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COMUNICATO EQUIVITA - OSA

6 agosto 2019

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Sperimentazione animale

I toni per discuterne

 

Sei macachi destinati a una lunga, invasiva, multimilionaria sperimentazione di laboratorio hanno riacceso, proprio in queste settimane, il dibattito sui test animali: sono davvero indispensabili? O sono invece inutili e inutilmente crudeli, un retaggio del passato sul quale urge voltare pagina?

I professori di filosofia della scienza Giulio Giorello e Corrado Sinigaglia, sul Corriere della Sera del 25 luglio scorso hanno lanciato un guanto di sfida nel campo degli animalisti: stigmatizzando i toni ingiuriosi, l’approssimazione e i moralismi dei loro “avversari”, hanno nel contempo riaffermato la necessità e la liceità di discutere di sperimentazione animale, purché nei toni e nelle sedi appropriate.

A noi che “sostenitori accesi dell’animalismo”  non siamo, a noi che da quando siamo nati opponiamo alla sperimentazione animale argomentazioni di natura scientifica (ci chiamiamo Comitato Scientifico EQUIVITA e Associazione medico scientifica Oltre la Sperimentazione Animale/OSA) questa sfida non può che far piacere.

Il guanto è raccolto. Ci siamo. E non sarà difficile trovare le sedi appropriate. Un dibattito serio, preciso, scientifico, sull’utilità e la liceità della sperimentazione animale: è ciò che da sempre auspichiamo. Se Giorello e Sinigaglia non sono isolati avamposti, siamo certi che il confronto da essi auspicato sarà di estremo interesse per tutti.

Comitato Scientifico EQUIVITA

Associazione medico-scientifica OSA, Oltre la Sperimentazione Animale

 

Qui di seguito: le posizioni di Equivita-Osa

Intervento di risposta di Equivita e OSA

pubblicato dal Corriere della Sera il 5.8.2019, pag.29, in “INTERVENTI E REPLICHE”,

in risposta all’intervento di Giulio Giorello e Corrado Sinigaglia del 25.7.19

Sperimentazione animale, i toni per discuterne.

Il Comitato scientifico EQUIVITA e l’Associazione medico-scientifica Oltre la Sperimentazione Animale (OSA), esprimono accordo con Giulio Giorello e Corrado Sinigaglia: i toni ingiuriosi non giovano alla causa della libertà civile. Essi auspicano dunque che si possano vagliare con pacata accuratezza non solo gli argomenti di chi, come Sinigaglia, ha profonda familiarità con la ricerca su animali, ma anche quelli di chi coltiva il dubbio, non quale “animalista”, ma quale ricercatore informato sulle tante problematicità emergenti nel settore, in cui sono reperibili metodologie nuove, impensabili anche solo vent’anni fa.

Il dubbio è il sale della scienza.

Ogni disputa scientifica è un’occasione per crescere. EQUIVITA e OSA raccolgono e ripropongono gli interrogativi via via emergenti in materia di ricerca su animali, a firma di prestigiosi rappresentanti della comunità scientifica internazionale, in numero ormai ragguardevole, consultabili da chiunque sul sito Pub Med (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc)

 Alzheimer, Parkinson, Depressione, Cancro e la stessa tossicologia, sono oggi argomento di riflessione anche per chi si è formato alla scuola del modello animale e opera con esso: il bisogno di voltare pagina si afferma di pari passo con l’emergere di nuovi strumenti di conoscenza e d’indagine: “Chi ottant'anni fa pensava che l’uomo e gli animali reagissero più o meno allo stesso modo a farmaci e malattie, va scusato. Ora non più”, si legge nell’analisi che tre ricercatori americani, Ray Greek (Americans for Medical Advancement), Annalea Pippus (avvocato e psicologa) e Lawrence Hansen (docente alla University of California, nella top list del Journal of Alzheimer Disease per il suo contributo alle neuroscienze) hanno dedicato alla necessità di un cambio di paradigma nella ricerca biomedica: The Nuremberg Code  (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3532312)

 Ben venga allora l’invito a trovare sedi opportune per “discussioni, anche ad ampio raggio, sull’opportunità della sperimentazione animale” avanzato da Giorello e Sinigaglia. 

