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17/10/07

Biologia sintetica: le organizzazioni della società civile contestano il rapporto del J. Craig Venter Institute e chiedono una gestione efficace della nuova tecnologia

Fonte: ETC Group - comunicato stampa

Il rapporto sulle politiche di governance della biologia sintetica diffuso oggi è un tentativo deludente in quanto non prende in considerazione le più ampie preoccupazioni di carattere sociale determinate dal rapido emergere di una nuova potente e controversa tecnologia. La biologia sintetica, anche nota come “synbio” dalla fusione dei due termini, mira a commercializzare nuove parti biologiche, strutture e organismi viventi elaborati con DNA sintetico (compresi pericolosi patogeni).

I biologi sintetici stanno cercando di trasformare le cellule in minuscole fabbriche per la produzione industriale di sostanze chimiche, ad esempio sostanze  farmaceutiche e carburanti.

ETC Group definisce l’approccio della biologia sintetica: “ingegneria genetica estrema”.

Il rapporto, realizzato da scienziati e dipendenti del J. Craig Venter Institute,  Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Centre for Strategic & Inernational Studies (Washington DC) è stato finanziato dalla statunitense Alfred P. Sloan Foundation  con una sovvenzione di mezzo milione di dollari e intende, secondo quanto dichiarato dagli autori, “esaminare le implicazioni sociali della genomica sintetica”. Pur essendo il risultato di due anni di ricerca, il rapporto non formula alcuna raccomandazione sulle politiche di governance e non prende adeguatamente in considerazione il punto di vista della società civile.

 Gli autori ammettono che si possano verificare errori biologici (ovvero incidenti di biologia sintetica che possono causare danni inaspettati alla salute umana e all’ambiente), ma pongono l’accento soprattutto su come ostacolare l’operato dei bioterroristi nel “mondo del dopo 11 settembre”.

Secondo Jim Thoms di ETC Group: “il rapporto è un’analisi parziale della governance realizzato da un gruppo di autori partigiani. Gli autori sono dei “sintentusiasti”, ovvero imperturbabili entusiasti di biologia sintetica, preoccupati prima di tutto di contenere costi e oneri regolamentari che, a loro modo di vedere, possono ostacolare il rapido sviluppo della nuova industria.

Limitando l’analisi alla sola considerazione dei problemi di sicurezza in un contesto USA-centrico, il rapporto sorvola convenientemente su importanti questioni legate alla potenza, al controllo e all’impatto economico della biologia sintetica. Gli autori, cioè, ignorano i primi e più fondamentali quesiti: la biologia sintetica è socialmente accettabile o auspicabile? A chi spetta deciderlo? Chi controllerà la tecnologia? Quali i suoi possibili effetti?

Gli autori del rapporto contano tra loro i rappresentanti di istituzioni economicamente interessate alla commercializzazione della biologia sintetica. Secondo quanto dichiarato dal J. Craig Venter Institute, una delle 3 istituzioni che ha diretto lo studio, l’equipe dei ricercatori è a poche settimane o mesi dal poter annunciare l’invenzione del primo batterio vivente interamente ricavato da DNA sintetico e dotato di un genoma nuovo. Gli scienziati hanno già depositato richieste di brevetto sul microbo artificiale ribattezzato “Syhthia” e Craig Venter prevede che l’organismo possa essere il primo nella storia a valere un miliardo o un trilione di dollari. Il rapporto, tuttavia, non prende in considerazione i problemi della proprietà, delle pratiche monopolistiche e del riconoscimento della proprietà intelletuale sollevati dalla biologia genetica”.

“Nelle 60 pagine del rapporto troviamo il pensiero di una ristretta cerchia di scienziati ed “esperti” di politiche, ma in 20 mesi di elaborazione i ricercatori non hanno acquisito l’opinione della società civile e dei movimenti sociali”, fa notare Hope Shand, direttore per la ricerca di ETC Group. “Un processo insulare come quello che ha prodotto il rapporto Sloan induce poca fiducia nei risultati”.

Le barriere economiche e tecniche alla genomica sintetica stanno rapidamente crollando. Con l’ausilio dei computer portatili, la pubblicazione di informazioni sulle sequenze geniche e la possibilità di ordinare per posta DNA sintetico, costruire dal nulla geni o genomi interi, anche di letali agenti patogeni, sta diventando un’operazione sempre più comune. Gli strumenti per le tecnologie di sintesi del DNA progrediscono con rapidità estrema diventando sempre più economici, rapidi e largamente accessibili. Gli autori riconoscono questa realtà e passano in rassegna diverse possibili contromisure.

Una delle proposte formulate è indirizzata ai “legittimi utenti” della tecnologia, ad esempio a coloro che lavorano nei laboratori, e consiste nell’ampliare le responsabilità delle Institutional Biosafety Committees, (IBC) istituite negli Stati Uniti per valutare i rischi ambientali e di biosicurezza di proposte di esperimenti da realizzare con DNA ricombinante.

Edward Hammond, direttore del Sunshine Project, osservatori sulle biotecnologie e le armi biologiche, dichiara: “Le Institutional Biosafety Committees sono un disastro documentato. Le Commissioni sono già incapaci di sovrintendere alla ricerca nel campo dell’ingegneria genetica e sono perciò quanto mai inadatte ad assorbire mandati relativi alla biologia sintetica e alla sicurezza. Gli autori del rapporto sono consapevoli di quanto miseramente sia fallito il tentativo di assegnare alle IBC interne alle stesse istituzioni interessate il compito di adeguarsi volontariamente alle norme (ciò vale anche per l’IBC del Graig Ventre Insitute): è difficile, per tanto, non leggere nella loro proposta un cinico tentativo di opporsi a un efficace controllo della biologia sintetica”.

Gli strumenti per controllare la biologia sintetica non devono essere stabiliti dagli stessi biologi: è necessario prima un più ampio dibattito sociale sugli effetti della biologia sintetica. I microbi sintetici devono essere trattati come agenti pericolosi fino a quando non ne sia dimostrata l’innocuità e un forte controllo democratico deve essere obbligatorio, non facoltativo. ETC ha più volte ribadito che in mancanza di un ampio dibattito sociale e di una governance forte è necessario proibire l’immissione nell’ambiente di organismi di nuova sintesi.

ETC e altre organizzazioni delle società civile hanno più volte sollecitato l’apertura di un dialogo pubblico ampio, in grado di raccogliere l’opinione di tutte le parti interessate sulle implicazioni sociali e le opzioni di gestione e controllo della biologia sintetica.

 

 

 

 

 
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