Comunicato 11/02/11
NO alla politica del fatto compiuto

No alla tolleranza agli Ogm non autorizzati nei mangimi

Il Comitato Scientifico EQUIVITA si rallegra per il rinvio della decisione riguardante la modifica del Regolamento 882/2004 proposta dalla Commissione europea e discussa a Bruxelles lo scorso 9 febbraio. Tale modifica comporterebbe, infatti, un nuovo rischio per la salute dei cittadini europei.

Richiedendo l’introduzione di una soglia di tolleranza sugli Ogm non autorizzati presenti nei mangimi, la Commissione europea ha mostrato nuovamente la sua incredibile propensione a soddisfare le richieste delle aziende biotech e ha nuovamente, deliberatamente, messo in secondo piano la salute dei suoi cittadini, incurante dei possibili danni alla salute, incurante dei danni all’economia.

Con la richiesta fatta, la Commissione si presta a sostenere ancora una volta la strada già percorsa delle aziende, “la strada del fatto compiuto”, oppure “la strada del prima inquini e poi regolamenti”. Il piano strategico che si trova dietro a ciò è il raggiungimento della contaminazione dell’intera filiera alimentare, per giungere, attraverso il brevetto che copre gli Ogm, al controllo dell’intera produzione di cibo in Europa.

Le perplessità sollevate dai vari Stati membri e la contestazione delle associazioni che da tempo si battono in difesa dei più deboli (sia popoli, che uomini e animali), hanno portato al rinvio della decisione. Noi speriamo che ciò non significhi “attendere un momento più opportuno per agire”.

Il Comitato scientifico EQUIVITA si schiera con la campagna alimentare di Friends of the Earth Europe: denuncia l’inconsistenza dell’allarme sollevato strumentalmente sulla carenza di cibo per gli allevamenti, denuncia altresì l’illegalità della modifica proposta per il Regolamento 882/20004 (documentata dallo studio dell’avv. Achim Willand) e chiede alla Commissione di ritirare l’intera proposta.

Il Comitato scientifico EQUIVITA spera infine che le modifiche da proporre ai regolamenti europei che riguardano gli allevamenti siano destinate in futuro a modificare la visione di sfruttamento intensivo degli altri esseri viventi oggi imperante, in un’ottica di rispetto della dignità di ogni vita.


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