Restiamo in attesa.

 

Fabrizia de Ferrariis Pratesi - Comitato Scientifico Equivita

Maria Concetta Digiacomo – OSA, Oltre la Sperimentazione Animale, Associazione medico-scientifica

Comunicato EQUIVITA

16.3.2019

Infine un vento di speranza

 

Greta Thunberg - la sedicenne svedese armata di immensa ostinazione nel coinvolgere gli adulti ad AGIRE per salvare il mondo dai cambiamenti climatici - è oggi la sola speranza per tutti noi di sopravvivenza della specie umana.

Data l’indifferenza - e talvolta perfino il rifiuto e l’ostilità - dei dirigenti politici di tutto il mondo, Greta è la sola volontà positiva, il solo spiraglio di luce per il nostro futuro e per quello di tutto ciò che oggi vive.

 

Davanti agli studi e alle avvertenze degli scienziati, che ci danno soltanto 11 anni di tempo non certo per ritornare al clima precedente (essendo la temperatura media del pianeta già salita di oltre un grado), ma per arrestare il riscaldamento previsto, Greta, che aveva 15 anni, ha pensato “cosa posso fare io?” e dopo aver pensato… ha fatto.

Senza azioni di violenza ma con tanti sacrifici per il bene di tutti, è riuscita a radunare ieri alcuni milioni di persone in una manifestazione pacifica globale realizzata da tutti gli studenti del mondo.

Un successo che si può valutare - ma solo un poco - con il servizio del Corriere della Sera e di qualche altra testata nelle edizioni odierne (che hanno riscattato l’inadeguatezza dei TG del 15 marzo sera). Sul Corriere una foto su due pagine (una era troppo stretta) riprende comunque solo una parte della smisurata folla di ragazzi che a Roma, da Piazza Venezia, tutt’intorno all’altare della Patria, ha invaso il centro, la via dei Fori Imperiali e la via del Teatro Marcello, una folla che è stata definita di 30.000 o addirittura solo di 20.000 ma era di numero assai, assai maggiore (forse di 100,000 come a Milano) e avrebbe potuto essere ripresa soltanto dall’elicottero…

Mai si era vista prima di ora una simile straordinaria ondata di ragazzi sorridenti e pacifici, che con i loro mille cartelli colorati cercavano di far capire, senza parole di odio, ai nostri governanti che “la terra è una sola: non esiste una terra B”. Hanno preso la parola rappresentanti della scuola elementare, della scuola media, della scuola superiore e dell’Università. Musiche e canti hanno accompagnato l’intera mattinata dalle 10:30 alle 14:00.

 

Questo spettacolo, per la prima volta nella storia universale, si è replicato ieri nel mondo intero. Hanno aderito 123 movimenti studenteschi di 98 Paesi, vi sono stati 2052 cortei studenteschi nelle piazze delle maggiori città di tutto il mondo!

 

Mentre tra gli adulti si susseguono le spaccature nelle Unioni (come il Brexit nella UE), negli Stati, nei partiti e nelle correnti, Greta ha costruito in pochissime settimane un movimento di solidarietà globale che travalica tutto e tutti per mirare al solo problema di massima emergenza: la sopravvivenza del pianeta e quello delle prossime generazioni.

Tre Parlamentari norvegesi la hanno già candidata per il Nobel 2019 per la Pace.

 

Il Comitato Scientifico EQUIVITA ritiene che se il movimento di Greta (che non è manovrato da altri, come le persone gelose/invidiose insinuano… e questo avviene sempre davanti ai successi imprevisti) riuscirà a fermare I cambiamenti climatici,  essa meriterà senz’altro il Nobel per la Pace, ma anche qualcosa di più.

