Logo Equivita
 
sperimentazione animale chi siamo attività campagne pubblicazioni
  home > manipolazione genetica
 
MANIPOLAZIONE GENETICA
Per approfondire | Lettere ai giornali | Brevetti | Xenotrapianti | Archivio Newsletter | Atti normativi
 

 

Conferenza delle Nazioni Unite sul clima: un'occasione per gli Ogm

 

27 ottobre 2006

Fonte: GMWatch, Comunicato di Teresa Anderson (Gaia Foundation)

Cari amici e colleghi,

la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) si terrà a Nairobi, in Kenia, tra il 6 e il 17 Novembre.

Il cambiamento climatico è ormai riconosciuto come una delle maggiori minacce che il pianeta deve prepararsi ad affrontare, benché alcuni settori del mondo degli affari, in particolar modo l’industria petrolifera, e alcuni governi, ad esempio quello statunitense, siano stati riluttanti nel riconoscere quanto disastrosamente contribuiscano l’industria moderna, il sistema dei trasporti e quello alimentare all’aumento delle emissioni di biossido di carbonio e al cambiamento climatico.

Anche la deforestazione contribuisce ad aggravare il problema, in quanto comporta una riduzione del numero degli alberi in grado di assorbire carbonio. Il surriscaldamento globale causato dall’eccesso di emissioni di carbonio determina mutamenti climatici che si manifestano in diverse forme in tutto il pianeta. In Africa il mutamento dei modelli di temperatura e delle precipitazioni è già visibile, come sanno molti di quelli tra voi che lamentano la scomparsa di stagioni delle piogge dal ritmo regolare e affidabile.

All’UNFCCC i paesi parte cercheranno di implementare misure di mitigazione volte a ridurre l’impatto del cambiamento climatico sul pianeta e discuteranno di tecniche di adattamento.

Le misure proposte nel protocollo di Kyoto sono oggetto di controversie e le ONG che parteciperanno alla conferenza si vedranno già impegnate nel promuovere soluzioni che prendano in considerazione i problemi e gli interessi delle popolazioni rurali povere e non soltanto delle grandi corporazioni.

Si dà il caso poi che Nairobi sia sede di diversi gruppi che sostengono l’impiego degli OGM nell’agricoltura africana: Africa Harvest (diretta da Florence Wambugu), Africa Biotechnology Stakeholders Forum (ABSF), African Agricultural Technology Foundation (AATF), International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA), Africa Biotechnology Network Africa (ABNETA), Biotechnology Trust Africa e Forum for Agricultural Reserach in Africa (FARA). Oltre a queste, USAID, Monsanto e Syngenta sono tutte ben radicate nella regione. E’ pertanto possibile che l’industria delle biotecnologie cerchi di trasformare il COP12 dell’ UNFCCC di Nairobi in un’occasione utile per presentare gli OGM come la prossima grande soluzione al problema del cambiamento climatico.

L’industria delle biotecnologie potrebbe sostenere gli OGM in aree come i biocombustibili, gli alberi GM e le colture resistenti alla siccità. È di vitale importanza, tuttavia, che le ONG e i delegati degli stati aderenti siano consapevoli della realtà che si cela dietro la propaganda e dei rischi derivanti dalle biotecnologie. Dimostratasi ormai incapace di sfamare il mondo, l’industria è ora ansiosa di presentarsi nuovamente come la soluzione globale: ancora una volta, tuttavia, gli OGM offrono solo promesse vuote e nuovi problemi.

Biocombustibili

Si parla sempre più spesso dell’utilizzo di biocombustibili ottenuti da colture vegetali; ad esempio l’etanolo invece della benzina e il biodisel invece del diesel. Poiché durante la crescita la pianta assorbe la stessa quantità di biossido di carbonio (CO2) che rilascia quando viene bruciata, essa viene definita ‘a 0 emissioni di carbonio’ e considerata da alcuni un’alternativa sostenibile ai combustibili fossili. Gli stati europei progettano di sostituire una parte dei combustibili fossili con biocombustibili e l’Unione Europea ha messo a punto un programma denominato ‘Partners for Africa’ per incoraggiare i paesi africani a produrre biocombustibili da esportare in Europa. L’industria delle biotecnologie, da parte sua, è determinata a sfruttare a proprio vantaggio questa nuova visione dell’agricoltura africana. La Syngenta, ha sviluppato una varietà di mais GM contenente un enzima in grado di accelerare la trasformazione in etanolo e una cassava GM è in fase di sviluppo sempre al fine di produrre biocombustibili.

Secondo uno studio della Cornell University, tuttavia, la quantità energia necessaria per fertilizzanti e macchinari e per sostenere lavorazione e trasporto dell’etanolo ottenuto dal mais GM è di fatto superiore alla quantità di energia ottenuta dal combustibile che ne risulta. In Indonesia, la foresta pluviale, un prezioso ecosistema che contribuisce ad assorbire il biossido di carbonio e a ridurre il mutamento climatico, viene progressivamente abbattuta e sostituita con piantagioni di palma da olio per i biocombustibili.

