Logo Equivita
 
sperimentazione animale chi siamo attività campagne pubblicazioni
  home > attività
 
ATTIVITA'
2004 | 2003 | 2002
 

Parere sulla Proposta di Legge n. 5442 sulla vivisezione, intitolata "Disposizioni per la protezione degli animali utilizzati per fini scientifici o tecnologici" (presentata dall'On.Schmidt) - 18/2/2005

Partendo da una riflessione un pò ampia, importante per focalizzare il dibattito in un contesto europeo e mondiale, si deve chiarire che il metodo di sperimentazione animale appartiene ad una cultura scientifica riduzionista o meccanicista, in cui l'essere vivente è considerato un insieme di parti distinte, che si possono analizzare fuori dal loro contesto ed in cui le relazioni studiate sono relazioni lineari di causa-effetto. Le numerose nuove conoscenze scientifiche oppongono oggi a questa visione una nuova cultura olistica, attenta alla complessità delle relazioni che intercorrono tra le parti di ogni organismo; questa nuova cultura scientifica mette in discussione il vecchio paradigma e preannuncia una lungamente attesa rivoluzione scientifica. Per capire come sia stato possibile che certi assunti metodologici si radicassero per lunghi periodi in una comunità scientifica, malgrado i ripetuti fallimenti (e questo è certamente il caso della vivisezione, che non è stata messa in discussione neanche dopo casi drammatici come quello del talidomide, poi seguito da moltissimi altri), sarebbe utile leggere lo storico della scienza Thomas Kuhn; egli ci conforta con la certezza che al periodo di dominio di un paradigma subentra regolarmente un periodo di crisi, cui fa seguito una rivoluzione scientifica, che apre finalmente la strada ad un nuovo paradigma.

Oggi la crisi che riguarda l'uso della sperimentazione animale è alle porte, ben visibile: dopo il 1992, data della legge italiana che la PdL n. 5442 vuole modificare, svariate fonti scientifiche internazionali, ufficiali e ben accreditate, hanno messo in discussione la validità del modello animale per la ricerca medica; il numero di leghe o comitati di scienziati che, in difesa della salute umana, si oppongono al suo utilizzo è in continua crescita nel mondo.

Va dunque subito detto che una modifica della legge italiana sulla sperimentazione animale che non tenga conto di ciò è priva di senso e non può essere considerata "migliorativa" per gli animali anche nel caso introducesse limiti più severi. Questo perché cristallizza i vecchi principi scientifici (ed etici), riconsacra la vivisezione come metodo ufficialmente riconosciuto nella ricerca medica e la rilancia con un nuovo "packaging". Questo perché una legge datata 2005 o 2006, sarà più difficile da "buttare via" di una legge datata 1992 e perché, in altre parole, pregiudica in qualche modo il futuro del nostro movimento, la nostra convinzione di riuscire a vedere nei prossimi anni la fine della vivisezione, offrendoci (o facendoci credere di offrirci), in cambio, qualche piccola concessione per il presente, sul fronte della pietà per gli animali.

Il Comitato Scientifico Equivita si aspettava, come era lecito si aspettasse, che al "tavolo di lavoro" dell'On. Schmidt fosse riconosciuta l'esistenza del nuovo filone di pensiero scientifico, o che fosse quanto meno espressa la richiesta di una verifica del metodo (mai effettuata - per assurdo che possa sembrare - per la sperimentazione animale).

Uno solo di questi due elementi innovativi nella bozza della nuova legge sarebbe bastato a farci vedere un' apertura positiva per il futuro. Ma così non è stato.

La promessa, per noi molto ambigua, fatta dall'On. Schmidt, che, alla fine dei lavori sarebbero state contente "sia l'una che l'altra parte", è stata mantenuta solo per la parte che sostiene la vivisezione, che costituiva la grandissima maggioranza dei partecipanti al tavolo di lavoro: non è un caso, infatti, che nessuna delle modifiche da noi proposte sia stata accettata e che, di conseguenza, le industrie abbiano espresso così rapidamente il loro consenso alla proposta di legge.