 

 Comunicato EQUIVITA 

15.3.2019

Candidatura al Nobel per la Pace per Greta Thunberg

e

FridaysForFuture per salvare il Pianeta

 

Oggi la più grande manifestazione studentesca che si ricordi

(a Roma: raduno alle ore 11:00 a Piazza Madonna di Loreto)

Oggi

I giovani di 1.325 città del mondo in 98 Paesi

disertano le aule per dire agli adulti: “Agite immediatamente

per salvare il pianeta con la sua preziosa biodiversità e con tutto il Creato

dai CAMBIAMENTI CLIMATICI

e per invertire la rotta di uno stile di vita che provoca la morte di nove milioni di persone ogni anno e che cancella il futuro di TUTTI noi giovani:  siamo pronti ad impegnarci nello studio, ma prima dobbiamo garantire la nostra sopravvivenza”.

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Greta Thunberg alll’età di 15 anni è riuscita con le sue sole forze di persuasione (nessuno sta dietro di lei se non la sua perseveranza) a convincere il Parlamento svedese e poi quello Europeo, e infine il mondo intero, ad ascoltare il suo Appello disperato, senza usare parole morbide.

 

FridaysForFuture il movimento da lei creato, si raduna in ogni parte del mondo TUTTI I VENERDI già da varie settimane.

 

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3 Parlamentari norvegesi hanno proposto Greta Thunberg, per il Nobel per la Pace e il Comitato Scientifico EQUIVITA sottoscrive in pieno questa candidatura.

 

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Ecco quello che Greta ha detto ai nostri parlamentari a Bruxelles

 

“Dite di amare I vostri figli più di ogni altra cosa, eppure rubate il loro futuro sotto ai loro occhi. Parlate di andare avanti con le stesse cattive idee che ci hanno portato a questo disastro, mentre la sola cosa ragionevole da fare è tirare il freno di emergenza.

Non siete abbastanza maturi per denunciare la situazione attuale del pianeta e lasciate a noi anche questo fardello.

La nostra civiltà è stata oggi immolata per dare a pochissime persone la possibilità di continuare a fare moltissimi soldi. Infatti la nostra biosfera viene sacrificata per consentire a pochi, in paesi come il mio, di vivere nel lusso; ma sono le sofferenze di molti che pagano il lusso di pochi.

Voi dovete iniziare a studiare quello che può essere fatto e non quello che è “politicamnte  corretto fare” ! 

Voi ora siete a corto di scuse e noi tutti siamo a corto di tempo.

Siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando , che vi piaccia o no e che il vero potere è quello della gente.

Dobbiamo lasciare I combustibili fossili sotto terra e dobbiamo mettere in primo piano l’EQUITA’, la giustizia.

Se le soluzioni sono tanto difficili dovremo cambiare l’intero sistema”.

Vedere su YOU TUBE o FACEBOOK molto di più …

Da parte di tutte le Associazioni promotrici, per la massima diffusione:

segue link VIDEO + Comunicato Stampa

Info: 335.8444949 

 

LINK PER VEDERE e inoltrare IL VIDEO:

https://www.youtube.com/watch?v=KyrNoadqw2A&t=2s

 

COMUNICATO STAMPA

02/08/2018

 

PESTICIDI IN CITTA’

 

AMBIENTE E SALUTE DEI CITTADINI A RISCHIO

 

WWF, European Consumers, Equivita, Anchise e FederBio

nell’ambito della campagna nazionale

CAMBIA LA TERRA – www.cambialaterra.it

 

lanciano una nuova, urgente azione d’informazione sulla pericolosità

delle pratiche di disinfestazione sia sul territorio sia in ambito urbano

 

l’Italia da sola utilizza ogni anno oltre il 50% di tutti gli insetticidi consumati nella UE, sommando il consumo nelle attività agricole con quello nelle aree antropizzate.

