perfezionare le loro strategie di business).
Per questo lanciamo un appello all’azione diretta, affinché siano distrutte tanto le colture transgeniche, quanto il modello sociale ad essi legato.

NOTE

[1] Per maggiori informazioni sull’evoluzione della superficie coltivata a Ogm in Spagna negli ultimi anni è possibile scaricare una tabella in formato pdf dal sito web del Ministero dell’Ambiente spagnolo (MARM):
http://www.mapa.es/agricultura/pags/semillas/estadisticas/serie_maizgm98_06.pdf <http://www.mapa.es/agricultura/pags/semillas/estadisticas/serie_maizgm98_06.pdf>

[2] www.tierra.org <http://www.tierra.org/>

[3] Per raggiungere tale obiettivo la Syngenta non esita a usare i metodi più drastici che si possano immaginare. Serva da esempio l’aggressione effettuata nel 2007 in Brasile da un’impresa di sicurezza ingaggiata dalla multinazionale ai danni di alcuni agricoltori che avevano occupato un campo di sua proprietà. L’aggressione ha causato la morte di un contadino del movimento dei “Senza terra” e il ferimento di altri 5.

[4] Nel 2006 quattro principali società di sementi (Monsanto, Dupont, Syngenta e Groupe Limagrain) controllavano il 44% del mercato delle sementi. Quello stesso anno Monsanto, Dupont e Syngenta dominavano il 46% del mercato mondiale delle sementi brevettate. Montsanto, Bayer, Syngenta e DuPont-Pioneer controllavano, inoltre, il 100% del mercato mondiale delle sementi transgeniche: ETC Group, 2007, “Le 10 società sementiere più importanti del mondo – 2006”. Disponibile all’indirizzo: http://www.etcgroup.org/en/node/657 <http://www.etcgroup.org/en/node/657>

[5] Tra 2007 e 2008, mentre la combinazione di crisi alimentare e finanziaria mondiale catapultava il numero degli affamati  oltre la soglia dei 1.000 milioni, la Syngenta e le altre multinazionali agro-alimentari incassavano profitti record: Grain, 2009. “Le multinazionali continuano a speculare sulla fame”. Disponibile all’indirizzo: http://www.grain.org/seedling/?id=596 <http://www.grain.org/seedling/?id=596>

[6] GRAIN, ODG, Entrepobles, Xarxa de Consum Solidari i Veterinaris Sense Fronteres, 2009. “Cucinando il pianeta. Fatti, cifre e risposte sul cambiamento climatico e il sistema alimentare globale: 6. Disponibile all’indirizzo: http://www.grain.org/o/?id=85 <http://www.grain.org/o/?id=85>

[7] Aguado, J; 2010; “Los transgénicos nos expulsan del campo y de nuestros pueblos”. Disponibile all’indirizzo: http://www.anticapitalistas.org/node/5099 <http://www.anticapitalistas.org/node/5099> . Sul sito web della “Plataforma Som Lo Que Sembrem” (“Siamo ciò che seminiamo”) è disponibile un elenco dei principali effetti degli Ogm con link a studi che certificano tali effetti (http://www.somloquesembrem.org/index3.php?actual=7&actual2=167 <http://www.somloquesembrem.org/index3.php?actual=7&actual2=167> ).

[8] Si veda, ad esempio, l’articolo “La Scienza spazzatura dell’EFSA” sul sito web di Greenpeace: http://www.greenpeace.org/espana/campaigns/transgenicos <http://www.greenpeace.org/espana/campaigns/transgenicos>

[9] Servano da esempio il caso del mais Bt176 della Syngenta, autorizzato in Europa e successivamente proibito dalla Commissione europea per dimostrati rischi alla salute dei cittadini, o l’eco suscitata nella stampa europea e nazionale dallo scandalo del MON863, esploso a maggio del 2005. A questo proposito è possibile consultare la versione del 22 maggio del quotidiano inglese “The Independent on Sunday” nonché quella del 24 de maggio de “El Mundo” (pagina 29).

[10] Amigos de la Tierra, 2008. “Cattive amicizia: la relazione tra la Commissione europea e l’industria dei transgenici”. Disponibile all’indirizzo: http://www.tierra.org/spip/spip.php?article564 <http://www.tierra.org/spip/spip.php?article564>

[11] Plataforma Transgènics Fora!, Assemblea Pagesa e Greenpeace, 2006; La coesistenza impossibile. Disponibile all’indirizzo: http://www.greenpeace.org/raw/content/espana/reports/copy-of-la-imposible-coexisten.pdf <http://www.greenpeace.org/raw/content/espana/reports/copy-of-la-imposible-coexisten.pdf>

[12] Binimelis, R., 2008. “Coesistenza tra piante e coesistenza tra agricoltori: una scelta individuale è possibile?”. Journal of Agricultural and Environmental Ethics, 21(5): 437–457.