È in particolare significativo, e inaccettabile, che la proposta di legge autorizzi l'esecuzione nel nostro paese dei test previsti non solo dalla normativa nazionale ed europea, ma addirittura anche dagli "accordi internazionali per la commercializzazione del farmaco" (art. 8, c. 4). Altro che "salvare animali"!

La PdL n. 5442 costituisce un tentativo (destinato a fallire) di ostacolare quella rivoluzione scientifica che tutti auspichiamo, quella che, sola, potrà liberarci dall'errore (e dall'orrore) che è la vivisezione.

Molte altre promesse, fatteci all'inizio, sono state disattese. In particolare, quella che non vi sarebbe stato alcun punto peggiorativo rispetto al Ddl 116/92.

Ecco alcuni punti gravemente peggiorativi:

- La regolamentazione all'uso di animali geneticamente legittima senza alcuna limitazione la loro creazione ed il loro impiego, che fino ad oggi, anche se avvenivano nella pratica, non erano avallati da una legge. Non essendo certa la possibilità di un loro impiego (gli animali che vengono "creati" molto spesso non sono utilizzabili!), si verificherà, con il beneplacito della legge, la soppressione di centinaia o migliaia di animali "eccedentari" (cosi come stabilito art. 6.2. punto e).

- Il nuovo regime del silenzio - assenso (riferito anche ad esperimenti senza anestesia, con forte dolore, su primati non umani, su cani e su gatti, che prima richiedevano l'autorizzazione) è gravissimo: nessuno assicura che il rafforzamento dell'organico basterà a smaltire l'enorme carico di lavoro e nessuno potrà comunque mai garantire il buon funzionamento dell'ufficio predisposto.

In ogni caso questo è un netto peggioramento rispetto al ddl116: se l'abolizione della vivisezione è ancora una meta legislativamente improponibile, infatti, assume importanza primaria porre quanti piu freni possibili, almeno sulla carta, a monte della vivisezione.

- Il Ddl 116/92 (art. 8 comma l; art. 9 comma 3) prevedeva del resto anche restrizioni molto precise, che in questa proposta non vi sono più: "esperimenti sui primati non umani, sui cani e sui gatti soltanto quando l'obiettivo siano verifiche medico-biologiche essenziali e gli esperimenti su altri animali non rispondano agli scopi dell'esperimento"; "ogni esperimento, che comporta o rischia di comportare gravi lesioni o un forte dolore che potrebbe protrarsi, deve essere specificamente autorizzato dal Ministro della Sanità, che concede l'autorizzazione alle condizioni di cui al comma 1 e solo in caso di eccezionale importanza dell'esperimento".

- Il rinnovo delle autorizzazioni é meno preciso rispetto al regime precedente in cui la possibilità di continuare un progetto (sia in comunicazione che in autorizzazione) era subordinata alla valutazione dei risultati ottenuti (circolare n. 17 del 5 maggio 1993). In questa proposta si elude completamente il problema della valutazione dei risultati delle ricerche per il rinnovo delle autorizzazioni.

- Il Ddl 116/92 (articolo 7 comma 1) prevedeva l'obbligo di inviare copia delle comunicazioni o delle richieste di autorizzazione "anche alla regione, alla prefettura, al comune ed all'unità sanitaria locale competente per territorio" e le circolari successive (Circolare 5 maggio 1993, n.18 e Circolare 1994 n.8) precisavano i compiti specifici di ciascuno di questi enti: ora si fa solo riferimento al Ministero.

- Il Ddl 116/92 (articolo 7.1) prevedeva poi l'obbligo di produrre "la documentazione atta a dimostrare che l'esperimento è necessario per effettuare un progetto di ricerca mirato ad uno dei fini di cui all'art. 3, comma 1, inevitabile ai sensi dell'art. 4 che siano assicurate le condizioni previste nell'art. 5": ora di "necessario" non si parla mai!