In ambito urbano, infatti, la pratica delle DISINFESTAZIONI e, in particolare, quella contro la zanzara tigre (Aedes albopictus) è una frenetica attività caratteristica dell’Italia. Ogni anno, dalla primavera all’autunno inoltrato, si spargono migliaia di tonnellate di sostanze, ufficialmente dichiarate gravemente tossiche, nelle strade, nelle case, nei giardini, nei parchi, nelle scuole, negli ospedali, ecc.

Come giustificazione a questo costante spargimento di veleni le ordinanze dei Comuni citano la zanzara tigre quale potenziale vettore di malattie come la Chikungunya e la Dengue e la Culex pipiens come vettore della West Nile virus.

A dire il vero però, nonostante la globalizzazione, il nuovo turismo di massa e i nuovi vettori che si sono aggiunti a quelli già esistenti, il territorio dell’Unione Europea appare essere stato - ed essere tuttora - largamente indenne da casi autoctoni (che possono essere causa di epidemie) di tali malattie.

E’ immotivato perciò il terrorismo psicologico sulla zanzara tigre, così ampiamente diffuso; e lo è ancor più lo spargimento di sostanze tossiche nell’ambiente, che causano danni molto concreti sia alla salute umana, sia alla biodiversità.

I suddetti danni sono ancor più inaccettabili in quanto le zanzare che si riescono ad uccidere con le irrorazioni sono una parte infinitesimale della popolazione. Tutte le altre si salvano e sviluppano, grazie alle loro prolificità e breve durata di vita, ceppi sempre più resistenti alle sostanze chimiche e popolazioni sempre più numerose. In modo che siano necessarie dosi ogni anno più elevate di veleni per combatterle … (inutilmente)!

Gli insetticidi usati nelle disinfestazioni anti-zanzara sono responsabili di uno stato di avvelenamento generale che determina un forte effetto negativo, non solo sulla salute umana, ma anche su quella della maggior parte degli altri organismi viventi: sull’intera biodiversità. Cumulandosi con gli altri inquinanti chimici presenti nell’ambiente, gli insetticidi avranno anche effetti cronici sinergici, le cui conseguenze sono imprevedibili.

Gli studi attuali hanno evidenziato anche gli aspetti cronici, quali, ad esempio, l’accumulo negli organismi viventi e nelle catene alimentari, le alterazioni della funzionalità genetica, le interferenze endocrine, ecc.

 

Raniero Maggini Presidente del WWF Roma e Area Metropolitana dichiara; “Nelle ordinanze emesse dalle Amministrazioni comunali si fa ricorso a sostanze particolarmente pericolose. L’indicazione di non far uscire all’esterno i bambini ed animali da compagnia è un indicatore sintomatico della minaccia alla salute per l’uomo, per gli animali e per la biodiversità dell’ecosistema urbano. Le disinfestazioni anti zanzara attraverso l’utilizzo di pesticidi sono inoltre una soluzione inefficace se gli interventi sono rivolti essenzialmente agli esemplari adulti

 

La categoria a maggiore rischio per l’esposizione agli insetticidi è quella dei bambini - anche quando ancora nel grembo materno - quella degli anziani e quella dei soggetti, sempre più numerosi, affetti dalla SCM (Sensibilità Chimica Multipla), una sindrome estremamente pericolosa e invalidante, riconosciuta negli Stati Uniti come malattia sociale con 37 milioni di malati, riconosciuta anche in Germania come malattia, ma non riconosciuta in Italia, dove i malati si sono riuniti nell’associazione Anchise.

Sono d’altronde stati dimostrati da un numero molto esteso di studi scientifici (vedi la battaglia contro il glifosato) gli effetti negativi sulla salute umana di tutti i pesticidi, nelle statistiche riguardanti le patologie più gravi del secolo, come le malattie neurodegenerative e i tumori (in particolare quelli infantili, aumentati in pochi anni del 20%), le malformazioni, le sterilità di coppia, ecc. ecc. Recenti studi hanno rivelato che i pesticidi hanno effetti assai gravi anche sul cervello umano (Università di California, Sacramento).

