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Terminator: atto secondo

Fonte: ETC Group

Nonostante a marzo del 2006 i governi abbiano riaffermato e rafforzato la moratoria delle Nazioni Unite (NU) sulla tecnologia Terminator (anche nota come GURT, ovvero tecnologia per la restrizione dell’uso delle varietà genetiche), una nuova generazione di semi suicidi, la cui fertilità è attivata o disattivata mediante interruttori chimicamente indotti, è allo studio nei laboratori di ricerca del settore pubblico e privato.

Il problema: con il pretesto della bio-sicurezza, il progetto triennale ‘Transcontainer’ dell’Unione Europea  sta investendo milioni di euro in strategie che non garantiscono il sicuro contenimento dei transgeni ma potrebbero tuttavia funzionare come Terminator e mettere a rischio i coltivatori, la biodiversità e la sovranità alimentare.

La tecnologia Terminator (sterilizzazione delle sementi per via genica) è stata inizialmente sviluppata dall’industria multinazionale agrochimica e dal governo statunitense per massimizzare i profitti dell’industria sementiera impedendo ai coltivatori di riutilizzare i semi ottenuti dal raccolto.

I ricercatori stanno inoltre sviluppando nuove tecniche per rimuovere i transgeni dalle piante in un preciso momento della loro crescita, e metodi per sopprimere una pianta con geni “condizionalmente letali”.

La nuova generazione di GURT sposterà l’onere del controllo del tratto sugli agricoltori. In alcuni scenari essi si vedranno obbligati a pagare denaro ogni anno per il privilegio di riattivare la fertilità dei semi: una nuova forma di monopolio perpetuo dell’industria.

Le conseguenze: intenzionalmente o meno, la nuova ricerca sul contenimento molecolare dei transgeni permetterà alle multinazionali delle sementi di rendere più saldo il controllo sui germoplasma brevettati e di limitare ulteriormente i diritti degli agricoltori. L’industria e i governi si stanno già adoperando per il sovvertimento della moratoria sulla tecnologia Terminator in occasione della Convenzione sulla Biodiversità (CBD) delle Nazioni Unite.

Nei mesi precedenti la nona Conferenza delle Parti alla CBD (Bonn, 19-30 Marzo 2008), l’industria sosterrà che per contrastare il surriscaldamento globale sia necessario introdurre colture e alberi transgenici per la produzione di biocarburanti, e che la tecnologie come Terminator rappresentino una necessità precauzionale e ambientale per la prevenzione della diffusione dei transgeni.

Ironicamente la società sarà chiamata a pagare per un nuova correzione tecnologica che mitighi gli effetti della contaminazione genetica causata dalla difettosa industria biotecnologica dei semi.

Gli attori: la ricerca sul contenimento biologico delle colture gm, finanziata da tutti coloro che pagano le tasse sostiene l’agenda del mondo dell’impresa. 

Il mercato dei semi biotech è controllato da un pugno di multinazionali e il mercato delle sementi brevettate è caratterizzato da una concentrazione corporativa senza precedenti. Nel 2006, le quattro maggiori aziende – Monsanto, DuPont, Sygenta e Groupe Limagrain- detenevano già la metà (49%) dei brevetti presenti sul mercato dei semi.

Le politiche: i governi cercano di trovare modalità per rendere i semi gm sicuri e accettabili ma non fanno che fallire. E’ tempo di finirla in quanto non può esistere una forma sicura e accettabile di Terminator. E’ necessario che l’Unione europea smetta di finanziare la ricerca sulla ‘sterilità transgenica reversibie’ e valuti se continuare a finanziare altri progetti avviati nell’ambito di Transcontainer. 

Piuttosto che sostenere la ricerca sulla coesistenza per fare gli interessi dell’industria delle biotecnologie agricole, l’UE deve finanziare la ricerca sull’agricoltura sostenibile a beneficio dei coltivatori e della comunità.

E’ necessario che i governi nazionali proibiscano la sperimentazione su campo e la vendita delle tecnologie Terminator e che alla riunione de Governi per la nona Conferenza delle Parti alla CBD di Bonn la Germania rafforzi la moratoria sui GURT raccomandando la messa al bando della tecnologia.

 

 

 

 
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