LETTERA AI GIORNALI PUBBLICATA SU "LA REPUBBLICA" IL 7.5.13
 
Gentile direttore,

Il disappunto dei giovani ricercatori di Milano che hanno lamentato il danno subito (“vanificando molti anni di ricerca”) dalla liberazione di animali (topi e conigli) sui quali studiavano le malattie del sistema nervoso (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, autismo) è comprensibile, ma non per questo condivisibile. Un  “cambiamento epocale” è oggi in corso nella ricerca biomedica (parole del Consiglio Nazionale delle Ricerche USA), che nega il valore scientifico dei test su animali e promuove tecnologie moderne, basate sulle nuove conoscenze (biologia, genetica, ecc.), che tutelano davvero la salute umana, in quanto più affidabili, esaurienti e veloci.

E’ sconcertante vedere che i “giovani ricercatori” - sempre assenti nel promuovere tale rinnovamento, nonostante esso concilii il progresso scientifico necessario a frenare la diffusione di tante malattie con la soluzione del problema etico, di una maggioranza che esige il rispetto per gli animali - facciano sentire una voce tanto forte solo per difendere un loro “diritto”: quello di imporre inutili e spesso indescrivibili torture a tanti esseri senzienti !

Propongo a questi giovani di cogliere l’opportunità della loro attuale crisi per un rinnovamento e per seguire la “svolta epocale”, che in ogni caso prevarrà. Potrebbero iniziare con la lettura di 3 articoli importanti, specifici sull’errore della scelta dei topi nello studio delle malattie neurodegenarative.

New Scientist, 28.02.04 (vol182, iss.2436): uno studio sulla sclerosi multipla (SM), fatto sul tessuto cerebrale di 300 pazienti, ha del tutto ribaltato le convinzioni raggiunte con decine di anni di studi su animali.

Nature, 6.10.2008 (454,682-685): “Negli anni recenti, specie per le malattie neurodegenerative, i modelli murini sono risultati praticamente inutili” anche se si usano ancora “per disperazione”…

“Atti della National Academy of Sciences” 6.2.2013. (pnas), ripreso dal  “N. Y. Times” il 11.2.13: “Crollo del topo per lo studio di patologie letali dell’uomo”. Una ricerca durata 10 anni dimostra che lo studio dei topi è stato fuorviante per almeno tre tipi di patologie letali nell’uomo: la sepsi (infezione, che coinvolge la maggior parte delle malattie), i traumi e le ustioni; vanificando i soldi investiti nella produzione di ben 150 farmaci. E che gli stessi dubbi riguardano la ricerca per le malattie che vedono coinvolto il sistema immunitario (anche cancro e disturbi cardiaci).

                                                                         

Fabrizia de Ferrariis Pratesi

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