Nonostante ciò, le disinfestazioni adulticide con nebulizzazioni e veleni sparati anche con i “cannoni”, continuano ad essere consigliate dalle amministrazioni pubbliche, liberamente utilizzate dai privati e dalle ditte autorizzate. E queste ultime sono spesso, con gli amministratori degli stabili, la sola fonte d’informazione per i cittadini!

E’ facile intuire come, in nome della presunta “emergenza zanzara”, si possano favorire interessi economici che non hanno nulla a che vedere con la tutela della salute o dell’ambiente.

Si deve anche ricordare che le responsabilità maggiori di quanto avviene ricadono sulle amministrazioni comunali, prime responsabili della tutela della nostra salute. Con le loro “ordinanze” stabiliscono se e come debbano essere eseguite le disinfestazioni.

 

Fabrizia Pratesi, coordinatrice di Equivita, comitato scientifico dichiara: Il fine di questa campagna sulle disinfestazioni antizanzare, portata avanti da tante associazioni, è di ottenere che le amministrazioni da un lato e i cittadini dall’altro si attivino per un immediato e radicale cambiamento. Questo partirà dal principio che la salute umana e quella dell’ambiente sono il nostro bene in assoluto primario, oggi del tutto trascurato. Infatti le regole in vigore consentono di spargere nei centri abitati sostanze di grave tossicità (non autorizzate in agricoltura!). I comuni potranno investire nella formazione dei cittadini sulla lotta biologica e larvicida (unica lotta efficace, alla quale questi ultimi dovranno imparare a collaborare) almeno parte di quei fondi risparmiati abolendo la lotta alle zanzare adulte, lotta che, oltre a danneggiare la nostra salute e l’intera biodiversità, ottiene il risultato di rinforzare la popolazione delle zanzare“.    ”.

 

Altre contraddizioni in questa storia sospetta di illegalità

(vedi art. 32 della Costituzione che indica la salute come primo diritto umano da difendere)

 

- Non risulta che esistano negli altri Stati Membri attività di disinfestazione antizanzare come da noi.

- Varie sostanze tossiche che in Italia vengono vietate in agricoltura e sulle vie di comunicazione, sono invece autorizzate per le disinfestazioni negli ambienti urbani (con precauzioni inesistenti o irrisorie).

- In quei giardini pubblici nei quali non si fanno disinfestazioni vi è un numero di gran lunga minore di zanzare. Ciò dipende da quanto già illustrato: la capacità di resistenza ai veleni è in continua e accelerata crescita nelle zanzare (più si disinfesta e più si riproducono).

- Un’altra questione ben grave mai presa in considerazione è che gli insetticidi riducono drasticamente le popolazioni dei predatori naturali delle zanzare (pipistrelli, gechi, libellule, uccelli insettivori, altri insetti, ecc.), con il paradossale risultato di una popolazione sempre più abbondante proprio di quell’insetto, la zanzara, che si vuole contrastare.

- Le disinfestazioni distruggono malauguratamente anche i pochi esempi di biodiversità residua nei nostri centri abitati, sterminando piccoli mammiferi, rettili, anfibi, pesci, altri insetti, ecc., ed annientano animali fondamentali come le api, importantissime per il loro ruolo di impollinazione.

 

Cosa fare dunque?

La proliferazione eventuale delle zanzare e in particolare della zanzara tigre può essere efficacemente contrastata solo con la prevenzione e l’intervento sui focolai larvali, con metodi ecologici ed alternativi integrati.

Alla zanzara basta una piccola raccolta d’acqua per deporre le uova ed è evidente che quando centinaia di uova o larve di zanzara sono concentrate in un unico luogo è più facile combatterle che non da adulte, quando si disperdono in ambienti aperti.

