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OGM La Food and drug administration: i prodotti degli animali clonati uguali a quelli d’allevamento

LA BISTECCA DOLLY NEI PIATTI USA

L'UE siamo contrari

l'80% degli italiani boccia le alterazioni genetiche dei cibi

21 ottobre 2006

Fonte: La Stampa - articolo di Vanni Cornero

Gli americani sono pronti a mettere in tavola bistecche e latte di animali clonati. La decisione ha già avuto il via libera della Food and Drug Administration sulla base dei risultati di nuove ricerche secondo cui i prodotti alimentari provenienti da animali nati in laboratorio «riproducendo» un altro esemplare attraverso le loro cellule non presentano alcuna differenza rispetto alla carne e i latticini ottenuti con i metodi tradizionali di allevamento. L’annuncio ufficiale da parte dell’amministrazione Usa dovrebbe essere dato entro la fine dell’anno, ma la notizia, annunciata dal «Washington Post», è l’anticipazione di un nuovo scontro di tipo etico e commerciale che andrà ad aprirsi tra Stati Uniti ed Europa.

La notizia della strada imboccata dall’autorità alimentare americana è arrivata come un fulmine a ciel sereno sul «Forum internazionale dell’agricoltura e dell'alimentazione» organizzato a Cernobbio dalla Coldiretti. «Oggi - ha commentato a caldo Giorgio Calabrese, membro dell’Efsa, l’Authority per la sicurezza alimentare europea - ci sono tanti, forse troppi, scienziati che parlano, magari anche con molta consapevolezza e competenza, di questi argomenti, però la verità è che non c'è fino in fondo la cultura scientifica di ricerca su questi prodotti».
Chiara, dietro le parole del professor Calabrese, un’esortazione alla massima prudenza: «Noi e gli Stati Uniti siamo fratelli ma su questi argomenti la pensiamo in maniera diametralmente opposta. Il problema non è ancora arrivato sul tavolo della nostra Authority, ma sono convinto che, noi, in Europa, non faremo nulla di simile».
Fatto sta che, insieme alle dispute su carne agli ormoni e riso Ogm, sui rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea aleggia ora lo spettro di Dolly, la celebre pecora che ha rappresentato il primo caso di clonazione «pura», la replica di un essere vivente, senza elementi di variabilità. Una sorta di vera e propria fotocopia dell’individuo sulle cui cellule si è lavorato. Questo proprio mentre un’indagine commissionata dalla Coldiretti all’Ispo ribadisce che quasi l'80% degli italiani boccia le manipolazioni genetiche degli alimenti, perché ritenute «dannose per la salute».

A mettere subito un punto fermo sull’allarme è stato il commissario Ue all'agricoltura, Mariann Fischer Boel, anche lei al vertice di Cernobbio: «L'Unione Europea - ha sottolineato - respinge tutti quei prodotti, tipo gli Ogm, di cui non si conoscono gli effetti sull'ambiente e sulla salute pubblica e mantiene la tendenza a opporci all'importazione di generi alimentari che abbiano subito in qualche modo modifiche alla loro natura». E, perché le sue parole non potessero in alcun modo lasciar spazio a dubbi, il commissario ha precisato: «Sul tavolo dei rapporti con gli Usa ci sono una serie di questioni aperte, dal riso all’uso degli ormoni negli allevamenti di bovini. Nel dibattito con Washington Bruxelles ha mantenuto la posizione ferma di respingere tutti quei prodotti con effetti dubbi o comunque manipolati e ha intenzione di mantenere questa linea».
«Il nostro giudizio è che il cibo proveniente da animali clonati offra le stesse garanzie per la salute pubblica del cibo che già consumiamo», assicura dagli Usa la Food and Drug Administration. Ma la fine della pecora Dolly, abbattuta a causa delle malattie degenerative contratte, non depone certo a favore di questa tesi.
E anche negli States non tutti sono d’accordo, tant’è vero che il Centro per la Sicurezza Alimentare ha presentato a Washington una petizione, perché la concessione di licenze per la vendita di carne clonata sia regolata dalle stesse restrizioni che regolano le vendite dei medicinali: ogni prodotto diverso deve ottenere la sua licenza.



 
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