Inoltre secondo quanto stimato dall’Earth Policy Institute la quantità di mais necessaria a produrre carburante sufficiente a riempire il serbatoio di un SUV 4×4 servirebbe a sfamare una persona per un anno. Si verrebbe pertanto a configurare uno scenario in cui la migliore terra agricola africana verrebbe utilizzata per produrre combustibili per le auto europee e non cibo per gli africani: con ciò i biocombustibili potrebbero tramutarsi in una pericolo per la sicurezza alimentare africana. Se fossero accettati, infine, essi consentirebbero agli OGM di rimmettersi nel circuito produttivo ‘entrando dalla porta di servizio’ e sarebbero motivo di rinnovato pericolo per i contadini africani attraverso l’ impollinazione incrociata e l’uso di sementi vincolate a brevetti.

Alberi GM

Uno degli approcci adottati sin dallo sviluppo del protocollo di Kyoto è il concetto di ‘pozzi di assorbimento del carbonio’, ovvero grandi piantagioni di alberi mediante cui i paesi, le imprese e i privati possono controbilanciare le loro emissioni di CO2. In genere i pozzi per l’assorbimento di carbonio sono creati in paesi tropicali come l’Uganda e finanziati dai paesi industriali ricchi. Tale approccio è stato contestato in quanto consente di lasciare invariato lo stato delle cose e distrae i governanti dalla necessità di ridurre le emissioni di biossido di carbonio; mentre resta controversa la capacità dei pozzi di ridurre le emissioni di CO2. Alcuni studi indicano al contrario che essi possono essere nocivi per le comunità locali e per l’ambiente. I pozzi di assorbimento, infatti, si presentano spesso come monocolture di piantagioni che incidono sul livello freatico o che si sostituiscono a foreste preesistenti.

L’industria delle biotecnologie sta tentando di trasformare anche questa congiuntura critica in un’occasione. Alberi GM a crescita rapida potrebbero essere reclamizzati come la prossima soluzione per la creazione di pozzi di assorbimento istantanei. La Convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (CBD) tenutasi nell’aprile di quest’anno ha però invitato alla cautela nell’adozione di questa strategia. Il polline degli alberi può viaggiare per centinaia di miglia e dar luogo a fenomeni di impollinazione incrociata con alberi non GM. Il polline del pino, ad esempio, può viaggiare fino a 2000 miglia e il ciclo di crescita degli alberi è tale da non potersi immaginare quale possa essere l’impatto sulle loro ecologie. Poiché però gli alberi sono i più importanti ecosistemi per la conservazione dell’equilibrio climatico, sarebbe folle voler ricercare la soluzione in una tecnologia non testata, pur in presenza di elevate probabilità di danni al sistema globale delle foreste e di ulteriore caos a lungo termine.

Resistenza alla siccità

Quando si tenta di giustificare l’uso delle biotecnologie in agricoltura, uno degli argomenti sollevati più frequentemente è la promessa di colture resistenti alla siccità, importanti per l’Africa e per l’incombente mutamento climatico. Questa promessa è stata ripetuta così tante volte da lobbisti e scienziati ambiziosi da indurre i media, il pubblico e i governanti a credere che le colture resistenti alla siccità siano quasi una realtà e che un imperativo morale ci spinga a perseguire le biotecnologie per il bene degli affamati.

In realtà la codifica genetica della resistenza alla siccità è incredibilmente complessa ed è altamente possibile che la nostra conoscenza dell’ingegneria genetica non raggiunga mai un livello tale da consentire la messa a frutto di questo tratto. La resistenza alla siccità sembra infatti scaturire dall’azione di 60 geni differenti, tutti interagenti tra loro in modo sottile e complesso. La capacità di trasferire un numero elevato di geni complessi, consentendo loro di rispondere a diverse di condizioni senza produrre tossine e allergeni indesiderati, è molto lontana dalle attuali conoscenze scientifiche. Secondo quanto ammettono alcuni genetisti persino sperare di poter sviluppare colture resistenti alla siccità sarebbe un obiettivo troppo ambizioso per i prossimi 10 o 20 anni. La stessa Monsanto ha previsto di non potervi riuscire che tra 10 anni: una previsione approssimata per difetto per intenti promozionali.

In tutto questo gli agricoltori africani sanno già che le loro varietà tradizionali sono in grado di resistere alla siccità in misura molto maggiore delle varietà ibride acquistate. Strategie che mirino realmente ad assicurare la resistenza alla siccità e la futura sicurezza alimentare devono contemplare la conservazione della diversità genetica naturale delle sementi mediante programmi di salvaguardia dei semi e del sapere produttivo degli agricoltori. La promozione delle biotecnologie nella ricerca del tratto della resistenza alla siccità comporta una sottrazione di preziose risorse a quelle che sono le vere soluzioni.

Vi prego di inoltrare queste informazioni a tutti i colleghi impegnati sul tema del cambiamento climatico o a coloro che parteciperanno al COP-12 dell’ UNFCCC di Nairobi il prossimo novembre. È di vitale importanza che l’industria degli OGM non usi la conferenza come strumento per carpire il sostegno delle Nazioni Unite alle biotecnologie.

 



 
Raccolta fondi
Sostieni la nostra attività con una piccola donazione! Qualsiasi aiuto, anche il più piccolo, può fare la differenza
Invia il tuo contributo
Newsletter
Clicca qui per iscriverti
e ricevere direttamente nella tua mail le notizie sulla Sperimentazione Animale e sulle Manipolazioni genetiche, provenienti da tutto il mondo.
  Sito ottimizzato per Internet Explorer 5 o superiori - Risoluzione 800 x 600 Designed by Studio Graffiti