La cosa più importante è dunque fornire ai cittadini una corretta informazione su quanto qui denunciato e su come devono essere effettuate le disinfestazioni “biologiche“ esistenti, che sono efficaci e non dannose ad altri. Esistono attualmente diversi sistemi di lotta, tutti integrabili gli uni con gli altri. Le istituzioni dovranno fare rete con i cittadini, coinvolgendoli attivamente e responsabilmente.

 

Maria Grazia Mammuccini di FederBio dichiara: “La Campagna ‘Cambia la Terra’, contro i pesticidi, porterà nei prossimi mesi all’attenzione delle Istituzioni e dei cittadini il problema della lotta chimica alle zanzare chiedendo norme regolamentari per abolire l’utilizzo dei biocidi tossici irrorati in città, favorendo interventi innovativi e preventivi per assicurare la tutela della salute dei cittadini. E’ infatti paradossale che il Piano di Azione Nazionale redatto per l’attuazione della Direttiva UE sui fitofarmaci non regolamenti i biocidi ma solo le sostanze chimiche utilizzate per le piante. Per questo motivo in città sono autorizzati pesticidi per combattere le zanzare vietati da tempo in agricoltura perché molto nocivi per la salute umana e degli ecosistemi”

(Il PAN è il Piano d’Azione Nazionale redatto in attuazione della Direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi; esso dovrà essere aggiornato entro il mese di febbraio 2019)”

EQUIVITA dà piena adesione al comunicato lanciato dal Movimento UNA che qui di seguito vi riportiamo:

 

No glifosato... ma anche no vivisezione!

In questi ultimi mesi, grande rilevanza ha avuto la discussione sul glifosato, sul suo utilizzo in agricoltura e sulla sua nocività e cancerogenicità.

In questo contesto, sta circolando con una buona diffusione, soprattutto in ambienti (virtuali e reali) ambientalisti, la raccolta fondi lanciata dall’Istituto Ramazzini per il finanziamento “dal basso” di un progetto di ricerca che miri a dimostrare gli effetti (dannosi) di questa sostanza sulla salute umana.

Sarebbe un’ottima notizia, avere uno studio attendibile e non di parte su questo argomento... peccato che questo promesso studio si baserà sulla vivisezione (o sperimentazione animale, per noi il termine si equivale, ad indicare studi su animali).

È bastato cercare qualche informazione in più sul loro sito ufficiale (http://glyphosatestudy.org/it) per scoprire che “Una caratteristica peculiare degli studi di cancerogenesi dell’IR [Istituto Ramazzini] è che i ratti sono trattati dalla vita prenatale e mantenuti sotto osservazione fino a morte spontanea o almeno fino a 130 settimane di età, corrispondenti a circa 75 anni nell’uomo”. Si parla inoltre di “tossicità a lungo termine del glifosato a dosi uomo-equivalenti”.

Sì: per capire se una sostanza fa male all’uomo, si ricorre al paradigma ormai da più parti ritenuto assolutamente non predittivo e non scientifico degli esprimenti su animali, in questo caso ratti!

Ci viene spontaneo commentare all’istante ricordando un articolo degli scienziati di Antidote Europe: Noi non siamo dei ratti di 70 kg!(http://antidote-europe.org/humains-ne-sont-pas-rats-70kg/ 5 aprile 2011).

Sempre più scienziati riconoscono l’evidenza che non è possibile estendere i risultati ottenuti sperimentando una sostanza su una specie animale ad un’altra specie, perché ogni specie ha delle determinate caratteristiche biologiche, metaboliche, fisiche...

Vi chiediamo di esprimere la vostra contrarietà all’Istituto Ramazzini (contatti: https://glyphosatestudy.org/it/contatto/) per il loro ricorso a studi su animali e di non finanziare questo progetto se non cambierà l’impostazione di ricerca, con l’abbandono del vecchio paradigma della vivisezione a favore di una vera scienza che – basandosi su studi su cellule, tessuti e cellule umane – possa davvero darci una risposta così importante riguardo la tossicità e cancerogenicità di questo prodotto.

Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) onlus

Cremona, 4/12/2017



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