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La “3° conferenza internazionale sulle regioni libere da Ogm, la biodiversità e lo sviluppo rurale”

Fonte: Equivita, Fabrizia Pratesi de Ferrariis

19-20 aprile 2007                                                                                                                                         

La “Conferenza internazionale sulle regioni libere da Ogm, la biodiversità e lo sviluppo rurale”, convocata quest’anno a Bruxelles, è stata ospitata per la prima giornata al Parlamento Europeo, grazie alla partecipazione all’iniziativa, quest’anno, del Gruppo Parlamentare Verde.

Erano presenti i rappresentanti dei governi regionali e dei comuni che si sono dichiarati “Ogm free”, ovvero “liberi da Ogm”, dei movimenti contadini, delle Ong ambientaliste che operano in difesa della salute e di un’agricoltura indipendente. Si sono confrontati su temi talmente scottanti, e allo stesso tempo talmente complessi ed impegnativi, che solo l’austerità del Parlamento ha potuto impedire alla polemica tra le istituzioni europee presenti alla conferenza e la Società Civile di esplodere in forma violenta.

La copresidente del Gruppo Verde, l’italiana Monica Frassoni, ha inaugurato i lavori, facendo cautamente riferimento alla posizione sugli Ogm della Commissione Europea quale posizione “ideologica”, che “influenza anche l’organo di controllo europeo EFSA”.

Molte sono state, nelle relazioni dei rappresentanti dei diversi paesi, in particolare di quelli dei nuovi Stati membri dell’Est Europa, le energiche prese di posizione contro la politica di accettazione degli Ogm della UE. E’ noto che oggi molti stati hanno preso posizioni autonome, che le situazioni di compromesso per conciliare la politica dell’UE pro-Ogm ed una popolazione nella grandissima maggioranza anti-Ogm, assumono le forme più svariate, che qui sarebbe troppo lungo elencare. Molte di queste situazioni di grande tensione sono state illustrate dai relatori presenti. 

Il primo tema trattato, la tutela delle sementi, della biodiversità e dei diritti degli agricoltori, ha messo in evidenza uno dei drammi più sconosciuti: le attuali leggi europee non consentono di conservare le sementi tradizionali: queste sovente non possono essere iscritte ai cataloghi e di conseguenza commercializzate. La loro sopravvivenza è inoltre minacciata dalla contaminazione degli Ogm, dall’importazione dei mangimi animali, in grande parte provenienti da colture biotech.

Non basta a confortarci l’ultimo voto espresso dal Parlamento a favore della soglia di tolleranza dello 0,1% piuttosto che del 0,9%, in quanto questa scelta deve essere ancora accettata dal Consiglio dei Ministri, che ha potere di decisione, e parere spesso diverso.

L’esempio della Toscana, che ha saputo conservare le sue razze e varietà locali con un sistema di leggi regionali (repertori, banca del germoplasma, “coltivatori custodi”, marchio d’origine, ecc.) è stato illustrato come possibile via d’uscita. Ma la Toscana è particolarmente agevolata dal riconoscimento mondiale delle sue importanti tradizioni culturali, mentre altri governi regionali non sono sempre in grado di ottenere le stesse tutele.

Il secondo tema trattato, la coesistenza (tra coltura biotech e colture tradizioali) ha messo in evidenza il fallimento della politica europea di “tutela della libera scelta alimentare del cittadino”. Poco efficace la difesa d’ufficio del rappresentante del Commissario all’Agricoltura Fischer Boel. Egli ha tentato di giustificare la Commissione, che non solo non ha compiuto l’ultimo e più importante atto del suo programma sugli Ogm (emanare le leggi di coesistenza), ma che, con la richiesta agli Stati membri di agire ognuno per sè, ha disatteso il principio di “armonizzazione” delle leggi, sempre perseguito dalla UE. Questo non solo sul fronte della coesistenza, ma anche su quello altrettanto importante delle leggi per la responsabilità civile.

L’ultimo attacco agli agricoltori ed alla biodiversità è oggi forse il più temibile. Si tratta del progetto che la UE ha adottato di incentivare i biocarburanti, ovvero la coltivazione di piante per la produzione di etanolo e biodiesel da usare come carburante. Il fine è quello di risparmiare i carburanti fossili per contrastare i cambiamenti climatici. Il progetto internazionale è quello di raggiungere con l’agricoltura, entro qualche anno, il 30% della produzione di energia: si tratta, come espresso in un intervento disperato dei rappresentanti della Confédération Paysanne (José Bové), di decretare “la fine dell’agricoltura”, che diventa definitivamente una produzione industriale (come in parte è già) nelle mani delle compagnie petrolifere, o di quelle poche compagnie biotech. che già oggi dominano il mercato con le loro sementi modificate e brevettate”.

