Lettera aperta ai membri del Parlamento europeo

 Eva Lichtenberger, Verdi-ALE

___________________

Il Pacchetto per il Brevetto Europeo dovrà essere discusso e votato in prima lettura nella plenaria di dicembre, nonostante il Consiglio Europeo abbia infranto l’intesa sulla prima lettura raggiunta con la commissione giuridica,  e che non vi siano state negoziazioni successive su questo argomento.

Nonostante le preoccupazioni riguardanti la compatibilità del Pacchetto per il Brevetto con i Trattati, la commissione giuridica ha rifiutato la mia richiesta di un’opinione scritta del Servizio Legale del Parlamento Europeo. Anche la Corte di Giustizia Europea sta attualmente prendendo in considerazione la legalità di una cooperazione concentrata sul Pacchetto Brevetto, con una decisione dell’Avvocato Generale fissata per l’11 dicembre: lo stesso giorno del voto. E’ molto probabile che la Corte giunga alla conclusione che la procedura non è compatibile con il Trattato.

Sarebbe dunque opportuno che, quanto meno, il Pacchetto Brevetto venisse rimosso dall’agenda della plenaria della prossima settimana e venisse presentato dopo effettuata la verifica di legalità della procedura. Tuttavia i relatori della commissione giuridica (JURI) preferiscono andare avanti, con chiaro sprezzo per il rispetto della legge.

Se il Pacchetto Brevetto venisse adottato, l’Unione Europea delegherebbe il suo potere in quest’area all’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), un’istituzione extra-europea. Il “compromesso” imposto dal Consiglio concede all’EPO il potere di rilasciare brevetti unitari al di fuori di una qualsiasi revisione della Corte di Giustizia Europea, la quale sarebbe largamente esclusa dalla giurisdizione sui brevetti europei. Non vi sarebbe alcuna possibilità di fare ricorso alle sentenze della nuova Corte del Brevetto Unificato pressola Corte di Giustizia europea. La Corte del Brevetto unificato potrebbe chiedere alla Corte Europea di emettere soltanto giudizi preliminari, avocando a se stessa il compito della decisione finale. Inoltre il Parlamento Europeo rinuncerebbe al suo diritto e alla sua competenza di co-legiferare per dei cambiamenti nel regime brevettuale, poiché il contenuto del brevetto unitario non farebbe più parte di una decisione presa all’interno di un atto legale della UE, ma farebbe parte di un accordo internazionale tra gli Stati Membri.

Vi è un forte convincimento tra gli esperti che il regolamento non si armonizzi con l’articolo 118 TFEU, che delega alla UE la competenza della creazione dei diritti di proprietà intellettuale e che, di conseguenza, esso mostri di essere privo di una corretta base legale nei Trattati (2).

Il Pacchetto creerebbe un sistema di regole estremamente complesso da far applicare alla nuova Corte del Brevetto, invece di indicare delle regole chiare per il mercato internazionale. Distribuita essa stessa in diverse localizzazioni, la Corte del Brevetto ricoprirebbe senza alcuna coerenza una miriade di regimi legali: legge europea, legge nazionale e legge basata sulle convenzioni esistenti fuori dalla struttura europea. Questo creerebbe maggiore frammentazione in luogo di maggiore armonizzazione, a detrimento del commercio.

Vi sono anche gravi preoccupazioni riguardo la sostanza della legge brevettuale. Vi sono, all’interno della UE, numerose limitazioni ai brevetti nell’area delle biotecnologie, limitazioni ai brevetti sulle sequenze geniche umane e disposizioni per tutelare gli interessi degli agricoltori, quali le esenzioni per gli allevatori, ecc. Queste disposizioni sono state cancellate dal regolamento e sono solo parzialmente state prese in considerazione dalla Bozza di Accordo. Viene così ignorato il chiaro appello del Parlamento Europeo ad “assicurare che l’UE continuerà ad applicare per gli allevatori, nella sua legge brevettuale, una integrale esenzione per la riproduzione di piante ed animali”, come precisato nella risoluzione del Parlamento Europeo del 10 maggio 2012, riguardante i brevetti sui procedimenti biologici fondamentali.

Infatti, senza una vasta esenzione per agricoltori e allevatori, il regolamento ostacolerebbe seriamente la libertà per questi ultimi di usare, scambiare e condividere le loro varietà locali di sementi e di razze, un’usanza che è stata essenziale per l’agricoltura sin dalla sua nascita.

Parallelamente a tante serie preoccupazioni sollevate dall’ipotesi di un simile compromesso, vi è una preoccupazione - sia dei cittadini, sia delle imprese - per il modo in cui il regolamento viene proposto dalle Istituzioni europee. La fretta e la segretezza che accompagnano questa trattativa aumentano infatti i dubbi sulla sua validità.

Il gruppo Verdi-ALE metterà sul tavolo degli emendamenti per definire senza ambiguità un nuovo brevetto europeo, compatibile con le sue basi legali (articolo 118, TFEU), tale che vi sia la certezza che la corte del brevetto sia pienamente integrata nel sistema giuridico e istituzionale della UE.

Il gruppo Verdi/ALE proporrà anche degli emendamenti che escludano il brevetto su varietà di piante e animali usate in agricoltura; come pure delle regole, in linea con le precedenti posizioni del Parlamento, che definiscano i limiti dei brevetti sul software. In modo tale da contribuire ad una reale unitaria applicazione dei brevetti europei con effetto unitario.

Con molti ringraziamenti per la vostra attenzione

Eva Lichtenberger

(1): IL Pacchetto sul Brevetto consiste in un “regolamento sul Brevetto europeo con effetto unitario” e in un Accordo su di una “Corte del Brevetto unificato” per le controversie sulle infrazioni e le revoche dei brevetti unitari europei,

(2): questo è stato chiaramente espresso dall’Istituto Max Plank per la legge sulla Proprietà e Competizione Intellettuale: “L’articolo 118, paragrafo 1, del TFEU autorizza il Parlamento Europeo ed il Consiglio di stabilire, in accordo con la procedura legislativa ordinaria, delle misure per la creazione di diritti di proprietà intellettuale europei, nel contesto dell’istituzione e del funzionamento del Mercato Interno […]; esso ha il particolare obiettivo politico di far avanzare l’integrazione del mercato, che il legislatore dell’Unione non può semplicemente delegare a degli accordi consensuali internazionali tra gli stati membri. Una simile delega ridurrebbe sia le norme istituzionali […] sia l’autonomia politica dell’