- In tutta la bozza di legge non è presente alcuno spiraglio che possa servire per mettere in discussione la sperimentazione animale, come per esempio non è mai citato l'obbligo di utilizzare i cosiddetti "metodi alternativi", anzi, in proposito, vi è un peggioramento rispetto al Ddl 116/92, che (articolo 17.1) distingueva i "metodi alternativi" dai metodi che "utilizzano un minor numero di animali e comportino procedimenti meno dolorosi" e da "quelli che non si avvalgono di sperimentazione animale" (in pratica, i metodi sostitutivi). Ora sono tutti definiti metodi alternativi (art 8.1), consacrando quale unica risposta alla vivisezione le linee guida delle 3R liquidando cosi in pratica la questione dell'antivivisezionismo per motivi scientifici. Cio nonostante rimane la distinzione del 116 sopra citata (art 8.5): un incongruenza?

- Non si fa alcun riferimento alla legge sull'obiezione di coscienza, già presente in Italia!

I divieti esistenti, come la didattica, sono "finti" divieti, vanificati dall'esistenza di molteplici deroghe: infatti, si vieta l'impiego di animali per "la didattica" (art. 7, c. 2, a), ma poche righe prima lo si permette nelle "tesi di laurea sperimentali" (art. 7, c. 1, a), le quali sono una componente essenziale della didattica universitaria!

- Si autorizza e facilita lo svolgimento di un esperimento senza anestesia (art. 4.8): nel Ddl 116/92 ciò era ammesso quando "eccezionalmente" incompatibile con il fine dell'esperimento! Ed almeno era necessaria un autorizzazione speciale del Ministero della Sanità (art. 9.1)

- Ugualmente, nel Ddl116/92 l'esperimento che comportava forte dolore era autorizzato solo in caso di "eccezionale importanza" (art.9.3).

- Nella proposta si prevede il riutilizzo dell'animale che abbia subito forte dolore o danni durevoli (art.4.11), sempreché alla fine dell'esperimento l'animale venga ucciso: in questo come in altri casi non riteniamo, infatti, accettabile che venga reso legale quanto oggi viene fatto dai vivisettori aggirando la legge.

- Nel Ddl 116/92, e soprattutto nelle circolari, sono previste condizioni assai rigide per la ricerca di base, che ha solo un ruolo propedeutico (articolo 3 comma 4); inoltre questo ruolo deve essere dimostrato contestualmente: Circolare 5 maggio 1993, n.17 e Circolare 5 maggio 1993, n.18.

- Nella proposta viene introdotto un comitato per la cura e l'utilizzo degli animali (art 13); è un miglioramento in realtà più che altro apparente se si tiene conto che: 1) la sua composizione è sbilanciata: tre esperti in uso di animali, un veterinario ed un esperto in metodi alternativi; 2) non vengono specificati i criteri per la scelta di questi membri (potrebbero essere anche interni allo stabilimento utilizzatore, in modo tale che i membri del comitato potrebbero controllare i loro stessi esperimenti); 3) non risultano chiari i criteri in base ai quali un soggetto potrà essere dichiarato "esperto in metodi alternativi" 4) il ministero potrà comunque scavalcare il comitato qualora questo non presentasse il proprio parere sui progetti "da autorizzare" (art. 14, comma 16 e 17).

In conclusione la PdL n. 5442:

1) peggiora in maniera evidente e in diversi aspetti importanti il precedente Ddl 116/92;

2) perde l'opportunità storica di dichiarare la necessità di una severa rivalutazione dei metodi che utilizzano animali;

3) introduce il gravissimo criterio di silenzio-assenso generalizzato per le autorizzazioni;

Invitiamo le associazioni animaliste e quelle che si battono per una medicina più umana e affidabile a prendere posizione contro questo tentativo mascherato di dilatare gli spazi di manovra di una pratica pseudoscientifica e crudele”.

-   Comitato Scientifico Equivita

-   Animalisti Italiani

-   UNA

 

 
Raccolta fondi
Sostieni la nostra attività con una piccola donazione! Qualsiasi aiuto, anche il più piccolo, può fare la differenza
Invia il tuo contributo
Newsletter
Clicca qui per iscriverti
e ricevere direttamente nella tua mail le notizie sulla Sperimentazione Animale e sulle Manipolazioni genetiche, provenienti da tutto il mondo.
  Sito ottimizzato per Internet Explorer 5 o superiori - Risoluzione 800 x 600 Designed by Studio Graffiti