Fra i molti interventi importanti e talvolta drammatici della giornata che mi piacerebbe riportare, segnalerei per primo quello di Andrew Kimbrell, del Centro per la Sicurezza Alimentare US, in collegamento da Washington. Egli dice: “In US non abbiamo votato una sola legge sugli Ogm. Hanno deciso tutto le agenzie. Abbiamo un salmone gm che viene trattato come animale-droga: l’intero pesce è una droga. Lo stesso vale per le piante Bt. L’EPA ha considerato l’intera pianta un pesticida. I giochi sono condotti dalle nostre 3 agenzie: FDA; USDA e EPA. Per quanto riguarda l’approvazione degli Ogm, questa per noi non è possibile, nel senso che non è mai stato creato un iter, una procedura…Tuttavia la consapevolezza sta crescendo; abbiamo fatto uso degli strumenti legali ed abbiamo vinto svariate cause, fermato alcune colture, anche sperimentali (ad esempio le piante farmaceutiche). Anche da noi le regioni (o contee) Ogm free stanno crescendo, specie in California. Ma dobbiamo stare attenti soprattutto ai biocarburanti; che sono un pretesto per altre colture Ogm.

All’affermazione del presidente della Commissione Agricoltura che il cittadino europeo ha il diritto di non essere contaminato dagli Ogm - indipendentemente dai rimborsi che potrà o meno avere per il danno subito - il Ministro dell’agricoltura tedesco, Koehler, ha risposto che “la prevenzione non è possibile. Noi stiamo cercando di mettere in piedi, egli ha detto, un sistema che consenta alle colture transgeniche di esistere, tenendo fede al Principio di Precauzione”.

La risposta delle comunità di contadini è stata la più forte: “se vogliamo eliminare i problemi, dobbiamo eliminare gli Ogm, che non hanno mai portato alcun beneficio ai consumatori o agli agricoltori, che hanno come unico movente i profitti per le industrie detentrici dei brevetti.”

La seconda giornata della conferenza, che si è svolta lontano dalle istituzioni europee e dai loro rappresentanti, è stata inaugurata dall’intervento, sempre emozionante, di Vandana Shiva. Dopo avere denunciato le gravi menzogne della stampa internazionale quando riporta notizie positive sulle colture di cotone Bt in India, Vandana ha descritto il fallimento in India di tali colture, che ha portato al suicidio diverse decine di migliaia di piccoli agricoltori, lasciati senza speranza e senza risorsa alcuna.

A fine della giornata è stata da tutti riconosciuta la necessità di intervenire con azioni molto forti, mirate al recupero della sovranità alimentare e del nostro più importante patrimonio comune del pianeta, costituito dalle risorse genetiche.

Non poteva dunque esserci momento e contesto più favorevole di questo per dare l’annuncio di quanto Altragricoltura ha sentito l’esigenza di intraprendere il 27 marzo scorso.  La nostra iniziativa di  Raccolta firme per una legge popolare che ci conduca alla riconquista della Sovranità Alimentare ha avuto ottima accoglienza, e potrà in un futuro, a mio avviso, essere facilmente estesa a livello europeo. Dovrà anche essere chiara la volontà di noi tutti di opporci alla brevettabilità ed alla privatizzazione del vivente (ho spiegato che a differenza di quanto affermato dal Ministro tedesco Koehler, la prevenzione degli Ogm esiste, e come: è l’abolizione dei brevetti), eventualmente con una raccolta di firme parallela. Su tale tema, seguendo l’esempio  del movimento informatico, è stato proposto di costituire un gruppo di lavoro per la creazione di un catalogo di sementi “open source”.

Alcuni delegati hanno spiegato come i cambiamenti climatici costituiscano una ragione per un ulteriore impegno nella difesa della biodiversità, poiché l’agricoltura dovrà adattarsi, come noi stessi, ad ogni tipo di cambiamento. E’ da tutti riconosciuto che senza biodiversità la sopravvivenza umana sarà assai difficile.

A tale proposito si è riunito il Workshop sulla CBD, Convenzione sulla Biodiversità (sottoscritta a Rio de Janeiro nel ’92), che vedrà la sua 4° conferenza nel maggio del 2008 a Bonn.

Si è stabilito di prevedere in tale occasione una presenza molto forte di tutto il movimento e di iniziare al più presto ad ideare iniziative che diano la massima visibilità alla nostra protesta.

 



 
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