Comunicato 16/12/10
L’Ufficio Europeo dei Brevetti e la necessità che agisca infine in modo democratico e trasparente


L’Alta Corte d’Appello dell’Ufficio Europeo dei Brevetti si è pronunciata, dopo una lunga discussione legale, su due brevetti rilasciati su due piante, considerati “casi giuridici” di particolare rilevanza: il brevetto sul broccolo EP 1069819 e il brevetto sul pomodoro EP 1211926.

L’Alta Corte d’Appello ha tentato di dare una definizione dell’espressione ”processi essenzialmente biologici per la produzione di piante o animali”, che nella Convenzione Europea dei Brevetti viene usata per escludere tali processi dalla brevettabilità. Essa ha poi concluso che la mera inclusione di un passaggio tecnico che consenta o faciliti l’incrocio tra due genomi interi non annulla il vincolo della non brevettabilità sancito dalla Convenzione per tali processi.

La Corte è dunque giunta a rifiutare il brevetto sulle procedure che hanno consentito la produzione delle due suddette varietà di piante destinate all’alimentazione.

Tuttavia, pur avendo effettuato un primo passo positivo (otre che, in realtà, per noi tutti molto scontato) l’Alta Corte d’Appello (che è organo interno dell’Ufficio Europeo dei Brevetti, il quale purtroppo non dipende da alcuna Corte internazionale, né europea), non ha ancora - come afferma l’alleanza “No Patents on Seeds”, composta dalle associazioni Kein Patent auf  Leben, Greenpeace, Swissaid, Berne Declaration, Misereor e Utviklingsfondet, che hanno attentamente seguito il dibattito in questione - emanato una sentenza esauriente e che soddisfi i cittadini europei.

Essa non si è pronunciata sulla brevettabilità della piante e degli animali derivanti dalle suddette procedure.
I cittadini europei hanno bisogno di segnali chiari, di azioni democratiche e trasparenti, e soprattutto di un ripensamento generale sulla brevettabilità del patrimonio genetico, bene comune di tutta l’umanità. Essa si sta rivelando sempre più strumento dai numerosi effetti drammatici, sia per gli agricoltori, sia per le popolazioni del pianeta costrette a rinunciare alla loro biodiversità e alla loro sovranità alimentare. Uno strumento che aggrava ulteriormente il problema della fame nel mondo.

Sancire un brevetto su piante prodotte con le procedure sopra descritte (che non comporta nemmeno l’alibi di una modifica genetica introdotta) significherebbe andare nella direzione opposta a quella della tutela dei diritti e dei principi di giustizia. Significa violare i principi della democrazia che dovrebbero essere alla base della politica dell’UE.
Il nuovo Eurobarometro sulle biotecnologie (http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_341_en.pdf) denuncia un ulteriore decremento, molto impressionante, del consenso già scarso che i cittadini europei accordavano agli alimenti Ogm o transgenici.
La sentenza del giudice Robert W. Sweet, della Corte Federale USA, contro i brevetti sui geni umani BRCA1 e BRCA2, è un ulteriore segnale di quella che dovrà essere la nuova direzione da seguire in materia di leggi brevettuali.

Il Comitato Scientifico EQUIVITA, che ha sempre lavorato con la Coalizione “No Patents on Seeds”, spera in una prossima revisione della Direttiva 98/44/CEE, contro la quale il Governo italiano presentò ricorso nel 1999, e che oggi raccoglierebbe assai pochi consensi tra gli Stati membri dell’UE.



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